NO al Reddito di Cittadinanza, SI al Lavoro di Cittadinanza

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Spett. le Presidente del Consiglio,

Vorremmo iniziare questa lettera con una provocazione. Si immagina se Michelangelo, Donatello, Raffaello o Caravaggio si fossero limitati a ricevere il reddito di cittadinanza dal loro signore anziché mettersi ad imparare seriamente un lavoro di sacrificio come può in molti casi essere quello di bottega? Eppure non è nemmeno tanto una provocazione visto che gran parte del turismo internazionale che si affaccia ogni anno in Italia si riversa in città con un’eredità artistica importante e che rendono l’Italia il più grande museo a cielo aperto del mondo.

Stando all’Istat (1), l’Italia è il Paese con il più alto tasso di giovani che non studiano, non si formano e non lavorano. Questo fenomeno, però, non può rimanere un dato a sé stante. Va letto alla luce delle distorsure culturali di questo Paese che, da un decennio a questa parte, ha deciso di inimicarsi le imprese a favore di politiche assistenzialistiche fallimentari (come il reddito di cittadinanza) e che a nostro parere sono servite e servono solo alla politica. 

Al di là delle derive di erogazione che vedrebbero questo reddito assegnato anche a chi normalmente lavora in nero o presta manovalanza presso le organizzazioni criminali, con dati alla mano solo 200 mila dei 4 milioni di beneficiari pare abbiano trovato un lavoro (2). Nei numeri un fallimento che potrebbe anche essere letto come un disincentivo a rientrare nel mondo del lavoro.

Eppure, stando ai dati forniti da una delle più grandi aziende multinazionali di reclutamento del personale, l’Italia è anche tra i primi Paesi al mondo per mismatching tra domanda ed offerta di lavoro. Mancano operai specializzati, addetti alle vendite, tecnici, ingegneri, autisti e addetti alla logistica, informatici, contabili, operai edili e sanitari di ogni livello. Addirittura il 47% delle piccole medie imprese non riuscirebbe a coprire posizioni vacanti per mancanza di qualifiche presenti nel mercato del lavoro (3).

Per questo motivo, da imprenditori, le scriviamo per chiederle di contribuire a dare una svolta culturale prima che politica all’Italia, facendo ritornare il tema del lavoro al centro del dibattito pubblico.

Il nostro desiderio è che il “reddito di cittadinanza” si trasformi in “lavoro di cittadinanza”. No. Non chiediamo che lo Stato si sostituisca al mercato creando posti di lavoro che sarebbero cagione di altre distorsioni, ma che le istituzioni si predispongano per porre le basi di un sistema che faciliti il reintegro delle persone all’interno dello stesso.

Siamo convinti che una riflessione in questo senso riporterebbe alla ribalta anche altri temi come la funzione sociale delle imprese, la competitività internazionale del sistema Paese e, quindi, anche la necessaria riforma della scuola ad ogni livello.

Certi della sua sensibilità in merito, prendiamo l’occasione per augurarle buon lavoro!

Antonio Gigliotti – Fondatore di Fiscal Focus
 

1 https://www.avvenire.it/economia/pagine/corsi-per-neet

2_https://www.ilmessaggero.it/economia/news/reddito_di_cittadinanza_2021_requisiti_quante_persone_lavoro_ultime_notizie_22_gennaio_2021-5716119.html

3 https://www.repubblica.it/economia/miojob/2020/03/02/news/il_lavoro_c_e_non_si_trova_chi_sa_farlo-249826705/