Michele Emiliano ricandidato Presidente nel 2020? Senza di noi

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Lunedì 12 novembre la Direzione regionale del Partito Democratico ha deciso all’unanimità la ricandidatura di Michele Emiliano alle elezioni regionali del 2020.

Salvo, vi è scritto nel documento capestro, primarie richieste dalla coalizione (quale?) entro i primi mesi del prossimo anno.

Una decisione così importante è stata presa senza consultare gli iscritti del Pd, cioè il cuore pulsante della nostra comunità, né tantomeno i cittadini che nel Pd si riconoscono o perlomeno si riconoscevano. Ormai è da tempo che il presidente Emiliano si è posto fuori dal partito assumendo posizioni in netto contrasto con le regole e con la linea politica del Pd. E noi ormai nei territori passiamo il tempo a dover giustificarci dalle scelte, posizioni e parole che il presidente con tracotanza esprime. Da ultimo il suo aver appellato una parte degli iscritti al Pd come “brutta razza di burini rozzi e piuttosto tardi”.

Sorvoleremmo, in nome della libertà di pensiero, sulle esternazioni tipiche del personaggio che fanno di Emiliano ciò che è, se non fossero associate da una bislacca e individualistica amministrazione del governo pugliese che tenta di condurre con se tutto il Pd.

Da esempio può essere la sua personale idea di spostare l’approdo Tap a Brindisi, scelta non condivisa né dal Pd né dall’amministrazione cittadina; il suo dissenso nei confronti della proposta di legge Amati (pd) sulle liste di attesa ospedaliere che segnano uno dei più grandi disagi con cui i cittadini di tutta la Puglia devono combattere ogni giorno non vedendo riconosciuto il loro diritto di curarsi e usufruire dei livelli essenziali di assistenza; consulenti nominati per la “decarbonizzazione” e pagati sempre con i soldi dei pugliesi impegnati ad organizzare campagne elettorali provinciali contro i sindaci del Pd, il suo assenso alla pericolosa proposta grillina dell’abolizione della prescrizione, lo sperpero cui ci ha costretti con i fallimentari referendum contro il decreto sblocca Italia del Governo Pd, la cavalcata contro la buona scuola, per non parlare di quanto ha speso per tutti i ricorsi, tutti persi, contro qualunque cosa. O il maldestro tentativo di aprire anzi inseguire prima i 5 Stelle, poi Forza Italia, ma mai gli uomini e le donne del suo partito. O da ultimo essere sbeffeggiati in tutta Italia per delle plafoniere con un mal riuscito tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Per non parlare della distruzione totale paesaggistica, culturale ed economica cui stiamo assistendo per la Xylella, mentre l’Europa ci deferisce alla Corte di giustizia europea, il batterio si espande, e il presidente da anni prima ha paragonato le eradicazioni ad Auschwitz e poi ha inventato e pagato sempre con i soldi nostri un altro carrozzone la Task Force anti-xylella. Non si è fatto mancare neppure la protesta contro la legge Lorenzin sui vaccini obbligatori, offrendo assistenza ai ricorsi dei pugliesi contro il decreto.

La finta unità, tanto invocata, non può valere solo per la Federazione regionale e non nazionale, ma soprattutto non può cristallizzarsi su accordi tra correnti o peggio tra consiglieri regionali o aspiranti tali.

Vincere a tutti i costi non è il solo modo che conosciamo per fare politica e raggiungere gli obiettivi democratici, progressisti e riformisti che la nostra comunità si pone. Né tantomeno possiamo rinunciare a questi per governare con chiunque.
Siamo ancora in tempo per cercare un candidato, ma ancor prima una guida che rappresenti le linee del Pd e del centrosinistra e che sia alternativo a Michele Emiliano.

Non vorremmo che fosse il Csm, presso il quale pende a breve la decisione sul doppio ruolo di Emiliano Pm e iscritto ad un partito, a decidere, dopo il parere su cui già si espressa la Corte Costituzionale, su una cosa che potremmo già affrontare all’interno del partito. Né che le scelte del partito vengano condizionate da un esponente che fra poco rischia di esserne fuori, e che ci allontana dall’unità di cui avremmo bisogno. Nel frattempo dopo tre anni di discutibile operato politico ed amministrativo di Michele Emiliano, in maniera frettolosa si delibera una ricandidatura senza una seria discussione.

Sono questi i temi di cui avrebbe dovuto, secondo noi, discutere il pd pugliese, in una direzione o meglio in un congresso. Anziché abortire la discussione per far passare documenti affrettati col solo intento di blindare Michele Emiliano.

Ovviamente #SenzaDiNoi



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