PETIZIONE PER LA RIDUZIONE DEGLI ATC

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Dalle parole ai fatti
 

Dalle parole ai fatti. Così ho voluto intitolare questo articolo, perché segue l’importante Convegno Nazionale tenutosi in Sardegna nell’Aprile di quest’anno, dove l’associazione C.P.A. ha voluto ribadire la sua netta contrarietà agli ATC. Gli Ambiti Territoriali di Caccia sono stati istituiti nel lontano 1992 dalla legge n.157, e fin da subito il C.P.A. ha contrastato la loro nascita, intravedendo in essi una forte limitazione per i cacciatori italiani. Il principio di legare il cacciatore al territorio è il motivo principale per il quale eravamo e siamo contrari agli ATC. Per noi del C.P.A. la caccia è sinonimo di libertà; essere costretti ad esercitare la nostra passione in un territorio limitato, anche se di grande estensione, è senza ombra di dubbio un fatto negativo. Ma tanti altri sono gli aspetti critici che abbiamo da sempre messo in evidenza: la previsione normativa degli ATC, per esempio, concede ad ogni cacciatore il diritto di iscriversi ad almeno un ambito, ma questo non vuol dire che un cacciatore non possa anche iscriversi ad un numero indefinito di ambiti, in tale scelta è influenzato solo dalle sue condizioni economiche… Ma con gli anni si sono messe in evidenza tutte le storture di questi istituti. Vogliamo parlare della burocrazia che hanno creato? Ora per ogni cosa si devono fare i corsi (ovviamente a pagamento altrimenti come si potrebbero sostenere i tanti “amici” che gravitano intorno agli ATC?!?). Per ogni cosa si deve fare la domanda, per ogni cosa si devono compilare moduli, etc… Peggio, molto peggio, di quando la caccia era governata dalla Provincie. Ma vi è un aspetto, ancora più importante, in cui gli ATC hanno miseramente fallito, ed è nell’adempimento dei compiti affidati dalla Legge (art. 14, comma 11 sempre della 157/92) agli organismi di gestione, vale a dire la programmazione degli interventi per il miglioramento degli habitat. Nulla si è fatto per migliorare il nostro ambiente! Colture a perdere manco per sogno, ripristino ambientale, come zone palustri o più modestamente siepi… nulla è stato fatto, così come nulla è stato fatto per la differenziazione delle colture, la coltivazione dei cespugli e alberi adatti alla nidificazione. I fondi degli ATC sono stati impegnati principalmente per la loro stessa sopravvivenza, sedi, impiegati, consulenze etc., quando non sono finiti nelle tasche sbagliate, ma per noi cacciatori poco o nulla. E allora è ora di passare dalle parole ai fatti, cosa che facciamo con la nostra petizione per richiedere la modifica dell’art. 14, che vuole l’eliminazione di sole tre lettere che riguardano la dimensione di questi ATC, che oggi devono essere SUB provinciali. Togliendo queste sole tre lettere (SUB) la dimensione degli ATC diventerebbe, quanto meno, provinciale, con l’immediata riduzione del numero degli ATC. Non è certamente la soluzione ottimale, ma con l’aiuto dei cacciatori potremmo dare un segnale forte che questi organismi non hanno portato nulla di buono alla caccia. E’ ovvio che questa modifica non potrà essere accettata da coloro che gestiscono il potere attraverso gli ATC, ma non è possibile fermarci, e questa è l’occasione per i cacciatori di far sentire la loro voce e di far capire che siamo persone stanche dei soprusi ma che ancora hanno la voglia di lottare. Forse qualcuno, che ha interessi contrari a questa modifica, solleverà l’obiezione che il C.P.A., essendo contrario, doveva chiedere la soppressione di tutti gli ATC. Chi solleverà questa obiezione è un ingenuo, o peggio in malafede, perché sa benissimo che proporre la modifica di tutta la Legge 157/92 non è fattibile in tempi brevi. E allora incominciamo riducendo il numero degli ATC, perché questo è un risultato non facile ma possibile ed alla nostra portata. L’unica condizione per centrare questo bersaglio è l’appoggio dei cacciatori nella raccolta delle firme, che più saranno più faranno aumentare la possibilità di successo.

Alessandro Fiumani – Presidente Nazionale C.P.A.



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