FORNO CREMATORIO e IMPATTO AMBIENTALE: I DATI DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDICI PER L'AMBIENTE
Avete mai letto il report dell'ISDE (Associazione Italiana Medici per l'Ambiente)? Uno dei primi firmatari della petizione NO FORNO CREMATORIO A CASAPULLA (disponibile qui: https://www.change.org/p/petizione-pubblica-no-al-forno-crematorio-nel-territorio-di-casapulla ) è il Dr. Luigi Costanzo, Medico di famiglia dell ISDE Napoli e Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Il report ISDE (disponibile interamente qui: https://www.isdenews.it/pubblicato-il-primo-position-paper-italiano-sui-possibili-effetti-ambientali-e-sanitari-della-realizzazione-di-forni-crematori-in-aree-urbane) riporta:
"...I crematori, compresi quelli dotati delle tecnologie più avanzate di abbattimento delle emissioni, inevitabilmente rilasciano nell'ambiente sostanze nocive e tossiche, dannose sia per la salute umana che per l'ecosistema circostante.
Gli agenti inquinanti, derivanti dalla combustione ad elevate temperature, si diffondono nell'aria anche per lunghe distanze -con una concentrazione atmosferica che diminuisce progressivamente allontanandosi dalla sorgente inquinante- e nel corso del tempo si depositano sul suolo, accumulandosi in questa matrice e causando un’alterazione dell'equilibrio chimico-fisico e biologico del terreno.
Le particolari caratteristiche chimico-fisiche di alcune sostanze, definite “persistenti”, perché non facilmente biodegradabili, possono determinare contaminazione di un terreno per periodi variabili, con possibile passaggio degli inquinanti nelle falde acquifere e nella catena alimentare...
...La sentenza del Consiglio di Stato, che, in data 03/01/2022, con sentenza n.14, emessa su ricorso del Comune di Civitavecchia, ha posto una pietra miliare in materia, statuendo che: “I forni crematori sono industrie insalubri di 1^ classe”, similmente agli inceneritori di rifiuti...
La combustione dei corpi umani porta al rilascio di una miscela complessa di sostanze dannose, tra cui monossido di carbonio (CO), acido cloridrico (HCl), mercurio, ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO2), composti organici volatili (COV), metalli pesanti, composti organici clorurati (ad es. diossine, furani, policlorobifenili) e particolato (PM)”.
Alcune di queste sostanze sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare.
Sempre dal report ISDE si legge “Il particolato, ad esempio, costituito da particelle solide di varie dimensioni, generate dal processo di combustione, è in grado anche di veicolare numerose sostanze tossiche ed è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo (classe 1A), oltre ad essere causa ben nota di numerose patologie non oncologiche acute e croniche. Il particolato è responsabile, nel breve termine (anche entro poche ore dall’esposizione), di incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiocircolatorie (ad es. infarti, ictus, scompensi cardiaci, aritmie) e respiratorie (ad es. riacutizzazioni di broncopatie croniche, asma) e, nel lungo termine (anni), di tumore maligno del polmone e di altri tipi di cancro, di malattie metaboliche, neurodegenerative e del neurosviluppo, di effetti negativi sulla riproduzione e sulla gravidanza…” e, ancora, anche “il mercurio (Hg) genera gravi preoccupazioni per la salute pubblica, perché è tossico a concentrazioni anche minime, è altamente volatile e persistente nelle matrici ambientali, è in grado di accumularsi nella catena alimentare e particolarmente pericoloso soprattutto per esposizioni in età pediatrica e in gravidanza per le sue conseguenze sul neurosviluppo”.
Insomma: il problema non va valutato solo in termini di concentrazione istantanea al camino, ma anche in termini di carico emissivo complessivo, durata dell’esercizio, ricaduta sul territorio e presenza di popolazione esposta. Alcune di queste sostanze - come le diossine - sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare. Questo è particolarmente rilevante in aree densamente abitate, dove le emissioni dell’impianto si sommano a quelle già prodotte dal traffico, dal riscaldamento, dalle attività produttive e da altre pressioni ambientali>>.
Vi invitiamo a condividere e a far firmare tra i vostri contatti la petizione disponibile su Change https://www.change.org/p/petizione-pubblica-no-al-forno-crematorio-nel-territorio-di-casapulla
Nelle conclusioni del report ISDE del 2024 si sottolinea anche come la realizzazione di un impianto crematorio in aree densamente urbanizzate e spesso già critiche dal punto di vista ambientale rappresenti uno dei rischi sanitari e ambientali principali per questo tipo di impianti.
Coordinamento No Forno Crematorio Casapulla
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