Facciamo tornare "dalla loro Famiglia" BIANCA e SABRINA


Facciamo tornare "dalla loro Famiglia" BIANCA e SABRINA
Il problema
Mauro e Tiziana, genitori perfetti. Ma non per il Tribunale dei Minori.
Loro sono una coppia felice che ha avuto due sorelline in affidamento. Tutto è filato liscio per quattro anni, quando il Tribunale dei Minori, un anno fa, ha deciso di separarli.
Ora Mauro Ferri e la moglie Tiziana Cardile sono disperati, ma non rassegnati. “Non ci strapperanno Sabrina e Bianca. Siamo pronti alla battaglia legale”
Quattro anni. Quattro anni di pianti, giochi, pranzi e cene, colazioni mezzi addormentati, lotte finte sul lettone e corse e rincorse nei giardini con i cani, a fare nascondino e mangiare il gelato. Tutto questo è finito un mattino in un ufficio con una comunicazione: «Le bambine saranno date in adozione». Mauro Ferri, 49 anni, veterinario e sua moglie Tiziana Cardile, architetto, hanno dovuto rinunciare a Bianca 7 anni e Sabrina 10, sono stati genitori affidatari per quattro anni e a loro non è stato concesso di adottare le bambine. Adesso Bianca e Sabrina avranno due famiglie diverse, cognomi diversi. Mauro e Tiziana hanno affidato un messaggio a Facebook «come un messaggio in bottiglia» perché le piccole possano, un giorno, ritrovare quei «genitori in affitto».
A Mauro Ferri chiediamo: perché avete usato i social per il vostro appello anziché contattare gli assistenti sociali?
«Circa un anno fa le nostre figlie, perché così le pensiamo noi, sono state allontanate e trasferite in una casa famiglia. Ci avevano detto allora che questo avrebbe favorito il riallacciare i rapporti con la madre biologica, perché secondo gli psicologi era di nuovo possibile per lei prendersi cura delle bambine, il progetto con la madre biologica è poi fallito e le bambine dichiarate in stato di abbandono. Era stata la madre stessa a chiedere l’allontanamento da noi perché sarebbe stato più facile per lei ricostruire un rapporto, diceva. Mia moglie ha scritto quel post perché ci siamo sentiti abbandonati, volevamo mandare un messaggio alle nostre figlie, noi non le abbiamo abbandonate».
Vi sono stati preclusi i rapporti con Bianca e Sabrina?
«No, ma la comunità è molto distante da Torino e le bambine sono rimaste lì per un anno. Abbiamo fatto il possibile per restare in contatto con loro: ci è stato concessa una telefonata la settimana e tutti weekend. Erano le nostre 48 ore di libera uscita. Dopo qualche mese i fine settimana si sono ridotti a uno. Dicevano che per le bimbe era troppo pesante andare e tornare dalla comunità. Tutto è precipitato a metà mese».
Che cosa è successo?
«Il 15 giugno siamo stati convocati: ci hanno detto che le bambine sarebbero andate in famiglie diverse e rese adottabili. Le due famiglie di Bianca e Sabrina sarebbero state scelte tra quelle disponibili a creare una relazione fra di loro perché le bambine possano continuare a vedersi. Noi sappiamo quanto sarà difficile per Sabrina separarsi da Bianca».
Ora pensate di agire anche legalmente?
«Una delle paure di mia figlia più piccola era il timore di essere separata dalla sorella. Speriamo ci sia un passo indietro. Sulle vie legali non sappiamo ancora cosa fare, anche se credo ci affideremo a un esperto. Diversi avvocati si sono proposti, abbiamo sempre creduto nelle istituzioni ma ora pensiamo di fare diversamente».
Sapevate dall’inizio che essere genitori affidatari era un ruolo a tempo?
«Sì, ci è sempre stato detto che noi eravamo “una risorsa”, che il nostro amore era a senso unico, che devi dare e basta, però è dura quando ti dicono di non dare più. In ogni caso adesso una legge c’è, mia figlia più grande potrebbe anche scegliere, si potrebbe chiedere a lei...».
Se è vero (come è vero) che non si è genitori solo perché si mettono al mondo dei figli, ma se si dimostra concretamente, ogni giorno, di saperli amare e crescere bene, chiediamo al Ministro della Giustizia che sia fatta giustizia, e Bianca e Sabrina, tutte e due insieme, possano tornare dalla loro Famiglia, Mauro e Tiziana.

Il problema
Mauro e Tiziana, genitori perfetti. Ma non per il Tribunale dei Minori.
Loro sono una coppia felice che ha avuto due sorelline in affidamento. Tutto è filato liscio per quattro anni, quando il Tribunale dei Minori, un anno fa, ha deciso di separarli.
Ora Mauro Ferri e la moglie Tiziana Cardile sono disperati, ma non rassegnati. “Non ci strapperanno Sabrina e Bianca. Siamo pronti alla battaglia legale”
Quattro anni. Quattro anni di pianti, giochi, pranzi e cene, colazioni mezzi addormentati, lotte finte sul lettone e corse e rincorse nei giardini con i cani, a fare nascondino e mangiare il gelato. Tutto questo è finito un mattino in un ufficio con una comunicazione: «Le bambine saranno date in adozione». Mauro Ferri, 49 anni, veterinario e sua moglie Tiziana Cardile, architetto, hanno dovuto rinunciare a Bianca 7 anni e Sabrina 10, sono stati genitori affidatari per quattro anni e a loro non è stato concesso di adottare le bambine. Adesso Bianca e Sabrina avranno due famiglie diverse, cognomi diversi. Mauro e Tiziana hanno affidato un messaggio a Facebook «come un messaggio in bottiglia» perché le piccole possano, un giorno, ritrovare quei «genitori in affitto».
A Mauro Ferri chiediamo: perché avete usato i social per il vostro appello anziché contattare gli assistenti sociali?
«Circa un anno fa le nostre figlie, perché così le pensiamo noi, sono state allontanate e trasferite in una casa famiglia. Ci avevano detto allora che questo avrebbe favorito il riallacciare i rapporti con la madre biologica, perché secondo gli psicologi era di nuovo possibile per lei prendersi cura delle bambine, il progetto con la madre biologica è poi fallito e le bambine dichiarate in stato di abbandono. Era stata la madre stessa a chiedere l’allontanamento da noi perché sarebbe stato più facile per lei ricostruire un rapporto, diceva. Mia moglie ha scritto quel post perché ci siamo sentiti abbandonati, volevamo mandare un messaggio alle nostre figlie, noi non le abbiamo abbandonate».
Vi sono stati preclusi i rapporti con Bianca e Sabrina?
«No, ma la comunità è molto distante da Torino e le bambine sono rimaste lì per un anno. Abbiamo fatto il possibile per restare in contatto con loro: ci è stato concessa una telefonata la settimana e tutti weekend. Erano le nostre 48 ore di libera uscita. Dopo qualche mese i fine settimana si sono ridotti a uno. Dicevano che per le bimbe era troppo pesante andare e tornare dalla comunità. Tutto è precipitato a metà mese».
Che cosa è successo?
«Il 15 giugno siamo stati convocati: ci hanno detto che le bambine sarebbero andate in famiglie diverse e rese adottabili. Le due famiglie di Bianca e Sabrina sarebbero state scelte tra quelle disponibili a creare una relazione fra di loro perché le bambine possano continuare a vedersi. Noi sappiamo quanto sarà difficile per Sabrina separarsi da Bianca».
Ora pensate di agire anche legalmente?
«Una delle paure di mia figlia più piccola era il timore di essere separata dalla sorella. Speriamo ci sia un passo indietro. Sulle vie legali non sappiamo ancora cosa fare, anche se credo ci affideremo a un esperto. Diversi avvocati si sono proposti, abbiamo sempre creduto nelle istituzioni ma ora pensiamo di fare diversamente».
Sapevate dall’inizio che essere genitori affidatari era un ruolo a tempo?
«Sì, ci è sempre stato detto che noi eravamo “una risorsa”, che il nostro amore era a senso unico, che devi dare e basta, però è dura quando ti dicono di non dare più. In ogni caso adesso una legge c’è, mia figlia più grande potrebbe anche scegliere, si potrebbe chiedere a lei...».
Se è vero (come è vero) che non si è genitori solo perché si mettono al mondo dei figli, ma se si dimostra concretamente, ogni giorno, di saperli amare e crescere bene, chiediamo al Ministro della Giustizia che sia fatta giustizia, e Bianca e Sabrina, tutte e due insieme, possano tornare dalla loro Famiglia, Mauro e Tiziana.

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 25 giugno 2016