Dobbiamo assistere passivamente al peggioramento del servizio sanitario?

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Abbiamo preso l’iniziativa di lanciare questo appello-denuncia verso tutti i soggetti che rappresentano la nostra collettività (Comune, Regione, forze politiche e sociali), indirizzato anche ad associazioni, sindacati o semplici cittadini, convinti dell’urgenza della situazione e con la speranza di attivare una discussione collettiva ed uno scatto di decisioni che cambino lo stato delle cose.

Nel nostro Paese, da molti anni è in atto un progressivo impoverimento del servizio sanitario pubblico. Gli investimenti sono diminuiti ponendo l’Italia al di sotto della media dei paesi europei. Con il definanziamento programmato, la razionalizzazione è diventata razionamento, fino a ledere i valori fondamentali del sistema. Sono stati tagliati i costi senza un parallelo impegno di riforma del sistema per garantirne l’universalità, soprattutto a livello dei servizi territoriali.

Le liste di attesa sono sempre più lunghe, il costo dei ticket è progressivamente incrementato, le famiglie sono lasciate sole nell’assistenza delle persone con disabilità, il numero degli operatori è sempre più insufficiente, i servizi si reggono grazie a loro grande impegno. Per non rischiare la demotivazione sarebbe necessario un maggiore loro riconoscimento politico e sociale. Aumentano le diseguaglianze sull’attesa di vita e il numero di anni in buona salute dopo i 65 anni è di molto inferiore alla media Eu.

Vediamo una sanità privata che, semplificando le procedure di accesso e ramificando i punti di erogazione dei servizi su tutto il territorio, si offre come alternativa a garantire quel diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione che compete allo Stato. Ma solo le categorie di cittadini più abbienti possono permettersi di accedere alle prestazioni sanitarie offerte dal privato mentre quella parte di popolazione più debole economicamente e socialmente è costretta spesso a rinunciare alle cure o ad attendere tempi di attesa insopportabilmente lunghi. Le assicurazioni private i cosiddetti ‘welfare aziendali’ offrono prestazioni (spesso anche con scarsa appropriatezza) solo per limitate categorie.

Si contribuisce così ad aumentare le differenze di trattamento dei cittadini e mettere ulteriormente in crisi i servizi per la salute che dovrebbero essere gratuiti (sostenuti da un prelievo fiscale veramente progressivo) e di buona qualità per tutte le persone.

La Toscana, attuando, negli anni, le decisioni del governo centrale, ha realizzato un taglio dei posti letto, sia ma anche del personale sanitario, non andando a sostituire in modo adeguato il personale che andava in pensione. Il risultato è stato ‘forte’: carenze di posti letto, Pronto Soccorso che manifestano evidenti difficoltà operative, crescenti difficoltà di accesso alle prestazioni con persistente lunghezza delle liste di attesa, insufficienza dell’assistenza territoriale e insufficiente sviluppo delle potenzialità delle Case della Salute, indebolimento e marginalizzazione degli interventi di Prevenzione Collettiva (nei luoghi di lavoro, alimenti-veterinaria, igiene pubblica, con particolare riguardo alle emergenti problematiche riguardanti il rapporto tra ambiente e salute (1).
Per gli stessi motivi esprimiamo preoccupazione anche per la situazione della sanità empolese- valdelsa. Questo territorio e la nostra regione non sono certamente messi peggio di tante aree del paese per quanto riguarda i servizi per la salute. Tuttavia, proprio la cognizione della nostra - per tanti profili - "eccellenza storica", incrementa la preoccupazione per alcune tendenze al peggioramento. Uno dei punti principali è, appunto, l’aumento delle difficoltà d’accesso ai servizi e la perdurante mancanza di alcuni di essi. Preoccupa anche la verifica quotidiana di un disagio degli operatori sanitari, che sentono sempre più lontane e assenti le sedi decisionali e che, in mancanza di piani di formazione, vedono sempre più disattesa la loro volontà di miglioramento professionale, mentre le dotazioni di personali sono continuamente intaccate.

Preoccupa una sorta di “evaporazione” del concetto di territorio, con gli operatori, i cittadini e le istituzioni locali, che hanno progressivamente abbandonato un fondamentale ruolo, sia di proposta nel campo del socio-sanitario, sia di controllo e verifica dei programmi. Gli operatori ci raccontano che con la ‘grande centralizzazione’ la nuova dirigenza centralizzata non ha più una concreta percezione dell’andamento dei servizi nei territori e le associazioni, come i cittadini, non hanno più interlocutori con cui confrontarsi, strumento alla base di un percorso democratico di conoscenza del servizio pubblico.

Alla luce di quanto sopra chiediamo una forte revisione del sistema di governo delle liste di attesa, a partire dalla questione dei "percorsi speciali" (i malati cronici per specifiche malattie) visto che oggi, ad esempio, per una ecografia addominale sono richiesti 324 giorni a Firenze, 320 a Empoli. Le liste d’attesa infinite per accedere a una prestazione sanitaria non sono una fatalità da accettare con rassegnazione!

Chiediamo inoltre conto dello stato di attuazione (che ci risulta assai indietro) e dei tempi di realizzazione di una serie di interventi a suo tempo prospettati1:

  • i “quasi 2 milioni e mezzo per il nuovo personale medico, amministrativo e tecnico, per un totale di 162 nuove unità, di cui 85 per l’area del comparto e 77 per quella medica”
  • le Case della Salute. Sono state programmate diciannove Case della Salute; oltre alle nove già attivate, ne devono essere realizzate altre dieci (2)
  • prospettive per sanare una grave carenza per il nostro territorio quale l’Hospice, necessario per un’adeguata assistenza ai malati terminali
  • i “27 milioni e mezzo per la ristrutturazione del padiglione H dell’ospedale San Giuseppe
  • gli “8 milioni e mezzo per il Santa Verdiana di Castelfiorentino” (per servizi vari, tra i quali
  • l’hospice o centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare)
  • centro di riferimento aziendale e regionale per la cura dei disturbi del comportamento alimentare.

Sul centro per l’autismo (Empoli), che impegna quasi 4 milioni”, sul quale si sono levate contrarietà notevoli da parte di associazioni, operatori, forze politiche, ecc., esprimiamo preoccupazione per via del modello istituzionalizzante che si prospetta.
(per le adesioni inviare messaggio whatsapp a: 335 74.34.754)

1)   Il 21 ottobre 2016 si presentava, con una conferenza stampa di tutte le autorità amministrative e sanitarie, una ‘Rivoluzione sanità: tra Empolese e comprensorio 54 milioni di investimenti e 11 case della salute’.

2)   Probabilmente, lo scarso sviluppo delle Case della Salute in tutta la Toscana - insieme ad una politica dell’assessorato che tende ad affi- dare, con una distorta visione di sussidiarietà, sempre più attività ambulatoriali al cosiddetto ‘privato sociale’, sono tra i problemi più rilevanti della sanità regionale. La Casa della Salute deve essere una sede pubblica che integra servizi e attività, nonché luogo della partecipazione dei cittadini e dei soggetti. Un luogo dove i servizi sociali e sanitari si riorientano da una cultura dell’attesa a una cultura della promozione.



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