PER UNA SICILIA PULITA, SENZA INCENERITORI E MEGA DISCARICHE


PER UNA SICILIA PULITA, SENZA INCENERITORI E MEGA DISCARICHE
Il problema
La Sicilia ha uno straordinario bisogno di accelerare nella direzione della decarbonizzazione del proprio sistema energetico e di una gestione circolare delle risorse naturali.
Per questo gli investimenti programmati per la costruzione di due inceneritori, che distruggono preziose risorse e spargono veleni e gas climalteranti, rappresentano uno spreco economico, contribuiscono al disastro climatico e costituiscono un attentato alla salute dei siciliani.
La direttiva europea quadro 2008/98/CE - recepita dall’Italia con il D.lgs. 205 del 3/12/2010 – ha innovato la normativa relativa ai rifiuti e stabilito che la gestione dei materiali post-consumo deve seguire una precisa gerarchia in 5 fasi:
1) Prevenzione (riduzione e riuso)
2) Preparazione per il riutilizzo (riparazione e recupero)
3) Riciclo (materie prime seconde)
4) Recupero di altro tipo (incenerimento)
5) Smaltimento (discarica)
La nuova direttiva europea (UE 2018/851) del 30 maggio 2018, che integra la direttiva 2008/98/CE, rafforza la “gerarchia dei rifiuti” imponendo agli Stati membri l'adozione di misure specifiche che diano priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento.
I principali obiettivi sono: il riuso e riciclo dei rifiuti urbani per almeno il 65% entro il 2035, senza considerare il compostaggio; il 70% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2030; lo smaltimento di rifiuti urbani in discarica fino ad un massimo del 10% entro il 2035.
A fine luglio scorso il nostro Paese è stato messo in mora dalla UE, primo passo verso l’ennesima sanzione pecuniaria, a causa del non corretto recepimento della nuova direttiva sui rifiuti.
L’aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti in fase di approvazione spinge ad incenerire oggetti e materiali abbandonati senza investire nella riduzione e nella prevenzione della produzione dei rifiuti, nel riutilizzo e nel riciclo, così come prevede la normativa vigente.
Senza gli impianti di separazione e riciclo dei materiali, ancora non presenti in Sicilia ma previsti dalla normativa vigente, tutti i rifiuti finiranno negli inceneritori.
Tenuto presente che il valore in euro di una tonnellata di rifiuti urbani correttamente riciclati è in media circa 40 euro (stime di ZWIA), e che la Sicilia produce intorno a 2 milioni di tonnellate di RSU, sarebbe teoricamente possibile recuperare fino alla bellezza di 80 milioni di euro l’anno da queste risorse comuni.
Per non parlare dei numerosissimi posti di lavoro che una gestione innovativa degli oggetti e materiali abbandonati creerebbe.
E, invece, il presidente e commissario per gli inceneritori Schifani, coadiuvato dal governo nazionale, vuole spendere 800 milioni di risorse dei contribuenti per costruire due mostri inquinanti e costosi, ai quali, per conferire i rifiuti, si spenderanno intorno ai 200 euro a tonnellata, pagati dai cittadini con la TARI.
Quindi, in sostanza, il piano del Governo Schifani è spendere 800 milioni per poi pagare, per almeno 20 anni, fino a 200 euro a tonnellata per bruciare i rifiuti, invece di spendere molto meno per costruire gli impianti di separazione e riciclo, che frutteranno fino a 40 euro a tonnellata.
Sono ben altre le azioni che servirebbero, fra cui:
(a) politiche attive per la riduzione dei rifiuti a monte
(b) introduzione della tariffa puntuale (più rifiuti produci più paghi) con l’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati
(c) centri di raccolta per i rifiuti ingombranti e per tipologie di materiali; realizzazione di centri per il riuso, recupero, riparazione e baratto (con agevolazione fiscali per cooperative giovanili)
(d) realizzazione di impianti per il trattamento della frazione umida (35-40% del totale)
(e) realizzazione di impianti per la separazione e valorizzazione della frazione secca (carta, plastica, metalli, legno, vetro, elettronica, ecc.)
(f) finanziamento di imprese giovanili che possano ottenere (anche a titolo gratuito) le materie prime secondarie provenienti dagli impianti precedenti, che verrebbero così reimmesse nel ciclo produzione-consumo.
g) mettere in sicurezza e bonificare le discariche chiuse e da chiudere.
La Regione dovrebbe impegnarsi a destinare tutte le risorse previste per i due inceneritori per favorire questi obiettivi, cogliendo a pieno la grande opportunità dell'Economia circolare.
Se lo facesse, potremmo rinunciare all’importazione di fonti fossili e materie prime, e creare lavoro e benefici in ogni territorio coinvolto. Potremmo creare energia da fonti rinnovabili (come il biogas prodotto dalla frazione umida) e ridurre gli impatti ambientali e sanitari nei territori.
C’è dunque bisogno di impianti di produzione di energia rinnovabile e di una rete elettrica di distribuzione funzionale allo scopo, c’è bisogno di mettere in sicurezza e bonificare le discariche chiuse e da chiudere, c’è bisogno di un efficiente sistema di tracciabilità dei rifiuti che, tra l'altro, renderebbe il business dello smaltimento illegale meno semplice e meno vantaggioso per la criminalità organizzata, con ulteriore beneficio per tutti.
La Sicilia ha bisogno di lavoro e di cambiare. La Sicilia non ha bisogno di inceneritori e mega discariche.
FIRMA LA PETIZIONE per chiedere di cambiare la strategia della Regione Siciliana in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Comitato Promotore Rete Sicilia Pulita
Legambiente Sicilia, WWF, Italia Nostra, Forum Acqua e Beni Comuni, Rete Comitati Territoriali Siciliani, Zero Waste Sicilia, Comitato No Inceneritori Gela, Osservatorio Permanente sui disastri ambientali, Cgil Sicilia, Sunia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Auser, Centro Consumatori Italia, Attac Pa, Lav, UDI Palermo, Associazione 99%, Ecologia Politica PA, Governo Di Lei, AttivaMisterbianco, Femministorie, L'Eco delle Siciliane, ADAS, Economia Circolare odv, Comitati cittadini ennesi, Fattorie Sociali, No Discarica Misterbianco e Motta, UDI Catania, Mani Tese Sicilia, Un’altra Storia, Cleanup Sicily, Movimento Ecologista, La città felice, Rete Ecosocialista, Europa verde-Verdi, Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Partito della Rifondazione Comunista.

Il problema
La Sicilia ha uno straordinario bisogno di accelerare nella direzione della decarbonizzazione del proprio sistema energetico e di una gestione circolare delle risorse naturali.
Per questo gli investimenti programmati per la costruzione di due inceneritori, che distruggono preziose risorse e spargono veleni e gas climalteranti, rappresentano uno spreco economico, contribuiscono al disastro climatico e costituiscono un attentato alla salute dei siciliani.
La direttiva europea quadro 2008/98/CE - recepita dall’Italia con il D.lgs. 205 del 3/12/2010 – ha innovato la normativa relativa ai rifiuti e stabilito che la gestione dei materiali post-consumo deve seguire una precisa gerarchia in 5 fasi:
1) Prevenzione (riduzione e riuso)
2) Preparazione per il riutilizzo (riparazione e recupero)
3) Riciclo (materie prime seconde)
4) Recupero di altro tipo (incenerimento)
5) Smaltimento (discarica)
La nuova direttiva europea (UE 2018/851) del 30 maggio 2018, che integra la direttiva 2008/98/CE, rafforza la “gerarchia dei rifiuti” imponendo agli Stati membri l'adozione di misure specifiche che diano priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio rispetto allo smaltimento in discarica e all'incenerimento.
I principali obiettivi sono: il riuso e riciclo dei rifiuti urbani per almeno il 65% entro il 2035, senza considerare il compostaggio; il 70% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2030; lo smaltimento di rifiuti urbani in discarica fino ad un massimo del 10% entro il 2035.
A fine luglio scorso il nostro Paese è stato messo in mora dalla UE, primo passo verso l’ennesima sanzione pecuniaria, a causa del non corretto recepimento della nuova direttiva sui rifiuti.
L’aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti in fase di approvazione spinge ad incenerire oggetti e materiali abbandonati senza investire nella riduzione e nella prevenzione della produzione dei rifiuti, nel riutilizzo e nel riciclo, così come prevede la normativa vigente.
Senza gli impianti di separazione e riciclo dei materiali, ancora non presenti in Sicilia ma previsti dalla normativa vigente, tutti i rifiuti finiranno negli inceneritori.
Tenuto presente che il valore in euro di una tonnellata di rifiuti urbani correttamente riciclati è in media circa 40 euro (stime di ZWIA), e che la Sicilia produce intorno a 2 milioni di tonnellate di RSU, sarebbe teoricamente possibile recuperare fino alla bellezza di 80 milioni di euro l’anno da queste risorse comuni.
Per non parlare dei numerosissimi posti di lavoro che una gestione innovativa degli oggetti e materiali abbandonati creerebbe.
E, invece, il presidente e commissario per gli inceneritori Schifani, coadiuvato dal governo nazionale, vuole spendere 800 milioni di risorse dei contribuenti per costruire due mostri inquinanti e costosi, ai quali, per conferire i rifiuti, si spenderanno intorno ai 200 euro a tonnellata, pagati dai cittadini con la TARI.
Quindi, in sostanza, il piano del Governo Schifani è spendere 800 milioni per poi pagare, per almeno 20 anni, fino a 200 euro a tonnellata per bruciare i rifiuti, invece di spendere molto meno per costruire gli impianti di separazione e riciclo, che frutteranno fino a 40 euro a tonnellata.
Sono ben altre le azioni che servirebbero, fra cui:
(a) politiche attive per la riduzione dei rifiuti a monte
(b) introduzione della tariffa puntuale (più rifiuti produci più paghi) con l’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati
(c) centri di raccolta per i rifiuti ingombranti e per tipologie di materiali; realizzazione di centri per il riuso, recupero, riparazione e baratto (con agevolazione fiscali per cooperative giovanili)
(d) realizzazione di impianti per il trattamento della frazione umida (35-40% del totale)
(e) realizzazione di impianti per la separazione e valorizzazione della frazione secca (carta, plastica, metalli, legno, vetro, elettronica, ecc.)
(f) finanziamento di imprese giovanili che possano ottenere (anche a titolo gratuito) le materie prime secondarie provenienti dagli impianti precedenti, che verrebbero così reimmesse nel ciclo produzione-consumo.
g) mettere in sicurezza e bonificare le discariche chiuse e da chiudere.
La Regione dovrebbe impegnarsi a destinare tutte le risorse previste per i due inceneritori per favorire questi obiettivi, cogliendo a pieno la grande opportunità dell'Economia circolare.
Se lo facesse, potremmo rinunciare all’importazione di fonti fossili e materie prime, e creare lavoro e benefici in ogni territorio coinvolto. Potremmo creare energia da fonti rinnovabili (come il biogas prodotto dalla frazione umida) e ridurre gli impatti ambientali e sanitari nei territori.
C’è dunque bisogno di impianti di produzione di energia rinnovabile e di una rete elettrica di distribuzione funzionale allo scopo, c’è bisogno di mettere in sicurezza e bonificare le discariche chiuse e da chiudere, c’è bisogno di un efficiente sistema di tracciabilità dei rifiuti che, tra l'altro, renderebbe il business dello smaltimento illegale meno semplice e meno vantaggioso per la criminalità organizzata, con ulteriore beneficio per tutti.
La Sicilia ha bisogno di lavoro e di cambiare. La Sicilia non ha bisogno di inceneritori e mega discariche.
FIRMA LA PETIZIONE per chiedere di cambiare la strategia della Regione Siciliana in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti.
Comitato Promotore Rete Sicilia Pulita
Legambiente Sicilia, WWF, Italia Nostra, Forum Acqua e Beni Comuni, Rete Comitati Territoriali Siciliani, Zero Waste Sicilia, Comitato No Inceneritori Gela, Osservatorio Permanente sui disastri ambientali, Cgil Sicilia, Sunia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Auser, Centro Consumatori Italia, Attac Pa, Lav, UDI Palermo, Associazione 99%, Ecologia Politica PA, Governo Di Lei, AttivaMisterbianco, Femministorie, L'Eco delle Siciliane, ADAS, Economia Circolare odv, Comitati cittadini ennesi, Fattorie Sociali, No Discarica Misterbianco e Motta, UDI Catania, Mani Tese Sicilia, Un’altra Storia, Cleanup Sicily, Movimento Ecologista, La città felice, Rete Ecosocialista, Europa verde-Verdi, Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Partito della Rifondazione Comunista.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 13 dicembre 2024