PETIZIONE CHIUSA

Bloccare i finanziamenti pubblici dello Stato Italiano alla stampa

Questa petizione aveva 118 sostenitori


Gianni Letta è considerato l’uomo del dialogo e soprattutto il sottosegretario con cui gli editori hanno trattato e tratteranno gli aiuti alla stampa in crisi. L’unica testata che ha offerto una panoramica dell’indagine è stato il mensile campano “La voce delle voci”. Le agenzie di stampa si sono occupate della faccenda solo il 29 aprile per comunicare, su input della Procura di Roma, che i pm avevano chiesto l’archiviazione di Letta. Ma non hanno spiegato per quali reati fosse indagato e oltretutto hanno diffuso una notizia monca. Letta è stato scagionato dall’accusa di associazione a delinquere, ma rimane indagato per abuso, turbativa d’asta e truffa. Su queste ipotesi di reato, si è svolto un surreale ping pong tra le Procure di Roma e Potenza, dove entrambe sostenevano la competenza dell’altra e non volevano occuparsi di lui. Alla fine ci ha pensato la Cassazione, che ha spedito tutto a Lagonegro (Fonte Il Fatto Quotidiano).

Il Deputato Pdl Antonio Angelucci, re delle cliniche private del Lazio, ha percepito contributi per l'editoria "doppi" per le società editrici dei quotidiani " Editoriali Libero" ed "Edizioni Riformiste" e lo scorso 27 giugno la Guardia di Finanza ha fatto scattare un maxi sequestro di beni riconducibili al parlamentare per un valore di 20 milioni di euro, l'equivalente dei contributi erogati per le due testate. Ha già fatto ricorso impugnando "gli accertamenti dell'Agcom sia davanti alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, sia in Cassazione nonchè innazi al tribunale civile di Roma". Le due società hanno dichiarato di appartenere ad editori diversi per aggirare il divieto di richiedere contributi pubblici per più di una testata da parte dello stesso editore percepiti nel 2006 e nel 2007, mentre dal 2008 al 2011 sono stati bloccati in seguito all'indagine. 

RAI - Per l’Ente Televisivo di Stato è stata registrata una perdita di 200 milioni di euro a fine 2012, con un primo semestre disastroso che ha visto un passivo di 129 milioni di euro. Le cause? Il netto calo degli introiti derivanti dalla pubblicità (-72 milioni di euro rispetto al 2011) ed i costi per l’acquisizione dei diritti sportivi per la trasmissione degli Europei di calcio (costati 101,5 milioni di euro).

Ma a chi è davvero utile la tv pubblica? E’ quasi fin troppo facile sparare a zero su figure professionali al limite del ridicolo e trasmissioni di dubbio gusto infarcite di “graditi ospiti” create ad hoc per dare visibilità a personaggi finiti che dovrebbero stare in un museo archeologico anziché sul piccolo schermo. Uno scempio che, oltre all’intrattenimento, ha inevitabilmente contaminato anche i programmi di informazione i quali, salvo qualche positiva eccezione, sono lasciati alla mercé dell’occasionale scriba al servizio del faraone di turno: un indecente svilimento del giornalismo ridotto a marionetta del potere.

Dietro questo scadente baraccone della mediocrità c’è la decennale invadenza dei partiti. Una lunghissima era di vergognosa lottizzazione, di nomine compiacenti, di servilismo e viscide riverenze, che spesso ha trasformato le reti televisive pubbliche in accoglienti uffici di collocamento dei partiti. I principali fruitori della pubblica utilità non sono stati i telespettatori, ma i partiti e loro ingordigia.

Alla luce di questa desolante gestione, è evidente che l’azienda non può essere competitiva sul mercato. Nonostante gli introiti del canone e della pubblicità la RAI affonda, diventando l’ennesimo esempio di sperpero del denaro pubblico. Devastata dalla longa manus della politica, imprigionata nel duopolio – in alcuni anni più simile ad un monopolio – che di fatto impedisce una reale concorrenza nel settore radiotelevisivo, la RAI è lo specchio del sistema economico italiano ingessato, lontano anni luce dai principi del libero mercato.

REFERENDUM - Gli Italiani si sono già espressi in merito alla privatizzazione della tv di Stato. Nel 1995, infatti, fra i tredici referendum promossi dai Radicali vi era un quesito che chiedeva l’abrogazione dell’art. 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante “Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato”, limitatamente alle parole “a totale partecipazione pubblica”, e dell’art. 1 del decreto legge 19 ottobre 1992, n. 408, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 483, recante “Disposizioni urgenti in materia di pubblicità radiotelevisiva”. Il quorum venne raggiunto con il 57,4% dei votanti e i favorevoli furono il 55%. Ma, come per altri referendum il cui risultato non venne “gradito” – si ricordi, ad esempio, quello riguardante l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti – la classe dirigente fece spallucce e non avviò mai il processo di privatizzazione della RAI. Era impossibile, infatti, che la politica accettasse di buon grado il verdetto popolare e rinunciasse alla sua colonia prediletta, nonché ripostiglio di raccomandati e casa di riposo per manager incapaci.

PERDITE - Lo Stato ha speso nel 2011 circa 80 milioni di euro in fondi per l’editoria. Circa 40 milioni in meno rispetto al 2010. Soldi girati ai giornali che grazie a questi contributi, nella maggior parte dei casi, riescono a stare in piedi, senza bisogno di misurarsi con il mercato e la concorrenza e vendendo anche un numero di copie molto basso. Il decreto Salva Italia, all’articolo 29, ha abolito i contributi pubblici per l’editoria a partire dal 2014. Però questo non equivale a dire che ci sarà una interruzione di ogni finanziamento ai giornali da parte dei contribuenti.

COOPERATIVE DI GIORNALISTI  I contributi per i quotidiani di cooperative giornalisti, solo nel 2011, sono stati 21,5 milioni. Tra questi 2,2 milioni a Il Foglio di Giuliano Ferrara; 2,5 milioni al Manifesto; 1,5 mln al Corriere Mercantile, 1 milione a Metropolis; 1,1 milioni a La Verità per Sport, 944 mila euro al Sannio Quotidiano.
Ci sono inoltre i  finanziamenti per i quotidiani editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale è detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali. In questo caso nel 2011 sono stati distribuiti 23.091.607 euro: 3,7 milioni a Avvenire, 3,1 milioni a Italia Oggi, 1,5 al Cittadino, 2,1 a Conquiste del Lavoro, 838 mila euro a Corriere di Como; 2,4 milioni a Cronaca qui; 1,6 milioni a La Discussione, 1,4 Quotidiano di Sicilia.

ORGANI DI PARTITOContributi vengono elargiti anche agli organi di partito: 17,9 milioni solo nel 2011. Tra questi 2,3 milioni sono andati ad Europa (ex Margherita ora Partito Democratico), 2 milioni a Liberazione (Rifondazione Comunista), 2,6 milioni a La Padania della Lega Nord, 199 mila euro a Democrazia Cristiana, 1,6 milioni a Cronache Liberal (oggi esclusivamente on line), 1,7 milioni al Secolo D’Italia (prima di area An poi Pdl), 1,5 milioni a Terra (Verdi); 3,7 milioni a L’Unità (nato come giornale di rifondazione ora resta vicino all’area ex Ds)

QUOTIDIANI ITALIANI ALL'ESTERO - Poi ci sono i contributi per i quotidiani italiani editi all’estero: lo Stato ha ‘investito’ 5.972.009 euro: 1,9 milioni a America Oggi, 377 mila euro a Gente d’Italia, 1,5 milioni a Il Globo, 1,2 al Corriere Canadese

COOPERATIVE DI GIORNALISTI Per periodici editi da cooperative di giornalisti sono stati impiegati altri 5,4 milioni: 222 mila euro a ‘30 giorni nella chiesa e nel mondo’, 263 mila euro a Motocross, 145 mila euro al ‘Mucchio Selvaggio’, 54 mila euro a ‘Noi donne’, 67 mila euro a ‘L’Ago e il filo’, 61 mila euro a ‘Pane e acqua’, 202 mila euro a ‘Qui magazine’, 367 mila euro a Il Salvagente, 343 mila euro a ‘Sprint e sport’, 354 mila euro a ‘Tempi’.

ENTI MORALI E RELIGIOSI Infine ci sono i 5,7 milioni per i giornali di enti morali e religiosi senza scopo di lucro Nella lista mancano testate ben più famose come Il Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 ore che ricevono invece contributi indiretti ovvero pagano l'Iva al 4%,Si tratta, dunque, non di soldi dati direttamente ai quotidiani o ai periodici ma di mancate entrate per lo Stato. 



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