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In parole povere, dal decreto non si comprendono i costi del progetto del ponte, sebbene il governo assicuri che l’opera non costerà più di 13,5 miliardi di euro. La perplessità avanzata dal documento di Montecitorio non riguarda solamente la mancata indicazione “definitiva” e completa del costo attuale dell’infrastruttura (coi suoi collegamenti), ma si estende al fatto che questi incrementi (da definire e valutare in maniera piena e puntuale) possano superare la soglia del 50% del valore del contratto iniziale, contravvenendo così al vincolo imposto dall’art. 106 del Codice degli Appalti e richiedendo dunque la risoluzione del contratto originale e l’attivazione di una nuova gara. Inoltre, la Camera sta esaminando la norma di adeguamento dei prezzi schizzati per via dell’aumento delle materie prime e dell’inflazione grazie agli indici Istat e a un aggiornamento “a corpo” parametrato in base alla media delle variazioni del valore dei primi quattro progetti infrastrutturali banditi da Rfi e Anas nell’anno 2022 (su 2021 e 2023).
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