Liberate Jacopo!

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A fine maggio è andato in onda, nella trasmissione tv “Le Iene“, un servizio a cura di Nina Palmieri sul caso di Jacopo P., 47 anni, affetto da autismo.
Il servizio era intitolato “Psicofarmaci o terapie alternative?” e metteva sotto accusa, da un lato, le contraddizioni e i limiti della attuale situazione sanitaria e assistenziale in Italia, dall’altro, le possibili ed eventuali risorse esistenti nella disabilità se – per dirla con le parole di Franco Basaglia ” – c’è la volontà di mutare una situazione”.

Questa volontà ha trovato radici solide nell’operato di Roberto De Certo, musicarterapeuta ed educatore fiorentino, che ha sfidato la politica terapeutica del C.T.E., una casa di cura per disabili a Firenze dove Jacopo sosteneva un programma di riabilitazione psicosociale, ridotto però ad un uso continuo di psicofarmaci, somministrati per contenere le periodiche crisi in occasione delle quali si provocava lesioni e contusioni sul corpo e sul viso.
La terapia promossa da Roberto trova la sua efficacia rivoluzionaria in un percorso di integrazione fatto non di medicinali per intontire e immobilizzare il ragazzo, ma di vissuti quotidiani, cose semplici e relazioni: afferrando la mano aperta di Roberto, Jacopo ha ripreso in mano la sua vita e mutato la sua condizione in una prospettiva di speranza, non solo per se stesso ma anche per coloro che vivono i suoi stessi disagi

Il braccio di ferro tra Roberto e l’Istituto, ovvero psicofarmaci Vs socialità e autonomia, si è risolto in un gioco di forza del C.T.E e dei suoi avvocati.
Approfittando di un infortunio della madre di Jacopo, hanno affidato alla donna un amministratore di sostegno e, di conseguenza, un tutore anche al figlio.
Da gennaio, per volontà di un giudice tutelare, scavalcando quelle di un uomo che è capace di esprimere chiaramente il proprio volere, Jacopo è ricoverato nel C.T.E, con il divieto di incontrare Roberto e il permesso di vedere la madre solo all’interno della struttura.

Dunque oltre ad un trattamento iper farmacologico, tra l'altro inefficace, Jacopo si è trovato improvvisamente esiliato da due affetti importanti!

Attualmente il CTE chiede  che Jacopo sia trasferito e dovrebbero trasferirlo a breve all'ODA (Opera Diocesana di Assistenza). La curatrice di Jacopo che aveva sostituito la mamma ha chiesto di essere sostituita e adesso c'è un nuovo curatore.

E mentre Jacopo è ancora chiuso in Istituto, e la sua voce è inascoltata, AIUTACI A DAR VOCE A JACOPO e a chi come lui si ritrova prigioniero invisibile in Istituzioni totalitarie!
E perché non fare quello che che Jacopo e sua mamma chiedevano, cioè di assisterlo a casa propria?

Firmiamo affinchè questo sia possibile!

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