Petition updateIl momento è arrivato: Libertà per Ocalan!NUOVO APPELLO DI ÖCALAN
GIUSTIZIA PER I CURDI! CAMPAGNA INTERNAZIONALEItaly
Feb 27, 2026

https://www.radiondadurto.org/2026/02/27/nuovo-appello-di-ocalan-transizione-verso-una-societa-democratica-e-una-cittadinanza-fondata-su-liberta-di-religione-nazionalita-e-pensiero/

Stamattina, ad Ankara, parlamentari del partito della sinistra curda e turca Dem hanno letto pubblicamente un nuovo messaggio del leader e cofondatore del Pkk Abdullah Ocalan, scritto e diffuso dall’isola-carcere di Imrali dov’è detenuto dallo stato turco da 27 anni. Il nuovo comunicato arriva a un anno esatto dall’appello “per la pace e una società democratica” del 27 febbraio di un anno fa. In sostanza, il dialogo e le trattative restano in piedi, ma nel nuovo testo è chiara – ancora una volta – l’esortazione allo stato e al governo turco perché compiano anche loro dei passi in avanti, dopo quelli – al momento unilaterali – del movimento di liberazione curdo.”Un rapporto di cittadinanza costituzionale, basato sui confini democratici e sull’integrità dello Stato – scrive Ocalan – comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi”. “Oggi – aggiunge Ocalan – nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia.”

Con Jacopo Bindi, dell’Accademia della Modernità Democratica, e Murat Cinar, giornalista di origini turche e nostro collaboratore, abbiamo analizzato il contenuto della nuova lettera, i progressi e le difficoltà della transizione “dalla politica della violenza e della polarizzazione alla politica democratica e all’integrazione” e quanto la situazione nella Siria del Nord-est ed in Rojava con l’attacco militare alle aree dell’amministrazione autonoma e dell’autogoverno ed il successivo accordo possono influenzare la trattativa in Turchia. “L’appello è in continuità con quello precedente ma fa emergere anche degli elementi nuovi, in qualche punto è anche un passo in avanti rispetto alla esposizione e all’elaborazione di un progetto politico che Ocalan ha compiuto insieme ad un movimento di milioni di persone. Ora Ocalan ci dice in un qualche modo quello che lui pensa debba venire dopo”, afferma Jacopo Bindi. Anche per il giornalista Murat Cinar questa nuova lettera di Ocalan “resta in una linea coerente con l’appello precedente, ribadisce il messaggio alla fraternità, convivenza e collaborazione tra turchi e curdi, parla della società democratica e della nuova fase ma contiene anche degli elementi abbastanza diversi rispetto ai messaggi precedenti e lo dico in termini positivi.”

L’intervista a Jacopo Bindi, dell’Accademia della Modernità Democratica, e Murat Cinar, giornalista di origini turche e nostro collaboratore Ascolta o scarica

 
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Di seguito la nuova lettera di Abdullah Ocalan

Il nostro appello del 27 febbraio 2025 è una dichiarazione secondo cui, laddove la politica democratica prende vita, le armi perdono il loro significato; afferma che la scelta è stata chiaramente fatta a favore della politica, rappresentando l’integrità dei princìpi. Siamo essenzialmente riusciti a superare il periodo negativo della ribellione attraverso una volontà e una pratica unilaterali. Il processo che ci siamo lasciati alle spalle ha dimostrato la nostra capacità negoziale e la nostra forza nell’assicurare la transizione dalla politica della violenza e della polarizzazione alla politica democratica e all’integrazione. I nostri appelli, conferenze e congressi avevano questo obiettivo. Le decisioni dell’organizzazione di sciogliersi e porre fine alla strategia della lotta armata hanno dimostrato una purificazione dalla violenza e una preferenza per la politica non solo ufficialmente e praticamente, ma anche mentalmente. Questa è stata, allo stesso tempo, una dichiarazione di pace con la repubblica a livello di coscienza politica.

Nell’ultimo anno, ho trovato estremamente validi la volontà del Sig. Recep Tayyip Erdoğan, l’appello del Sig. Devlet Bahçeli, il contributo del Sig. Özgür Özel e gli sforzi di tutti gli altri individui e istituzioni politici, sociali e civili che hanno apportato un contributo positivo al Processo in Turchia. E ancora una volta, con grande rispetto e nostalgia, ricordo il nostro amico Sırrı Süreyya Önder.

Non può esserci turco senza curdo, e non può esserci curdo senza turco. La dialettica di questa relazione ha un’unicità storica. I testi fondativi durante la fondazione della Repubblica esprimevano l’unità di turchi e curdi. Il nostro appello del 27 febbraio è un tentativo di ravvivare questo spirito di unità e una richiesta di una Repubblica Democratica. Il nostro obiettivo era quello di spezzare il meccanismo che alimenta spargimenti di sangue e conflitti. Agire secondo interessi politici ristretti e di breve termine, anziché vedere la natura storica del problema, la sua gravità e i rischi che può comportare, indebolisce tutti. Tentare di perpetuare la negazione e la ribellione è un tentativo di rendere la regola la più grande irregolarità. Stiamo rimuovendo gli ostacoli alla fratellanza degli ultimi duecento anni e stiamo adempiendo ai requisiti necessari per una legge della fratellanza. Vogliamo discutere su come vivere insieme e uniti.

Ora dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione. Si apre la porta a una nuova era politica e a una nuova strategia. Puntiamo a chiudere l’era della politica basata sulla violenza e ad aprire un processo basato su una società democratica e sullo stato di diritto, e invitiamo tutti i segmenti della società a creare opportunità e ad assumersi responsabilità in questa direzione.

La società democratica, il consenso democratico e l’integrazione sono i pilastri della mentalità di quest’era positiva. La fase positiva esclude metodi di lotta basati sulla forza e sulla violenza. Nella costruzione positiva, l’obiettivo non è quello di impadronirsi di alcuna istituzione o struttura, ma che ogni individuo nella società acquisisca la responsabilità di partecipare alla costruzione sociale. L’obiettivo è costruire insieme alla società, all’interno della società. I segmenti oppressi, i gruppi etnici, religiosi e culturali possono rivendicare le proprie creazioni attraverso una lotta democratica continua e organizzata. È importante che lo Stato sia sensibile alla trasformazione democratica durante questo processo.

L’integrazione democratica è importante almeno quanto il fondamento della Repubblica. È una chiamata che contiene altrettanta esistenza e ricchezza in termini di significato, futuro e potere. Al suo centro c’è il modello di società democratica. È l’alternativa ai metodi polarizzanti o, al contrario, assimilazionisti. La transizione verso l’integrazione democratica necessita di leggi di pace. La soluzione della società democratica, d’altro canto, prevede l’istituzione di un’architettura e di un quadro giuridico nelle dimensioni politica, sociale, economica e culturale.

La causa di molti dei problemi e delle crisi che viviamo oggi è l’assenza di uno stato di diritto democratico. Dobbiamo basare il nostro approccio su una soluzione giuridica delineata da una politica democratica. Abbiamo bisogno di un approccio che lasci spazio a una società democratica, che lasci spazio alla democrazia e che stabilisca solide garanzie giuridiche a tal fine.

Il rapporto di cittadinanza non dovrebbe fondarsi sull’appartenenza a una nazione, ma sul legame con lo Stato. Sosteniamo una cittadinanza libera fondata sulla libertà di religione, nazionalità e pensiero. Proprio come la religione e la lingua non possono essere imposte, nemmeno la nazionalità dovrebbe esserlo. Un rapporto di cittadinanza costituzionale, basato sui confini democratici e sull’integrità dello Stato, comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi.

Oggi, nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia. Fluttuazioni, tensioni e crisi sono temporanee; la democrazia è ciò che alla fine sarà permanente. Il nostro appello mira a trovare una soluzione al problema della convivenza e allo stato di crisi che ne deriva, non solo in Turchia ma in Medio Oriente. Difendiamo il diritto di tutti coloro che hanno subito ingiustizie a esistere e a esprimersi liberamente.

Le donne sono in prima linea tra le forze sociali senza le quali nessuna società o stato può sostenersi. Oggi, la violenza domestica, i femminicidi e l’oppressione patriarcale sono tutte proiezioni moderne dell’attacco storico iniziato con la schiavitù delle donne. Per questo motivo, le donne sono la componente più libertaria e la forza trainante dell’integrazione democratica.

Il linguaggio dell’epoca non può essere dittatoriale e autoritario. Dobbiamo fondamentalmente permettere all’altra parte di esprimersi correttamente, ascoltarla con attenzione e darle l’opportunità di esprimere le proprie verità.

La realizzazione di tutti questi problemi richiede una saggezza collettiva avanzata, basata sul rispetto reciproco.

Con i miei saluti e riguardi,

Abdullah Öcalan

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