

Campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, i medici, giornalisti, i bambini e tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri militari israeliane.
Anche i prigionieri palestinesi catturati da Israele hanno diritto di tornare a casa. Una mobilitazione internazionale per la liberazione dei prigionieri palestinesi “desaparecidos” nei centri di tortura israeliani.
1. Background:
1.1 Situazione dei prigionieri politici nelle carceri israeliane Nel corso degli ultimi cinque decenni, secondo l’associazione Addameer per la difesa dei diritti umani, circa un milione di palestinesi sono stati imprigionati o detenuti in Israele, l’equivalente di circa il 20% della popolazione palestinese.
Il tasso di condanne dei palestinesi davanti ai tribunali militari è di quasi il 90% con processi farsa che si svolgono in pochi muniti, spesso senza assistenza legale e in una lingua che i palestinesi non sempre conoscono. Dal 7 ottobre 2023, Israele ha imprigionato più di 15.000 palestinesi da Gaza e circa20.000 dalla Cisgiordania, di cui 1.560 bambini, 595 donne, 408 medici ed operatori sanitari, e 202 giornalisti.
Attualmente, ci sono più di 10.000 prigionieri politici palestinesi in carcere in Israele, compresi circa 500 bambini di età compresa fra i 13 ei 18 anni, e 27 donne. Circa 300 prigionieri sono stati condannati all’ergastolo e circa 4.000 sono mantenuti in detenzione amministrativa. Solo la prigione di Ofer è in Cisgiordania, mentre le altre 18 prigioni sono in Israele, dove è praticamente impossibile per i familiari dei detenuti avere il permesso di entrare per visitarli. Il sistema di detenzione israeliano comprende, oltre alle 19 prigioni, diversi centri di detenzione e per interrogatori e i tribunali militari.
La detenzione amministrativa è una pratica istituita da Israele che gli permette di detenere i prigionieri palestinesi senza processo, senza un’accusa specifica e spesso senza accesso ad un avvocato, e che può essere rinnovata di sei mesi in sei mesi per anni. Medici, infermieri, paramedici, giornalisti, anziani, persone con disabilità, donne e bambini si trovano attualmente nelle carceri israeliane in condizioni disumane, dov’è sistematicamente applicata la tortura, compresa la violenza sessuale contro uomini e donne, dove l’accesso a cure mediche è sistematicamente negato con casi riportati di amputazioni di arti per mancanza di cura e dove i prigionieri contraggono la scabbia per via delle condizioni sanitarie carenti, dove l’alimentazione giornaliera è insufficiente, provocando un’ulteriore deterioramento della salute dei prigionieri. Il prolungato isolamento, la tortura e l’umiliazione, oltre ai danni fisici, provocano anche traumi psicologici, specialmente nel caso dei bambini.
Dall’inizio del genocidio, si sono registrati più di 78 decessi nelle carceri israeliane a causa delle torture, mancanza di attenzione medica e malnutrizione, ma il numero totale dei prigionieri deceduti provenienti da Gaza è sconosciuto. Il Prof. Adnan Al-Bursh, primario di ortopedia all’ospedale Al-Shifa di Gaza, stava lavorando all’ospedale Al-Awda quando venne arrestato nel dicembre 2014 con altri medici, colpevoli di voler fare il loro dovere di salvare la vita dei pazienti, neonati e bambini, in un’Ospedale distrutto dalle bombe israeliane. Il Prof. Adnan Al-Bursh è morto in carcere, quattro mesi dopo l’arresto, dopo essere stato violentato con un bastone rovente dai soldati israeliani. Il suo corpo è ancora detenuto da Israele. Il Dr. Hussam Abu Safiya, pediatra all’ospedale di Kamal Adwan, rifiutò di abbandonare i suoi pazienti durante l’incursione israeliana che distrusse il suo Ospedale, sfidando i carri armato solo con il suo camice bianco e il suo stetoscopio. Venne arrestato il 27 dicembre 2024, suo figlio era appena stato ucciso dalle bombe israeliane. Furono arrestati anche altri membri del suo staff e suoi pazienti, che lui aveva cercato di curare sino all’ultimo momento. Il Dr. Abu Safiya è stato incarcerato e brutalmente torturato da Israele ed è ancora in detenzione amministrativa, dove ha contratto la scabbia. Il Dr. Abu Safiya e altri prigionieri sono confinati in una cella sotterranea e il pediatra ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Il Dr. Marwan Al-Hams, direttore degli ospedali di campo, venne sequestrato nel luglio2025. Ferito durante la detenzione non si hanno notizie da allora. I due giornalisti palestinesi, Nidal al-Waheidi e Haitham Abdelwahed, di 25 e 31anni che lavorano per i canali indipendenti “Ein Media” e “an-Najah” nella Striscia di Gaza, sono stati arrestati il 7 ottobre 2023 da Israele mentre riprendevano l’attacco di Hamas, e da allora le autorità israeliane si rifiutano di rivelare il luogo di detenzione e condizioni e ragioni della loro detenzione. Israele è l’unico Paese al mondo dove i bambini – e solo quelli palestinesi – vengono sistematicamente giudicati da tribunali militari, negando loro i diritti più elementari detenuti in condizioni disumane nelle prigioni israeliane di Ofer e Mejido, in celle buie, umide e fredde, sporche e sovraffollate, spesso in celle di isolamento di un metro e mezzo per un metro e mezzo prive di luce naturale. Ogni anno vengono arrestati e processati in questi tribunali tra i 500 e i 700 minorenni in contravvenzione alla Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, di cui Israele è firmatario. Ahmad Manasra venne arrestato all’età di 13 anni, brutalmente picchiato da un gruppo di israeliani riportò fratture al cranio e sanguinamento interno. Rimase un anno in detenzione amministrativa e, all’età di 14 anni, nonostante il Tribunale riconobbe la sua innocenza, venne condannato a 12 anni di prigione poi ridotti a nove. Solo nel 2021, sei anni dopo la sua detenzione, ha avuto accesso ad un medico che gli ha diagnosticato la schizofrenia. Nonostante questo, venne tenuto in isolamento sino al suo rilascio nel 2025 all’età di 23anni.L’Associazione Palestinese dei Prigionieri riporta che circa 6.000 minori sono stati detenuti da Israele dal 2015 ad oggi ed il 98% ha sofferto abusi e maltrattamenti fisici e psicologici e spesso sono stati obbligati a firmare dichiarazioni scritte in ebreo, che non parlano. I bambini rilasciati, a causa del trauma psicologico subito, soffrono di incubi, insonnia e diminuzione del rendimento scolastico. Israele ha creato un doppio regime giuridico, una forma di apartheid giudiziario, che assicura la quasi impunità agli israeliani che commettono crimini contro i palestinesi, criminalizzando la presenza e la resistenza anche pacifica dei palestinesi.
I tribunaliisraeliani sono una parodia della giustizia, strumenti dell’occupazione coloniale emilitare. Dall’inizio del genocidio, Israele ha negato al Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) l’accesso alle carceri e ai prigionieri Palestinesi e non gli ha più consegnato le liste dei prigionieri, in violazione della Terza e Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 e del diritto internazionale umanitario. Nonostante gli appelli rivolti al governo israeliano da ICRC, dall’Association for Civil Rights in Israel, Physicians for Human Rights, Ha Moked, and Gisha, l’accesso continua ad esserenegato.
Come parte dell’accordo negoziato da Trump, Egitto, Qatar e Turchia con Israele e Hamas, Israele ha rilasciato 1968 prigionieri palestinesi, di cui 250 con condanne all’ergastolo e 1718 sequestrati a Gaza senza accuse. Più di 100 prigionieri saranno esiliati in Egitto. Tutti i prigionieri rilasciati riportano di essere stati vittimi di torture, maltrattamenti, mancanza di cure mediche e scarso accesso a cibo e acqua. Israele ha, anche, restituito i corpi di 150 prigionieri morti in detenzione, tutti con orribili segni di tortura.
1.2 Marwan Barghouti: il leader politico e l’educatore
1.2.1. Leader politico Marwan Barghouti, prigioniero politico, in carcere da 24 anni - accusato di aver fondato le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Al-Fatah, è stato condannato a cinque ergastoli e da allora si trova ancora in carcere. Si è sempre dichiarato innocente, ma ha rifiutato di difendersi dichiarando di non riconosce la giurisdizione israeliana sui territori palestinesi e la legalità dei tribunali israeliani. Nato in Cisgiordania nel 1958, è entrato giovanissimo in Al-Fatah e ne è divenuto il leader alla morte di Yasser Arafat. Venne arrestato una prima volta a 18 anni e poi rilasciato. Nel 1987 viene, nuovamente, arrestato e poi esiliato. Ritornerà in Palestina nel 1994, dopo la firma degli accordi di Oslo di cui è stato sostenitore. Nel 2002, prima di venire nuovamente arrestato, scrive una lettera aperta al Washington Post, dichiarando che Al-Fatah “non abbandona il diritto a difendere la terra palestinese e la lotta per la libertà del suo popolo”, ma allo stesso tempo si riferisce agli israeliani come “i nostri vicini” e si schiera contro atti di violenza contro i civili israeliani. Nel2006 redige il “Documento dei prigionieri”, un documento programmatico condiviso da Fatah e Hamas. Riconosciuto dai palestinesi, sia da Hamas che Al-Fatah e le atre formazioni politiche, come il possibile unificatore del popolo palestinese sotto una visione ed una agenda comune, gode di una popolarità maggiore di Abu Mazen e Sinwar, il leader di Hamas ucciso da Israele a Gaza, ne aveva chiesto la liberazione negli scambi di prigionieri del 2011, 2021 e 2024.Netanyahu, consapevole del valore politico della sua liberazione si è sempre opposto.
La necessità di consolidare una leadership palestinese capace di coalizzare i vari gruppi dietro un progetto politico unitario viene menzionata internamente da più parti e Marwan Barghouti è identificato come il possibile leader, spesso paragonato a Nelson Mandela, non solo per la sua ingiusta e prolungata incarcerazione, ma per la sua visione progressista e unitaria. È, pertanto, inevitabile che nelle recenti trattative si sia tornato a parlare di Marwan Barghouti, che non è il leader di Hamas e mai lo è stato, ma è il leader di tutti i palestinesi e l’unico in grado di dialogare con autorità con il governo israeliano, il mondo arabo, l’Iran, il Libano, la Siria, e la comunità internazionale. E come fu il caso per Nelson Mandela, la sua liberazione e la sua leadership potrebbe cambiare il corso della storia in Palestina ed in Medio Oriente.
1.2.2. L’educatore
Marwan Barghouti si è laureato in storia all'Università di Bir Zeit in Cisgiordania, dove diventa rappresentante degli studenti nel consiglio d'amministrazione dell’ateneo. Ottiene poi una seconda laurea in scienze politiche ed un Master of Arts in relazioni internazionali. In carcere stimola gli altri prigionieri a studiare, tenendo lezioni in carcere. Molti ex-prigionieri hanno proseguito gli studi e si sono laureati. Invita i prigionieri anche a studiare ebraico, che lui conosce, perché sostiene che bisogna capire il linguaggio e la cultura di Israele per poterci dialogare. Un “professore in prigione” che ai suoi compagni di prigionia insegna la differenza tra rabbia e dignità. Questo contrasta con l’atteggiamento del Ministro degli interni israeliano Ben Gvir, che nell’agosto 2025 si è recato nella cella di Marwan Barghuthi per umiliare l’avversario politico più temuto da Israele, ormai ribattezzato “il Mandela di Palestina”. Il video dell’incontro tra Ben Gvir e Barghouti mostra un uomo consumato dalla prigionia e dalla tortura, ma che ha preservato il proprio rispetto e il proprio valore intrinseco, dimostrando una dignità individuale ancora intatta.
Testimonianza di un prigioniero rilasciato nella West Bank: “Noi lottiamo per la libertà, ma non odiamo. La lotta basata sull’odio è un crimine, quella basata sull’amore è rivoluzione. Noi crediamo nella giustizia sociale e nella democrazia e nell’unità nazionale. Noi vogliamo lo stato di Palestina nei confini del 1967, ma la nostra appartenenza è alla Palestina storica. In questa terra c’è posto per tutti gli uomini liberi. Abbiamo bisogno di un leader come Marwan per attraversare questo momento difficile”.
2. La liberazione di Barghouti
La detenzione di Barghouti è funzionale alla politica di Israele di mantenere la dirigenza palestinese divisa nelle varie fazioni per impedire la creazione di una visione e programma unitario per lo stato palestinese. Barghouti è il simbolo dell’unità palestinese da Gaza alla Cisgiordania e nella diaspora. Nel corso degli anni, diversi politici israeliani si erano detti favorevoli alla sua liberazione, compreso Shimon Peres, che però non fece nulla per liberarlo. Fadwa Ibrahim Barghouti, la moglie ed avvocato, si batte da anni per la sua liberazione. Nel 2013, Ahmed Kathrada, figura emblematica della lotta antiapartheid in SudAfrica, e Fadwa Barghouti, lanciarono, dalla vecchia cella di Nelson Mandela sull’isola di Robben Island, una campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri politici palestinesi, ottenendo il sostegno di otto premi Nobel per la Pace, 120 governi e centinaia di leaders, parlamentari, artisti e studenti universitari di tutto il mondo. Con questa nuova campagna continuiamo a chiedere la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi, i bambini, le donne, i medici, i giornalisti, così come la chiusura dei centri di tortura israeliani, il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, l’accesso dei detenuti alla difesa, alle cure mediche, a sufficiente cibo ed acqua e l’accesso di ICRC ai prigionieri e alle liste dei prigionieri.
Lettera di Fadwa Barghouti (2025):
“Marwan non ho riconosciuto i tuoi lineamenti, e forse una parte di me non vuole accettare tutto quello che il tuo viso e il tuo corpo esprimono, tutto quello che tu e i prigionieri avete sopportato in carcere. Marwan ti stanno ancora inseguendo, anche dopo 23 anni di prigione e 2 anni nella cella d’isolamento in cui vivi. Ti stanno ancora prendendo di mira, le catene sono ancora alle tue mani, ma conosco il tuo spirito e la tua determinazione. So che rimarrai libero... libero... libero. Ti preoccupi solo del tuo popolo e di porre fine alle sue sofferenze che hanno raggiunto il cielo a Gaza, ottenendo la loro libertà e preservando la loro dignità. “Oh montagna, nessun vento può scuoterti”. So che l’unica cosa che può scuoterti è ciò che senti del dolore del tuo popolo, e l’unica cosa che ti ferisce è l’incapacità di proteggere i bambini palestinesi. Tu sei del popolo, e ovunque tu sia, sei in mezzo a loro, sei di loro e parte di loro; il tuo destino è legato al popolo. Così eri, e così rimarrai”.
Fadwa Al Barghouti