
Non chiamateli plusdotati!
Il problema
Da molto tempo mi trovo a riflettere sull'uso della parola "plusdotazione" in italiano. Il termine originale negli sessanta era superdotati in italiano e surdoués in francese contro cui Julian de Ajuriaguerra propone l'introduzione del termine plusdotation nel 1970. La letteratura italiana documenta l'uso specialistico di plusdotazione riferito all'ambito cognitivo all'inizio del secondo millennio che si asserisce progressivamente ma che diventa parte del vocabolario italiano Treccani solo 7 anni fa nella sezione neologismi. Quindi e' da pochissimo che plusdotazione diventata la traduzione tecnica per indicare la giftedness in italiano. Purtroppo termine "plusdotazione" non è neutrale: suggerisce che esista una dotazione di base, rispetto alla quale alcune persone possiedono qualcosa «in più». Questo riduce una differenza qualitativa a una questione di quantità, rischiando di trasformare la complessità di una persona in una prestazione misurabile. Inoltre, perpetua una prospettiva deficitaria e normativa: si è "più" rispetto a una media assunta come riferimento.
Esistono evidenze che la terminologia utilizzata influisce profondamente sulla percezione e il trattamento delle persone. Nei contesti educativi e psicologici, le parole che usiamo possono rinforzare stereotipi e contribuire alla stigmatizzazione. "Plusdotazione" implica un accumulo quantitativo che non riflette accuratamente le caratteristiche cognitive complesse e variegate che essa intende identificare. Alto potenziale cognitivo, in Italiano ha assunto purtroppo un significato molto ristretto, passando a qualcosa di diverso come intenso o complesso potenziale cognitivo/creativo, possiamo promuovere un approccio più inclusivo e accurato, capace di abbracciare la diversità cognitiva senza ridurla a meri numeri. I riferimenti all'altezza del punteggio e all'essere di piu,' aggiungono infatti l'importante l problema di creare distanza in chi non conosce la terminologia mentre, come succede con tutti i tipi di diversità, anche la plusdotazione è spesso accompagnata da fragilità e difficoltà che rischiano di essere invalidate da un termine comparativo. Una ricerca pubblicata nel 2025 sulla percezione degli insegnanti italiani ha rilevato proprio un possibile effetto di questa scelta lessicale: alcuni partecipanti interpretavano la plusdotazione come il possesso di caratteristiche aggiuntive e superiori, arrivando a supporre che questi alunni potessero cavarsela autonomamente, senza particolari interventi educativi. Si tratta di un risultato qualitativo relativo alle percezioni studiate, non della prova che la parola produca necessariamente questo effetto in tutti i contesti.
Il cambiamento proposto non è solo una questione linguistica, ma un primo passo verso il rispetto e la valorizzazione delle differenze individuali. Nel nostro sistema educativo, è cruciale adottare un linguaggio che rispetti la complessità e la ricchezza delle menti che esso intende coltivare. Eliminare "plusdotazione" significa abbattere un muro di conformità, aprendo la strada a nuovi modi di pensare e apprendere.
Vi chiedo di firmare questa petizione per chiedere alle istituzioni e ai professionisti del campo educativo e psicologico di adottare il termine "intenso potenziale cognitivo". Insieme, possiamo contribuire a creare un ambiente educativo e sociale più equo e comprensivo che rifletta il vero potenziale di tutti gli individui.

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Il problema
Da molto tempo mi trovo a riflettere sull'uso della parola "plusdotazione" in italiano. Il termine originale negli sessanta era superdotati in italiano e surdoués in francese contro cui Julian de Ajuriaguerra propone l'introduzione del termine plusdotation nel 1970. La letteratura italiana documenta l'uso specialistico di plusdotazione riferito all'ambito cognitivo all'inizio del secondo millennio che si asserisce progressivamente ma che diventa parte del vocabolario italiano Treccani solo 7 anni fa nella sezione neologismi. Quindi e' da pochissimo che plusdotazione diventata la traduzione tecnica per indicare la giftedness in italiano. Purtroppo termine "plusdotazione" non è neutrale: suggerisce che esista una dotazione di base, rispetto alla quale alcune persone possiedono qualcosa «in più». Questo riduce una differenza qualitativa a una questione di quantità, rischiando di trasformare la complessità di una persona in una prestazione misurabile. Inoltre, perpetua una prospettiva deficitaria e normativa: si è "più" rispetto a una media assunta come riferimento.
Esistono evidenze che la terminologia utilizzata influisce profondamente sulla percezione e il trattamento delle persone. Nei contesti educativi e psicologici, le parole che usiamo possono rinforzare stereotipi e contribuire alla stigmatizzazione. "Plusdotazione" implica un accumulo quantitativo che non riflette accuratamente le caratteristiche cognitive complesse e variegate che essa intende identificare. Alto potenziale cognitivo, in Italiano ha assunto purtroppo un significato molto ristretto, passando a qualcosa di diverso come intenso o complesso potenziale cognitivo/creativo, possiamo promuovere un approccio più inclusivo e accurato, capace di abbracciare la diversità cognitiva senza ridurla a meri numeri. I riferimenti all'altezza del punteggio e all'essere di piu,' aggiungono infatti l'importante l problema di creare distanza in chi non conosce la terminologia mentre, come succede con tutti i tipi di diversità, anche la plusdotazione è spesso accompagnata da fragilità e difficoltà che rischiano di essere invalidate da un termine comparativo. Una ricerca pubblicata nel 2025 sulla percezione degli insegnanti italiani ha rilevato proprio un possibile effetto di questa scelta lessicale: alcuni partecipanti interpretavano la plusdotazione come il possesso di caratteristiche aggiuntive e superiori, arrivando a supporre che questi alunni potessero cavarsela autonomamente, senza particolari interventi educativi. Si tratta di un risultato qualitativo relativo alle percezioni studiate, non della prova che la parola produca necessariamente questo effetto in tutti i contesti.
Il cambiamento proposto non è solo una questione linguistica, ma un primo passo verso il rispetto e la valorizzazione delle differenze individuali. Nel nostro sistema educativo, è cruciale adottare un linguaggio che rispetti la complessità e la ricchezza delle menti che esso intende coltivare. Eliminare "plusdotazione" significa abbattere un muro di conformità, aprendo la strada a nuovi modi di pensare e apprendere.
Vi chiedo di firmare questa petizione per chiedere alle istituzioni e ai professionisti del campo educativo e psicologico di adottare il termine "intenso potenziale cognitivo". Insieme, possiamo contribuire a creare un ambiente educativo e sociale più equo e comprensivo che rifletta il vero potenziale di tutti gli individui.

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Petizione creata in data 23 ottobre 2026