Per un teatro della non diversità. Carta di intenti.

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Questa carta di intenti vuole essere un appello pubblico da sottoscrivere per fare in modo che lo studio del teatro e del teatro danza sia accessibile in tutte le Accademie e le Scuole Nazionali, anche a giovani con disabilità.

L’arte della narrazione, della rappresentazione teatrale come pure la poesia gestuale nella danza, germogliano da un talento a volte non evidente, che necessita di essere riconosciuto, educato, perfezionato per poter giungere ad essere Arte. A questo servono le scuole. Perché dunque non aprirle anche a chi è portatore di disabilità?

Chiedo alle Accademie e alle Scuole di teatro e di danza di rivedere i criteri di idoneità al fine di far interagire allievi abili e allievi disabili negli stessi percorsi di formazione. Scelti tutti indistintamente, per merito, dal corpo docente, senza nessuna concessione.

Tutti gli allievi, insieme, sosterrebbero gli stessi obiettivi, supererebbero le stesse selezioni. Una vicinanza che farebbe scoprire la diversità come risorsa, favorendo così la stima reciproca.

Una formazione adeguata motiverebbe a pieno diritto l’inserimento di attori e danzatori disabili nelle produzioni teatrali. Partecipazioni ottenute per merito, curriculum e professionalità e quindi retribuite con gli stessi parametri, così come avviene per tutti gli attori o danzatori professionisti.

Con questa carta di intenti si cerca di stimolare registi e coreografi ad inserire nelle produzioni teatrali non “persone” con disabilità, ma “attori e danzatori” con disabilità, cioè allievi formati nelle Accademie e nelle Scuole nazionali che si siano formati come tutti gli altri durante i tre, quattro anni canonici di studio.

La potenza scenica di attori e danzatori con disabilità ha un impatto forte sul pubblico, lo sappiamo bene, proprio per questo abbiamo la responsabilità di impedire che questa disabilità venga “usata” in forme distorte.

Se il corpo è il medium dell’arte scenica, con la sua forma, la sua agilità, la sua voce, anche i suoi limiti, se guardati meglio, da vicino, senza preclusioni, non sono un vuoto o una mancanza, sono solo un terreno d’altra natura, tutto da esplorare. Stupefacente per poesia e grazia.

Per questo occorre mobilitarsi, intanto chiedendo adesioni a questa carta di intenti, sottoscrivendone i contenuti, amplificandone il messaggio e promuovendola in tutte le sedi deputate.

Abbiamo il coraggio di metterci in discussione, ammettere che è tempo che il Teatro torni ad essere impegnato nelle sfide sociali che da sempre lo attraversano e lo sostanziano?

Cosa cerca il Teatro se non questo?

Ci sono atti politici silenziosi che possono cambiare la sostanza delle cose, occorre solo crederci.

Piera Principe



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