Riceviamo e volentieri rilanciamo:
Ultima occasione per quest'anno di partecipare all'unica formazione nazionale che dà gli strumenti per valutare in maniera autonoma il diluvio di maketing formativo e digitale imposto dall'alto, e scegliere con la proria testa, forti di strumenti critici davvero solidi.
Corso online di "Pedagogia Hacker": Martedì 7 Maggio 2024 dalle 9 alle 18 (con pausa dalle 13 alle 14)
Il corso dà diritto all'esenzione dal servizio nonché all'attestato di partecipazione.
Qui una definizione di "pedagogia hacker": https://www.iltascabile.com/societa/pedagogia-hacker/
Qui la pagina per iscriversi: https://scuolafutura.pubblica.istruzione.it/pedagogia-hacker-internet-e-strumenti-conviviali-corso-avanzato-2-edizione
(se lo fate vi chiediamo la cortesia di avvisarci con una mail a info@erentil.net, facilitandoci così la gestione del corso).
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«Ovviamente, rimuovendo il lavoro umano dall'equazione, si rimuovono anche i conflitti sociali, la redistribuzione della ricchezza e tutto quanto può essere d'intralcio all'accumulazione di ricchezza da parte di chi ha le risorse iniziali per mettere in piedi il sistema automatizzato.
Questo è il motivo per cui sentiamo parlare di:
- educazione digitale o scuola digitale il cui obiettivo è rimuovere il docente dall'equazione, o magari ridurne le unità in maniera drastica per sostituirle con macchine tutor basate su modelli linguistici come anticipato da Bill Gates in una intervista;
- cittadinanza digitale, tipico caso in cui l'aggettivo rimuove delle qualità invece di aggiungerne, dato che - nel momento in cui ci obblighiamo a dover utilizzare le macchine per poter accedere a un diritto di cittadinanza - ci poniamo nella condizione di vedercelo negato per un malfunzionamento della macchina stessa;
- piano nazionale scuola digitale il cui obiettivo era e rimane, sostanzialmente, imporre l'acquisto di costosi device digitali, per la gioia di personaggi come Mark Zuckerberg, i cui visori per il Metaverso possono essere venduti unicamente alle scuole;
- DigiCompEdu, il quadro europeo delle competenze digitali...questo caso è forse il peggiore di tutti: alla retorica del digitale si sovrappone quella delle competenze, retorica che sottintende un primato del metodo d'insegnamento sulla sostanza di quanto si intende insegnare, come se l'adesione a una certa metodologia o pedagogia garantisse in qualche modo la certezza matematica del risultato. Mi pare un caso da manuale delle distorsioni del pensiero che si verificano quando gli umanisti pretendono di applicare i metodi e i procedimenti della scienza, senza averne prima di ogni cosa compresi gli stretti limiti di applicazione»
(Stefano Borroni Barale, L'intelligenza inesistente, Milano, Altreconomia, 2023, pp.92-93).
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Cfr. anche https://nostrascuola.blog/2023/06/16/la-religione-del-digitale-e-il-silenziamento-della-riflessione/