Обновление к петицииDanaro pubblico non a mafie ma a nuove attività culturali, artistiche e opere liriche misconosciute.Tuteliamo la misteriosa natura del compositore-artista: interprete, con lo scienziato, dell’universo
roberto caforioilFattoQuotidiano.it, Италия
8 дек. 2015 г.
Nella mia attività di ‘compositore-artista-cantante lirico-poeta’ mi sono sempre più convinto, grazie alla mia esperienza decennale, della natura metafisica dell’attività artistica paragonabile all’ interpretazione che il fisico e lo scienziato moderno fanno della vita nella complessa struttura dell’universo. È grazie alla mia esperienza che sono giunto a delle conclusioni che si ricollegano a quelle conclusioni cui sono giunti i fisici moderni negli ultimi decenni tanto da meritarsi l’appellativo di fisici-filosofi quali DAVID BOHM, ALAIN ASPECT, KARL PRIBRAM, JACK SARFATTI e il FUNDAMENTAL FYSIKS GROUP, a partire dagli anni settanta, in California. Intendo dire, quindi, che il percorso da artista-compositore che ho tracciato e seguito non deriva dagli studi di questi fisici, poiché da costoro influenzato, bensì vi si accosta come esito di un lungo cammino e lunghe riflessioni che mi hanno condotto agli stessi risultati. Sono sempre stato, invero, convinto del fatto che il compositore e l’artista, almeno per quel che mi riguarda, non fa che tradurre una realtà già esistente in una materia fisica a tutti comprensibile. Mi spiego meglio: io in qualità di compositore, del resto come Mozart ed altri, o come Michelangelo, che percepiva la scultura nelle sue forme prima ancora di essere definita con lo scalpello, non faccio altro che tradurre in note ecc., su di uno spartito, la musica che giunge al mio interno nel momento in cui mi collego a quella dimensione particolare, semmai cercando di trascrivere il più correttamente possibile ciò che “sento” giungere come “informazione musicale”, riallacciandomi a ciò che io definisco la sfera onnipresente senza inizio e senza fine come la sfera del Globo terrestre o dell’Universo senza inizio e senza fine, poiché qualunque punto può essere considerato inizio o fine o meglio, appunto, senza inizio e senza fine. Questo ben si ricollega al concetto di informazione distribuita non-localmente che tali fisici hanno evidenziato all’ interno di quello che è stato battezzato “paradigma olografico” e “coscienza universale”. Si tratta, come ci riferiscono costoro, di un ‘Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, per cui i cosiddetti “stati alterati di coscienza” ( come quello del compositore che si lascia pervadere con un senso di profondo amore ricavandone musica da trascrivere e testi e idee profonde fra loro collegate i cui complessi schemi possono essere decodificati solo dopo lunghe riflessioni ) potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, e al tempo stesso ( che sono relativi come ci insegna Einstein ), il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee ( come peraltro le divinazioni e la precognizione che fanno parte del mio bagaglio di esperienze ecc. ), non sembra più così strano’. È stupefacente osservare come certi esempi ed argomentazioni che ho addotto nelle mie opere non facciano che ricollegarsi ad altri esempi ed argomentazioni addotti da tali scienziati che, a loro volta, si ricollegano agli insegnamenti del buddismo, filosofia che ( al contrario delle religioni che non hanno nessuna attinenza con la realtà metafisica in quanto arbitrarie e solamente interessanti a livello culturale e storico, dato che si servono di documenti storici trasformati nel tempo in libri sacri ) trova il suo fondamento in una realtà vissuta, sperimentata nelle sue dimensioni metafisiche e con quelle esperienze extracorporee che si riscontrano anche in culture a torto definite primitive ma che, in realtà, sono molto più sviluppate mentalmente e metafisicamente della nostra. Valga un esempio su tutti riportato da tali fisici e che trova un forte riscontro in una mia opera lirica ( ci accusano noi compositori del XX-XXI sec. di non comporre opere liriche didattiche, ma si sbagliano di grosso !!! ): La rana, l’atomo e la rosa “Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio. Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect. Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. Bohm semplificava con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l’acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’ acquario. Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Essendo all’ oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l'Universo stesso è una proiezione, un ologramma’. Il magazzino cosmico ‘Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale ( come le immagini del pesce sui monitor TV ) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente… Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l’informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l’Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch’ esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l’immagine intera. Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte di causalità che include ogni atomo dell’Universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto” ’. Orbene, in un’aria della mia opera lirica NIRVANA, il Secondo Saggio, con il volto coperto da un saio, forse il Dalai Lama, interpretando l’ARIA DELLA ROSA, svela questi concetti affermando che LA ROSA è UNA STESSA COSA, ogni singola sfaccettatura o aspetto della ROSA non è altro che una parte del tutto per cui noi tutti apparteniamo ad una stessa REALTÀ come singoli aspetti di una stessa COSA, in quanto la ROSA che un uomo aveva in mano mentre camminava veniva interpretata di volta in volta in modo diverso dai singoli passanti, ossia, osservandone le spine con i suoi dolori, il sangue iniziava a colare dalle mani ( rosa rossa ) o il culmo cresceva in cielo ( osservandone la lunghezza ) o la corona si infoltiva ( osservandone i petali ), la valle divenne colma di fragranza quando qualcun altro ne sentì il profumo, oppure il cielo si accese di un vivido tramonto allorché qualcuno osservò l’aspetto scarlatto della rosa, e allorquando una donna esclamò: “Che bella rosa blu !”, “il ciel di lassù cadde in un mar di blu”, “ e l’uomo su una barca proseguì con in mano una rosa ! ”. Noi tutti siamo aspetti di una stessa cosa: la COSCIENZA UNIVERSALE cui possiamo collegarci con la parte migliore di noi stessi, quella metafisica. Difendiamo e tuteliamo l’artista e lo scienziato in quanto ci fanno comprendere la realtà ( o l’illusione ) in cui viviamo con il loro impegno e il loro sacrificio quotidiano spesso ignorato e vilipeso.
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