

Oltre 1000 firme in sole 3 settimane.
È un traguardo enorme. È un segnale potente.
È la prova che questa battaglia non riguarda solo un ponte, ma un’intera comunità che sceglie di non girarsi dall’altra parte.
Quando abbiamo lanciato questa petizione, siamo partiti da un dolore collettivo.
Il problema è reale e sotto gli occhi di tutti: quel ponte tra Capriate San Gervasio e Trezzo sull’Adda è tristemente noto, da anni, come luogo di morte. Un luogo in cui, quasi ogni anno, qualcuno decide di mettere fine alla propria vita, nel silenzio e nell’impotenza generale.
Non vogliamo più che quel ponte sia solo un collegamento fisico tra due città.
Vogliamo che sia anche un simbolo di responsabilità, di cura, di impegno verso la vita.
In tre settimane, oltre 1000 persone hanno firmato:
sì a un’azione concreta,
sì a una richiesta di buon senso,
sì all’idea che ogni vita conta
e che anche un piccolo ostacolo fisico può diventare una grande opportunità di salvezza.
Grazie. Di cuore.
Grazie a chi ha firmato, a chi ha condiviso, a chi ha capito che questo appello non è solo per “gli altri”, ma ci riguarda tutti.
Grazie a chi ha parlato, scritto, informato, discusso.
Grazie a chi ha creduto che insieme possiamo chiedere qualcosa di giusto, qualcosa di urgente, qualcosa di umano.
Ma non ci fermiamo qui.
La strada è ancora lunga. Le firme devono crescere, arrivare a chi decide, a chi può trasformare questa richiesta in un intervento vero.
E per questo, vi chiediamo un altro gesto:
continuate a far girare la petizione.
Parlatene con i vostri cari, invitateli a firmare, spiegate perché è importante.
Non servono grandi discorsi, basta una frase sincera: proteggere questo ponte significa proteggere delle vite.
Perché un ponte non deve mai diventare un confine tra la vita e la morte.
E perché ogni firma può essere quel passo in più verso il cambiamento.
Insieme possiamo fare la differenza. Insieme possiamo salvare delle vite.