Istituzione del ruolo Nazionale dei TECNICI DELL'ISTRUZIONE

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Manifesto dei Tecnici del settore Istruzione Pubblica

I moderni processi di cambiamento stanno rapidamente modificando la cultura e i valori della società, gli assetti istituzionali e sociali, i modelli produttivi e le caratteristiche dell’istruzione e del mercato del lavoro portandoci verso la learning society.

L'Italia è quartultima in Europa per il livello di digitalizzazione del paese. A rivelarlo, i risultati DESI 2018 che riportano i progressi compiuti dai paesi europei in termini di digitalizzazione: di fronte a un panorama sempre più tecnologico, l'Italia resta immobile.

Questo “freno” culturale è ben radicato nel sistema scolastico. Un sondaggio effettuato da www.skuola.net nell’ottobre 2018, ci dice che le aule computer, ad esempio, sono presenti in 9 istituti su 10 ma solo nel 39% dei casi vengono usate frequentemente (21% tutti i giorni, 18% almeno una volta alla settimana); il 17% accende i pc almeno una volta al mese. Ma deve preoccupare il fatto che il 34% (che al Sud sale al 52%) non l’abbia mai usata, pur avendola a disposizione. Tra i motivi di questo insufficiente ed inefficace utilizzo delle risorse disponibili, c’è sicuramente quello dell’aver sovraccaricato gli insegnanti di compiti non propriamente didattici, si pensi agli animatori digitali, per i quali ci sarebbe bisogno di una tanto maggiore attribuzione d’importanza del ruolo da parte del legislatore non riducendolo ad una serie di attività da “dopolavoro” come capita ora, dal momento che animatori digitali similari, comunque sono impegnati in almeno 18 ore di insegnamento con gli con tutti gli adempimenti connessi.

Gli investimenti del piano scuola digitale ammontano ad un miliardo di euro, il MIUR ha già speso 618 milioni (fonte sole24ore), se i misuratori d’impatto rimangono quelli evidenziati da skuola.net, possiamo affermare che la scuola italiana, sul piano della reale innovazione tecnologica, rimarrà in un pantano che “il diritto all’istruzione/formazione per tutta la vita”, condizione fondamentale per lo sviluppo civile ed economico e per la stessa qualità della democrazia, difficilmente riuscirà a guadare.

L’alfabetizzazione digitale deve e può partire dalla scuola. Dalla ricerca The Future of the Jobs presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. Alcuni, come la tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro, stanno influenzando le dinamiche già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. Nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.

16175 Esperti tenuti nel limbo: oltre al danno, la beffa.

Del miliardo di euro investiti nel PNSD, quanti euro per ogni cento produrranno impatti sociali? Quanto di quelle risorse modificherà l’indice BES ISTAT (reso obbligatorio dalla 163/2016)?

Quanto vale e che impatti ha sull’indice BES ISTAT il tenere ancorati a vincoli contrattuali del secolo scorso, gli Assistenti Tecnici? Perchè non liberare questa immensa quantità di competenze specifiche e, in tantissimi casi, elevatissime?

Coinvolgere in termini di “pieno engagement”, questi professionisti della comunità educante, consentirebbe al sistema nazionale dell’Istruzione, di rendere efficace ed efficiente 350 milioni di euro l’anno di spesa pubblica corrente, contribuire a moltiplicare i positivi impatti nei processi educativi e ultimo ma non meno importante, affermare i principi dell’art. 3 della Costituzione innalzando i valori degli indicatori BES ISTAT per i Tecnici stessi e per tutti gli attori del sistema.

I recenti “propositi” di revisione dell’ordinamento professionale del personale ATA (articolo 34 del CCNL 2016-2018), fanno sperare in una organizzazione del lavoro degli attuali Assistenti Tecnici, verso tali obiettivi. Per questo chiediamo a tutte le OO. SS. di istituire tavoli di confronto, con rappresentanze qualificate di lavoratori del settore, che producano proposte operative quanto più aderenti ai bisogni contestuali della comunità educante e che costruiscano un sistema di misurazione degli impatti sociali.

I punti qualificanti di tali proposte, potrebbero essere:

abrogare la figura dell’assistente tecnico ed istituire quella di Tecnico dell’Istruzione, con organizzazione del lavoro definita direttamente dal Dirigente Scolastico, per tutte le scuole di ogni ordine e grado, con tre ruoli differenti:

Tecnico per la Didattica e la Didattica Inclusiva con funzione di affiancamento alle attività didattiche in presenza nei laboratori delle scuole secondarie di secondo grado con competenze nell’ambito dei sussidi tecnologici relativi all’inclusione scolastica di alunni con Bisogni Educativi Speciali (disabilità e non);

Tecnico per i Servizi Tecnologici funzionali alla didattica, ruolo a supporto di tutte le esigenze tecnologiche d’istituto, co-presenza non richiesta, per le scuole di ogni ordine e grado (per le scuole del primo ciclo può corrispondere al Coordinatore Tecnico);

Istituzione della figura del Coordinatore Tecnico che avrà funzioni di: organizzazione del lavoro dei Tecnici dell’Istruzione anche per reti di più scuole, rispetto della normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, rispetto del GDPR ed ai processi inclusivi. L’accesso a tale profilo avverrà tramite concorso per titoli ed esami con quota riservata al personale in servizio con laurea triennale o con almeno 10 anni di ruolo con diploma di maturità.

Equiparazione del ruolo del Tecnico dell’Istruzione, ai ruoli di pari livello nel comparto Università, con progressione di carriera verticale e orizzontale (Cat. B per il Tecnico e C per il Coordinatore tecnico), sbloccando nel contempo le procedure di prima e seconda posizione economica già avviate;

Creazione di parametri oggettivi nazionali per la determinazione dell’organico d’istituto legato al numero degli alunni, dei laboratori e della tecnologia diffusa (open-space, reti wireless, LIM);

Accesso alle attività di formazione e aggiornamento in servizio previste dalla Legge 107/15, al PNSD, al DM 797/16.

 


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