Petition updateGIUSTIZIA E VERITÀ PER PAMELA MASTROPIETRO #IoSonoPamelaINTERVISTA A MAMMA ALESSANDRA
Valentina Bello BarigelliRoma, Italy
Jul 13, 2018
POSTED BY: SAMUELE ANSELMO 13 LUGLIO 2018E’ dalle pagine di questo giornale che la povera Pamela Mastropietro, la diciottenne romana barbaramente trucidata in quel di Macerata, avrebbe voluto raccontare, dietro gli occhi di un personaggio immaginario, la sua storia di speranza, da trasmettere a quegli altri ragazzi che, come lei, erano purtroppo caduti in alcune trappole della vita.Un desiderio confidato allo zio, che si era messo subito all’opera, con il sottoscritto, per vederlo esaudito appena fosse stato possibile, ma i tragici fatti che poi si sono verificati hanno impedito tutto questo.Di Pamela si è scritto tanto, ma ritengo che non sarà mai sufficiente a spiegare tutto il mondo di una ragazza che, bella e solare, aveva tanta voglia di vivere.Ho dunque deciso di intervistare personalmente la mamma, Alessandra Verni, per raccontare un po’ di Pamela, dei suoi sogni, delle sue aspettative ma, soprattutto, del perché, ad un certo punto della sua vita, avesse iniziato a zoppicare, finendo, da ultimo, nella famosa comunità da cui, il 29 gennaio scorso, ebbe ad allontanarsi, in maniera ancora tutta da chiarire, andando incontro al suo orrendo destino.Pamela con la mammaDecidiamo di darci del “tu”, che in situazioni come queste rende le persone più vicine, più empatiche: d’altronde, come non esserlo con una madre, un genitore, la cui figlia è stata uccisa a coltellate e ridotta poi nel modo che tutti, ormai, sappiamo? E che è visibilmente provata, distrutta dal dolore. Ma che, nonostante ciò, ha ancora la capacità di mostrare tanta forza.Alessandra, la prima domanda può sembrare scontata, e già hai risposto altrove. Ma ritengo di dovertela comunque fare: come ti senti? Come è la tua vita dopo quel maledetto giorno del 30 gennaio scorso?Cerco di sopravvivere, solo perché vorrei cercare di dare giustizia a mia figlia che, da lassù, starà guardando me e tutta la mia famiglia. La sua è stata una morte atroce, che ha dell’incredibile. Perché si è allontanata dalla comunità? Perché Oseghale- che non potrò mai e poi mai perdonare- era ancora in Italia, nonostante fosse da tempo irregolare e, peraltro, già condannato per spaccio? Perché ai giardini Diaz, dove mia figlia era andata per prendere il pullman per tornare a Roma, vi era una altissima concentrazione di spacciatori di droga a cielo aperto? Come è possibile tutto questo?Andiamo con ordine: la comunità. Perché Pamela era finita lì?A differenza di quanto scritto da alcuni media, che hanno descritto Pamela come la tossica, scappata dalla comunità che, in cerca di droga, se la sia quasi andata a cercare, la fine che ha fatto e, ancor di più, a meritare, mia figlia era ricoverata in quella comunità per una “doppia diagnosi”, ossia per una patologia psichiatrica di base molto importante che, tra gli effetti secondari, induceva all’uso di sostanze stupefacenti, vissute da lei, così come da qualsiasi altra persona nelle sue condizioni, come auto-medicamento. Di certo non come vizio o altro, come piuttosto fanno alcuni politici, alcuni personaggi del mondo dello spettacolo o dei cosiddetti “ambienti bene”.Chi continua a sostenere altro è, a questo punto, in malafede, dal momento che tutto questo lo abbiamo specificato più e più volte, dalla carta stampata alla televisione, alle piazze.Aveva dei problemi, purtroppo, ma questo non vuol dire che abbia meritato la fine che ha fatto.Se dovesse essere questo il messaggio, d’altronde, si rischierebbe di legittimare chiunque ad uscire di casa, il giorno dopo, e a sentirsi autorizzato a dar fuoco al barbone che dorme alla stazione, alla prostituta che abita la strada, all’omosessuale che bacia uno del suo stesso genere o a qualsiasi altra persona che, non rispecchiando i nostri canoni, ci possa dare in qualche modo fastidio. Non credo che funzioni così in una società con delle regole.Chi si ostina a confondere le questioni – con dolo o con negligenza, di certo non meno grave del primo – è solo, nella migliore delle ipotesi, un ignorante.L’hanno accusata di non essersi riconosciuta alcuna colpa. Certo, non è questo il punto della questione, ma si sente di dire qualcosa?Credo che due genitori, quando decidono di chiedere aiuto alle istituzioni, riconoscano, implicitamente, i propri limiti, che possono anche essere umani e naturali. Cos’altro avremmo dovuto fare? E’ chiaro che, di fronte ad una fine come questa, ti vengono tanti dubbi e vorresti tornare indietro, cercando di cambiare qualcosa. Ma una domanda gliela faccio io: se mia figlia, secondo alcuni, poteva fare in comunità le stesse cose che poteva fare a casa (innanzitutto, allontanarsi), che senso ha che la abbiano mandata lì?A proposito della comunità: secondo te, ha delle responsabilità?Pamela, come detto, aveva una patologia psichiatrica che, per le sue caratteristiche, la poneva in uno stato di estrema fragilità. Non a caso, aveva un amministratore di sostegno (la nonna materna) che, al suo posto, poteva decidere tutta una serie di questioni tra cui, in via esclusiva, anche le eventuali dimissioni da qualsiasi struttura sanitaria o terapeutica. La cosa grave è che costei non solo non sia stata interpellata, ma che sia stata avvisata solo a cose fatte, quando di Pamela già non c’era più traccia.Inoltre, a mia figlia venivano somministrati degli psico-farmaci con importanti effetti collaterali che ne potevano anche diminuire la lucidità mentale. Giusti, probabilmente, se assunti in un ambiente protetto, un po’ meno se poi si debba uscire da questo ambiente, senza protezione.Perché allora non l’hanno fermata?Ecco, l’amministratore di sostegno viene assegnato da un tribunale, quando una persona maggiorenne abbia particolari difficoltà, diciamo, a gestire la sua vita. Levami una curiosità: perchè la nonna, come amministratore di sostegno?Perchè con lei aveva un bellissimo rapporto, e siamo stati noi genitori ad indicarla al giudice. Se lo avessimo fatto io o il padre sarebbe sembrata una costrizione e, peraltro, quando lo abbiamo chiesto al Tribunale, poco prima che compisse i diciotto anni, eravamo in forte scontro, con lei, dal momento che avevamo denunciato il ragazzo con cui stava e che l’aveva portata ad usare le sostanze stupefacenti. Poi si sa: nell’immaginario, i genitori sono sempre i più severi, quelli a cui dai ascolto con minor voglia, mentre una cosa che vien detta da un nonno ha sempre un effetto diverso. E Pamela era contenta di questo. Volevamo che, anche compiuta la maggiore età, potessimo guidarla, fin tanto che avesse ripreso a camminare con le sue sole gambe.Che lei sappia, la Regione Marche ha avviato delle ispezioni in quella struttura?Che io sappia no. L’ultima sembrerebbe risalire al 2014. L’esempio che fa sempre mio fratello è che se io e lei andassimo a prenderci un caffè ed un cornetto in un bar, e per quel cornetto ci sentissimo malauguratamente male, e denunciassimo la cosa ai carabinieri, il giorno dopo, in quel locale, andrebbe il Nas (ossia il Nucleo Antisofisticazione degli stessi carabinieri- n.d.r.) e, con tutta probabilità, lo multerebbero e lo chiuderebbero per tre giorni.Trovo quantomeno strano che, in una comunità, dove si ha a che fare con delle vite umane, nessuno si sia premurato di avviare dei controlli, dopo che un signore avesse trovato la morte per overdose all’interno di un’altra struttura li vicino (non la stessa dove stava Pamela, ma sempre gestita dalla Pars), dopo che una ragazza (la sua compagna di stanza, come ci aveva riferito) aveva cercato di suicidarsi e dopo l’allontanamento di Pamela nelle modalità descritte (tutt’altro che “chiare”). Il tutto nel giro di due-tre mesi.Credo che una ispezione sarebbe stata doverosa, anche per tranquillizzare i familiari degli altri ospiti e noi stessi, che magari avremmo potuto mitigare un po’ la tragica amarezza per quanto accaduto.Cosa rispondi a chi dice che questa vicenda sia stata anche strumentalizzata?I genitori di PamelaSe strumentalizzare vuol dire denunciare quel che non ha funzionato, in questa vicenda, affinchè qualcosa cambi, allora sì, la vicenda di Pamela la strumentalizzeremo fino a quando essa non sarà servita a trovare la verità e, di conseguenza, affinchè altri non subiscano la stessa orrenda sorte.Avremmo volentieri evitato che Pamela diventasse un simbolo, perché avrebbe voluto dire che, magari, non sarebbe stata uccisa e, poi, ridotta in quel modo.C’è chi dice che la morte di tua figlia non sia diversa dalle altre e che, anzi, rispetto a queste, abbia anche avuto molte attenzioni.Beh, se una ragazzina (e mi si lacera il cuore a ricordarlo) violentata, uccisa con due coltellate, tagliata a pezzi, scarnificata, scuoiata, rinchiusa in due trolley ed abbandonata sul ciglio della strada non meriti giustizia e, per arrivare ad essa, affinchè non cali l’attenzione, ed anzi cambi qualche cosa anche a livello legislativo laddove qualcosa non abbia funzionato, non debba avere la giusta attenzione, dimmi tu quando allora questo possa essere possibile!Poi, ogni morte è dolorosa, e nessuna è di minor valore rispetto ad un’altra: ma come essa avvenga, può avere la sua importanza, no? E quella di Pamela ha dell’orribile. Neanche nei peggiori film.Ad ogni modo, alla fiaccolata che noi della famiglia avemmo ad organizzare a Roma, il 13 aprile scorso, invitammo i parenti di tante altre vittime, illustri o meno, affinchè potessero “approfittare” di quel momento di grande condivisione mediatica per gridare anche la loro voglia di giustizia, e per ricordare i loro cari che, per un motivo o per un altro, non c’erano più. E furono in tanti a partecipare ed avemmo l’onore di contribuire a dar anche a loro la giusta voce.Vorrei chiudere con te con un ricordo di Pamela…Pamela era la mia vita…avevamo momenti di alti e bassi, come credo in tutte la famiglie, anche se lei soffriva molto per non avere due genitori insieme (io ed il papà eravamo separati). Era molto sensibile.La fiaccolata per Pamela del 13 aprile scorso,a RomaAmava la vita, il cavallo, lo sport. Aveva degli amici molto cari, che anche ora ci stanno tanto vicino e non ci fanno mancare il sostegno. Anche con la scuola non aveva da subito avuto le idee molto chiare, ma alla fine si era decisa per diventare criminologa. Mi viene ancora da piangere nel ripensare al suo diciottesimo compleanno, alla sua voglia di diventare grande, di ricominciare a camminare, dopo che per qualche tempo aveva zoppicato. Ci speravamo tutti. Purtroppo, ha incontrato sulla sua strada dei mostri.Spero davvero che, la giustizia faccia il suo corso e che, laddove ci sia qualcosa (o tutto) da cambiare, si cambi….ma per davvero. Quel che è successo a mia figlia, non deve succedere ad altri. La mia vita, ormai, ha questo scopo. Posso cambiare il colore dei capelli, o un paio di pantaloni, per far finta di continuare a vivere o, meglio, a sopravvivere (ed essere anche criticata, per questo)…ma la mia anima, ormai, è altrove…in cerca di quella di Pamela.
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