Regalo di Natale per il nuovo anno: ABOLIAMO L'INVALSI

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La Scuola, da quella elementare all'università, è l'istituzione che garantisce identità e continuità culturale oltre che il know-how necessario per mantenere alto il livello della società civile e garantire sviluppo di capacità innovative e produttive ed è, e tale deve essere considerata, un ministero strategico. Tuttavia il piano della pratica neoliberista al quale la Scuola Italiana in questi decenni si è sottomessa, ha portato gli insegnanti, con costosi test (Invalsi), ad essere esecutori passivi di scelte pedagogiche sciagurate, tesi ad inseguire una presunta oggettività nelle loro valutazioni.

Tra i tanti propblemi, la Scuola, oltre alla foglia di fico della pseudo-valutazione, ha piuttosto l'inderogabile necessità di semplificare e razionalizzare i programmi della scuola primaria, diventati da tempo la proiezione grottesca di quelli della scuola secondaria, e di separare il percorso di istruzione da quello della formazione professionale, per consentire di raccordarsi col mondo del lavoro in modo ben più serio di quanto si realizza nell'alternanza scuola-lavoro della mistificante “Buona Scuola”.
Quindi, in un piano che coniughi attenzione alla Scuola e taglio alle spese inutili, perchè non cominciare a risolvere qualche problema, prevedendo l'abolizione dell'Invalsi?
Questa operazione, oltre a far risparmiare denaro, che potrebbe essere orientato verso un incremento per fondi al Diritto allo studio, al contempo riscuoterebbe anche il plauso della stragrande maggioranza degli insegnanti e degli studenti.
LE BUONE RAGIONI PER ELIMINARE I TEST INVALSI
1) la scuola è ben più che un addestramento ai quiz
Valutare non può significare soltanto schedare, mettere in classifica, favorire la competizione tra scuole e studenti, indirizzare e svilire la didattica, rendendola un semplice bagaglio di nozioni da digerire per affrontare i test"
I test proposti risultano del tutto estranei nella forma e nella sostanza all'esperienza dei bambini
Velleitario e tendenzioso pretendere (come l'Invalsi fa) di poter quantificare il livello di competenze di alunni e studenti e determinare, annullandone la relazione pedagogica, il “valore aggiunto” che un certo istituto o un certo insegnante fornirebbe alla cultura degli allievi.
2) gli INVALSI sono quanto di peggio abbia prodotto la didattica ministeriale negli ultimi anni, perchè
nella realtà i test di valutazione non considerano, non valutano” risultati già esistenti, confrontandoli tra loro, bensì prescrivono metodologie, standard, modelli di comportamento, veicolando una cultura frammentaria e frantumata al contrario di quanto si andava cercando di fare nella scuola primaria.
Non a caso i ricercatori americani e inglesi, a suo tempo, hanno tradotto il fenomeno dei test (indicatori quantitativi), nell'espressione “teaching to test” (insegnare per il test, in luogo dell'insegnamento di competenze disciplinari), che utilizzati come parametri dei risultati di un'istituzione sociale, anzichè comparare risultati già esistenti, hanno indotto e imposto, ai lavoratori intellettuali, delle condotte e dei comportamenti adeguati alla logica del mercato e dell'impresa, cercando di produrre standardizzazione degli insegnamenti e degli apprendimenti.
Più i quiz diventano importanti e legati al “buon nome” della scuola, più i docenti addestrano ai quiz... ma un buon insegnante, al contrario, rispetta i tempi dei suoi alunni, riesce ad appassionarli e a motivarli allo studio!
3) gli INVALSI sono quindi del tutto inadeguati a misurare la qualità di un docente, perché
i quiz non riescono a valutare il livello di una classe e tanto meno di un'intera scuola. I risultati saranno usati come pubblicità promozionale. Ma il livello di una scuola o di una classe dipende principalmente dal gruppo classe stesso.
Anche volendo ammettere che i test offrano delle indicazioni attendibili dei risultati in termini di acquisizioni di competenze o abilità, essi non individuano nulla sulle cause delle differenze di rendimento tra aree geografiche diverse o tra scuole diverse. Il “volendo pure ammettere” è una pura concessione generica, perché è evidente che
a) così strutturati, i test provocando disorientamento, agevolano di fatto solo alcuni, e non tengono conto delle varie e diverse intelligenze e dei ritmi di lavoro individuali.
Gli studenti e le intelligenze non sono tutte uguali!
Spesso proprio gli alunni migliori vanno male ai quiz: gli studenti più riflessivi impiegano troppo tempo e spesso trovano che molte risposte ai quiz di italiano siano tutte valide.
b) Il linguaggio utilizzato nelle consegne (soprattutto per la scuola primaria) non è sempre di facile né immediata comprensione; alcune soluzioni proposte risultano ambigue, e provocano nei bambini indecisione e frustrazione: sembrano studiate apposta per trarre in inganno alunni che hanno solo sette e dieci anni. Considerata l'età anagrafica degli alunni interessati, la quantità delle domande e la complessità dei dati in esse esposte hanno evidenziato la difficoltà di lettura come comprensione nel tempo previsto.
Tutto questo poi quando sembra accertato che il pensiero astratto. per rispondere in modo adeguato a quesiti di questo tipo, si raggiunga intorno agli undici anni. Inoltre nella stesura dei test non si considera che, con l'avvento delle nuove tecnologie, video giochi ecc., i tempi e la capacità di concentrazione in questi anni è andata via via, sempre più riducendosi.
c) Non ultima l'evidente non considerazione, che all'interno delle classi, esistono casi di disagio e di difficoltà, che necessitano di modalità e tempi adeguatamente calibrati.
Nel panorama, poi, delle cosiddette critiche “minori”, vi è quella del rischio di “cheating” ovvero copiature e imbrogli. l'Invalsi non compie nessun tipo di verifica sul campo per studiare la validità degli stessi test che somministra, ma pretende di sapere quando il risultato di un test si discosta troppo dai risultati attesi (test “troppo buoni”) e di sancire che in questo caso si è in presenza di “cheating”. A seconda dei casi, taglia i punteggi oppure addirittura annulla i test. Si tratta di un evidente arbitrio, poiché non si è in grado di sapere in modo approfondito se ci sia o non ci sia stato realmente il “cheating”.
d) Quando si formano classi con 25 alunni, numero questo che condiziona pesantemente la qualità dell'apprendimento, e si tagliano anche milioni alla scuola pubblica, perchè non risparmiare, eliminando gli alti costi di questi test artificiosi e per finalità ed impostazione, anche diseducativi? Inoltre, in una, per definizione, “verifica sulle competenze” perchè i risultati delle prove vengono incrociati con i dati sullo status economico e culturale della famiglia di provenienza attraverso un Questionario Studente?
Ormai siamo rimasti solo noi a continuare su questa via, già da tempo USA, Gran Bretagna e Francia hanno abbandonato o stanno eliminando la pratica del test, perché proseguire?

ALCUNI DEI MOLTI INTELLETTUALI CHE SI SONO ESPRESSI CONTRO I QUIZ
Giuseppe ARAGNO - Università Napoli
Luciano CANFORA - Università Bari
Romano LUPERINI - Università Siena
Riccardo PETRELLA - Università Lovanio
Nicola SANTORO - Università Ottawa
Salvatore SETTIS - Accademico dei Lincei
Pasquale Voza - Università Bari