Petition updateManifesto per la nuova ScuolaLa condotta e il totalitarismo delle competenze
La nostra scuolaRoma, Italy
Sep 27, 2023

"Non è possibile separare i contenuti dai comportamenti, le conoscenze dagli atteggiamenti: ogni studente, messə in condizione di interagire, dovrà mobilitare le sue risorse cognitive durante delle attività in cui il o la docente sia in grado di valutare anche i comportamenti – o meglio, di osservare i comportamenti e di raccogliere informazioni utili a comprendere se i livelli raggiunti sono adeguati alle aspettative eccetera". 

Questo ragionamento, portato avanti in un recente articolo su "La ricerca" (vedi oltre) appare ambiguo e molto discutibile, oltre che di un'astrattezza disarmante.

Si può essere a favore o contro il voto in condotta, ma quello che colpisce qui è l'argomentazione con cui si sostengono le ragioni della sua abolizione: si dice, in sintesi, che il voto in condotta - oltre a essere un esercizio di potere dell'insegnante (considerato per definizione malvagio, sadico e assetato di potere, anche se in realtà si tratta del consiglio di classe) - è superfluo, perché in tutte le valutazioni che si danno degli studenti (quelle valutazioni formative che secondo un noto assioma metafisico si dissolvono non appena appaia un voto) si prendono GIÀ in considerazione aspetti comportamentali degli studenti.

Ecco qui il tasto fesso: sembra che si dia per scontato che, invece di valutare le conoscenze acquisite e rielaborate dagli studenti, la scuola debba valutare prima di tutto i loro atteggiamenti, il loro carattere e la loro personalità. D'altra parte, questo è l'esito finale di tutto il discorso delle "competenze": non a caso nell'articolo in questione vengono riproposti più volte i riferimenti normativi che introducono questo concetto - strumentalizzabile per tutti gli scopi proprio a causa della sua indeterminatezza burocratizzante - nel sistema scolastico italiano. 

Molto preoccupante la frase "valutare i comportamenti o meglio osservare i comportamenti" e "raccogliere informazioni utili a comprendere se i livelli raggiunti sono adeguati alle aspettative": i livelli di cosa? Delle conoscenze o delle caratteristiche personali attese? E, nel caso, queste caratteristiche sono stabilite da chi?

Questo discorso, che porta a identificare immediatamente le conoscenze con i comportamenti, come se la scuola addestrasse anziché educare attraverso l'istruzione, appare pericolosamente vicino a quello delle "life skills", secondo il quale compito della scuola sarebbe quello di promuovere l'adeguamento delle personalità in crescita alle esigenze di una "realtà" data a priori (sempre più identificate con quelle di un presunto "mercato del lavoro"): l'esatto contrario dell'approfondimento culturale, capace di problematizzare la realtà, di esaminarla criticamente e di metterla in discussione. 

In pratica, mescolando e confondendo i piani del comportamento e quello delle conoscenze acquisite, si attua un controllo molto maggiore sugli studenti rispetto a quello attribuito con fissazione un po' adolescenziale al presunto autoritarismo degli insegnanti. Con la valutazione delle 'life skills', a esercitare un controllo sull'interiorità degli studenti e sull'adeguatezza di questa interiorità a una realtà data sarebbe lo stesso sistema burocratico ed educativo nella sua interezza, sempre più portato a sostituire la benefica relazione docente-studenti, il cui libero e prezioso sviluppo passa per il lavoro comune sulle conoscenze, con osservazioni e interventi para-professionali e para-scientifici sulla personalità degli studenti, pur in assenza di ogni reale conoscenza e preparazione psicologica da parte di chi opera in tal senso. Si tratta della logica sottesa a tutto il discorso dell' "orientamento".

Su questo scivolamento, si leggono le parole di Biesta:
"La domanda che non viene mai posta è se l'ambiente a cui il sé sta cercando di adattarsi sia un ambiente a cui ci si dovrebbe adattare, un ambiente a cui valga la pena adattarsi. Il sé - e forse dovremmo dire il sé adattabile e adattivo - non può mai generare, da solo, un criterio con cui valutare ciò a cui si sta adeguando. È quindi preso, in quanto 'oggetto', da ciò a cui si sta adeguando, un problema che ho cercato di esemplificare servendomi dell'immagine del robot aspirapolvere" (Gert J.J.Biesta, Riscoprire l'insegnamento, Milano, Cortina, 2022, p.75);

e quelle di Boarelli:
"Questa visione dell'educazione attiva è in profondo contrasto con quella praticata attraverso le 'competenze'. L'educazione attiva, per essere veramente tale, deve porsi l'obiettivo di fornire ai bambini e ai ragazzi gli strumenti per incidere sulla realtà, per modificarla attraverso una comprensione individuale e un'azione comune. L'approccio per 'competenze', al contrario, si basa su una adesione alla realtà esistente come se questa possedesse una realtà propria (il reale non è razionale, sosteneva Dewey). Non si propone di sottoporla a una lettura critica, tanto meno di cambiarla. Il suo scopo è - al contrario - quello di fornire a ciascuno gli strumenti per adattarvisi. La sua azione è modellata sugli individui singoli, privi di legami sociali, che devono essere dotati di propri 'portafogli' di competenze e formati per massimizzare il vantaggio personale che può derivare da un loro uso accorto sul 'mercato'. In questo modo le finalità individuali e sociali vengono separate, viene ricostituita un'opposizione artificiale tra dimensione personale e dimensione comunitaria" (Mauro Boarelli, Contro l'ideologia del merito, Bari-Roma, Laterza, 2019 cfr. https://nostrascuola.blog/2022/01/04/ideologia-e-mistificazioni/)

Si ricordi anche la sospensione dall'insegnamento del maestro Manzi in seguito al suo rifiuto di compilare le schede di valutazione dei suoi alunni negli anni 1978/1979 e 1979/1980 nella parte relativa ai giudizi analitici.

Il maestro dichiarò "Le valutazioni affidate ai docenti dovrebbero riferirsi soltanto al profitto scolastico, senza prendere in considerazione l'intera personalità dell'alunno in ogni sua manifestazione", aggiungendo di non avere la "preparazione scientifica necessaria a svolgere questo compito senza cadere, inevitabilmente, in affermazioni false o imprecise".

Link all'articolo originale Corriere della sera del 23/05/1981, p.19
https://www.centroalbertomanzi.it/wp-content/uploads/2019/01/CentroAlbertoManzi-maestro-sospeso-corrieredellasera.pdf

Per l'articolo de "La ricerca" cfr. https://laricerca.loescher.it/per-merito-e-per-buona-condotta/

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