Petition updateGIUSTIZIA E VERITÀ PER PAMELA MASTROPIETRO #IoSonoPamela13 Aprile 2018 FIACCOLATA PER PAMELAA
Valentina Bello BarigelliRoma, Italy
Mar 29, 2018
+++13 APRILE 2018: FIACCOLATA PER PAMELA A ROMA, ore 19,00-22,00+++ IL PERCORSO RITROVO ALLE ORE 19,00 NEI PRESSI DELLA “CAFFETTERIA SAN DONA’”, SITA IN VIA SALUZZO,33; INIZIO PROCESSIONE VERSO PIAZZA RE DI ROMA ALLE ORE 19,30. Il percorso è lungo circa 600 metri,corrispondente a 10/15 minuti di cammino ad andatura lenta. Non saranno consentite bandiere di partiti o movimenti politici,striscioni riportanti messaggi offensivi,di qualsiasi natura,e sarà severamente vietato tutto ciò che possa turbare l’ordine pubblico e la morale comune. Non saranno altresì consentite forme di manifestazione violente o in qualche modo ingiuriose. PER ACCREDITARSI Le associazioni che volessero anticipare la loro partecipazione alla fiaccolata (il loro nome sarà riportato su eventuale materiale divulgativo o nei comunicati stampa) sono pregati di inviare una e-mail all’indirizzo marcovale.verni@gmail.com. ALCUNI PERCHE’ DELLA FIACCOLATA A distanza di quasi due mesi dall’efferato omicidio di Pamela,abbiamo, noi della sua famiglia,deciso di farci portavoce del desiderio, manifestatoci da tanti cittadini, conoscenti ed amici,nonché da diverse associazioni schierate nella lotta contro la violenza di ogni genere,di promuovere una fiaccolata in suo ricordo. Non sappiamo se,per quella data,si sarà già potuto celebrare il suo funerale,ma,a prescindere,vorremmo che la città si stringesse intorno al suo ricordo,ed al dolore non solo dei familiari ma di tutti coloro che,quasi fosse una loro stessa figlia,hanno sofferto,soffrono,e soffriranno per la sua tragica morte. Proprio riguardo a quest’ultima,un celebre poeta e scrittore portoghese vissuto a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del novecento,Fernando Pessoa,ebbe a dire che “Ed in punto di morte, ricordarsi che il giorno muore, che il tramonto è bello e bella è la notte che resta...” Ebbene, quella notte la vorremmo dunque illuminare con le fiaccole...con tante fiaccole...le cui fiamme possano ricordare, ciascuna, le vittime innocenti dei soprusi,dei crimini e delle guerre. Ma soprattutto,che possano illuminare il cammino verso la verità, affinché vengano consegnati alla giustizia gli autori dell'atroce omicidio di Pamela,la cui morte è il culmine di una tragica catena di eventi maledetti e, ognuno a suo modo,fatali. Ogni morte,tanto più se innocente, è certamente grave,dolorosa e, naturalmente,merita rispetto, ma quello che è accaduto a Pamela è qualcosa di disumano,che va oltre. E’ la tragica sintesi del fallimento di certa parte dello Stato: dall’allontanamento di una ragazza con problemi psichiatrici dalla comunità dove era ricoverata al barbaro omicidio,anche frutto di una criminale politica sull’immigrazione,che peraltro consente a chi non ha, o non ha più i requisiti, di rimanere illegalmente sul nostro territorio (alimentando,il più delle volte,la malavita), di uno spaccio di droga alla luce del sole,e di tanto altro. Quanto accaduto deve segnare lo spartiacque che possa far comprendere,qualora ce ne fosse ancora bisogno,che bisogna cambiare le cose. Sulle politiche migratorie, ad esempio, non si può più andare avanti per la strada per la quale alcuni governanti ci hanno voluto ostinatamente condurre,nonostante i pericoli fossero evidenti sin da subito. Non si tratta di razzismo,come qualcuno vorrebbe far credere:le persone perbene vi sono a qualsiasi latitudine,ed hanno diversi colori di pelle. Anzi,se di razzismo si dovesse trattare,la vittima principale di esso,oggi,sembrerebbe essere il popolo italiano,colpevole di aver combattuto,spargendo il sangue dei propri figli,per dare alle generazioni che si sono susseguite fino alla nostra dei confini,un tempo considerati sacri e che oggi vengono continuamente violati da persone che dicono di fuggire dalle guerre,ma che poi si ritrovano qui,molto spesso, a delinquere,abusando di quei diritti che,magari,denunciano come inesistenti al paese loro,e non rispettando, al contrario,alcun dovere. Se da una parte, infatti, sarebbe giusto e doveroso accogliere donne,bambini ed anziani, dall’altro sarebbe altrettanto doveroso, per i ventenni,muscolosi e pieni di vita,che affollano i gommoni della speranza, rimanere a combattere nella loro terra,anche a costo di morire,così come fecero, del resto, i nostri sedicenni,al fronte,durante la sanguinosa Prima Guerra Mondiale,o i nostri nonni,durante il Secondo Conflitto,a cui seguì,per il nostro popolo,una guerra fratricida,tra partigiani e repubblichini. ALCUNE VERITA’ SU PAMELA Si è tentato di far passare Pamela per la classica tossica,fuggita dalla comunità e finita nel modo che tutti conosciamo perché in cerca della dose con cui “farsi una pera” (si... è stato scritto,letteralmente, anche questo). Ma non solo: essa è stata altresì descritta, da alcuni giornalisti (che probabilmente ignorano il codice deontologico di categoria, oltre che il rispetto per una ragazza morta, di cui tutti potranno dire di tutto, senza che essa possa ormai più raccontare la propria verità) o frequentatori di salotti “gossippari” /trash televisivi, come un’oca giuliva,una drogata fradicia che,non avendo paura di farsi penetrare da un ago,figuriamoci se possa aver avuto timore nel farsi entrare uno sconosciuto nel proprio corpo (riferendosi al presunto rapporto sessuale avuto con un tizio che gli avrebbe dato un passaggio). Ma la verità, scomoda per tanti,era ed è un'altra. Pamela soffriva di una patologia "borderline grave",un disturbo della personalità che,come effetto secondario, la portava ad usare,purtroppo,delle sostanze stupefacenti,intese da lei,come da chiunque sia affetto da questa malattia,come automedicamento. Dopo un lungo percorso,tra infiniti sacrifici,pianti, paure, timori,istanze ai tribunali (prima a quello dei Minori per l’affidamento di Pamela ai servizi sociali fino al ventunesimo anno di età,poi a quello Tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno) i genitori, che pure sono stati da alcuni aspramente (e maleducatamente) criticati, erano finalmente riusciti a vedere la loro “piccola”, da ottobre dello scorso anno, inserita in una comunità. Sì,la comunità: una struttura “a doppia diagnosi”,dove Pamela avrebbe dovuto risolvere i problemi derivati,in primis,dal disturbo della personalità anzidetto,e poi dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti ad esso conseguenti. Una struttura che,per fare ciò,riceve, ad oggi, una diaria giornaliera, per chiunque soffra degli stessi problemi di Pamela,di 112,06 euro+5% di I.V.A.: il che vuol dire, circa 3.500 euro al mese, ossia 42.000 euro,pressappoco,all’anno...a persona. Che, moltiplicata per il numero di ospiti in essa presenti, portano ad una somma di diverse centinaia di migliaia di euro. Così, tanto per snocciolare qualche cifra concreta, che riguarda i soldi di tutti noi.Ma questi,ovviamente, sono altri discorsi. Torniamo a Pamela: lei era contenta di aver iniziato questo percorso.Lo aveva detto ai genitori, ai nonni,agli amici. Tra il 15 ed il 18 gennaio di quest’anno, aveva passato dei giorni proprio con i suoi parenti, per stare un po’ con loro. Nulla lasciava presagire l’irreparabile. Sì,aveva raccontato di star male, di vomitare da qualche tempo,tanto che gli stessi genitori l’avevano portata, in quei giorni con lei, in visita dal suo nuovo medico curante, lì a Macerata. Era gonfia in viso, forse si era notato un certo “stordimento”. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che la ragazza si sarebbe allontanata dalla comunità,di lì a qualche giorno. Infatti, il 29 gennaio Pamela se ne è andata, con tanto di trolley: perché? Cosa è successo?Poteva essere fermata?Perchè l’amministratore di sostegno (ossia la nonna materna) non è stata subito avvertita? C’è chi ha scritto,su qualche quotidiano,quasi difensore d’ufficio di qualcuno o di qualcosa,che il paradosso fosse che la comunità rischiasse di finire sotto la luce dei riflettori,quando il problema vero era la droga. Ebbene, occorre ribaltare questa impostazione: il contrasto alla droga è attività sacrosanta, ed il recupero dalle tossicodipendenze è spesso demandato dallo Stato a strutture private che, tramite contributi pubblici, sono chiamate a questo importante obiettivo. Ciò vuol dire che siamo tutti noi (lo Stato, appunto) a delegare ad esse- si perdoni la ripetizione- la salute dei nostri cari, a qualsiasi età, razza o condizione sociale essi appartengano. Ritenere doveroso, dunque, che si faccia chiarezza su tutti i fatti che, nel caso di specie, hanno preceduto il tragico epilogo che ha visto coinvolta Pamela (il primo di essi è, indubitabilmente, il suo allontanamento dalla comunità, per l’appunto), è atto dovuto non solo nei confronti della sua famiglia, ma di tutti quei genitori, parenti e via dicendo che, come detto, affidano i propri cari a strutture simili, il cui impegno nessuno vuole disconoscere, nella lotta alla droga. Ma proprio perché, quest’ultima, è un nemico forte ed insidioso, dovrebbe lo Stato, le Regioni e gli organi preposti, controllare forse con più severità e puntualità le realtà impegnate in prima linea in questa estenuante battaglia o, forse, guerra. Non ci si dovrebbe lamentare del contrario, anzi. Eppure, la Regione Marche ha previsto un sistema di controllo “a sorteggio”, con il divieto di visitare la stessa struttura più volte in un particolare lasso di tempo. Anche questo,forse,sarebbe da rivedere. Se una struttura riceve denaro pubblico,ed ha come obiettivo la difficile e dura battaglia anzidetta,dovrebbe essere lei a pretendere di essere aiutata,attraverso i controlli,a rimanere sempre al massimo degli standard qualitativi. Sul resto, sui movimenti di Pamela successivi all’allontanamento,ci sono le indagini,per le quali nutriamo la massima fiducia negli organi inquirenti. Esse cercheranno di spiegare la dinamica degli stessi,ed il loro maledetto concatenarsi. Idem per quanto riguarda l’individuazione della bestia feroce, o delle bestie feroci, autore/autrici del macabro omicidio, che neanche il peggiore dei film horror avrebbe potuto meglio rappresentare. L’esercizio mentale di cui di qui a breve è macabro, e ci scusiamo sin da ora, ma è necessario. Immaginiamo per un momento,tutti insieme, gli ultimi possibili istanti di Pamela…immedesimandoci: capire,tardi, di essere finiti in trappola…la paura..il pianto…le minacce…forse una puntura con cui ti iniettano della droga,per stordirti…i sensi (già forse compromessi dall’aver smesso improvvisamente la terapia farmaceutica somministrata in comunità) che si annebbiano…la violenza..il tentativo di ribellarsi…i pugni…forse una caduta che ti fa sbattere la testa..il dolore…provi a rialzarti…forse tenti di urlare..le coltellate …la vita,sofferta ma ancora piena di speranza, che ti passa davanti…la morte. Eppoi,magari,immaginare la sua anima che si stacca dal corpo…che viene nel frattempo fatto a pezzi da delle belve immani… A voi,tutto questo,sembra umano?O meglio,sembra possibile? Forse,ci si sarebbe aspettata una reazione più corale da parte di Macerata, in favore di Pamela,che, al dunque, poteva essere la figlia,la sorella,la nipote,l’amica di tutti. Non sono certo mancate, a livello individuale,le parole di conforto,gli attestati di stima e le manifestazioni di vicinanza: sono state e continuano ad essere davvero tante. Ma, a livello “macroscopico”, salvo una fiaccolata iniziale, per la quale va il ringraziamento della famiglia agli organizzatori ed ai partecipanti, è mancato,innanzitutto,ad oggi, quel coinvolgimento politico che, ad esempio, vi è stato a Firenze. Ma la differenza, forse, è derivata dal fatto che, nella città di Dante, il morto è stato un senegalese (cui va,naturalmente,il massimo rispetto e la vicinanza ai suoi cari),mentre a Macerata si è trattato,semplicemente, di una italiana. Eppure, i sindaci che governano le due città in questione sono della stessa area politica: ma mentre il primo di essi ha addirittura annunciato che il comune da lui presieduto si costituirà parte civile nel processo penale contro l’italiano, (presunto) colpevole di aver ucciso l’africano, il secondo, invece, ha taciuto su tutta la linea. Anzi,no: ha partecipato in pompa magna alle manifestazioni antifasciste ed antirazziste promosse nella sua città, rimanendo però oscuro a milioni di italiani, e probabilmente ai maceratesi stessi, il nesso tra quanto accaduto a Pamela e fenomeni morti e sepolti nel secolo scorso, più di sessanta anni fa. Ma qualcosa, finalmente, inizia a muoversi, in quella città (che,attraverso numerosi contatti privati,mostra la voglia di riscatto,unita però quasi ad una ombrata paura di farlo) come in altre. In alcune, sono state apposte delle targhe, in altre si svolgeranno, nei prossimi giorni, dei cortei silenziosi, e via dicendo. Ma è ancora troppo poco: le coscienze si devono davvero svegliare. Quel che è certo, Pamela, che Roma, la tua città, non ti abbandona, e sarà numeroso il suo popolo, così come i tuoi amici e, naturalmente, la tua famiglia,a partecipare alla fiaccolata in tuo ricordo. Così come non ti abbandona l'Italia delle persone per bene e,soprattutto,di buon senso che,fortunatamente,sono la maggior parte. Noi andiamo avanti,senza paura. Ce lo chiedi tu, ce lo chiedono i nostri figli,cui non possiamo lasciare certo questo modello di società che rischia di peggiorare sempre di più,ce lo chiede tutto il mondo civile. 13 aprile 2018: facciamoci valere. In tanti. Avv. Marco Valerio Verni
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