Checché ne dicano i suoi propugnatori, seminando false piste e inquinando il dibattito sulla scuola con false motivazioni, l'abolizione dei voti e la loro sostituzione con una "certificazione di competenze" è funzionale al superamento della scuola della conoscenza che istruisce ed educa attraverso i contenuti culturali e le discipline, a partire da una profonda alfabetizzazione.
Ormai non si parla più soltanto di "interdisciplinarità" (che richiederebbe comunque una base disciplinare di conoscenze) ma dello sviluppo di "competenze trasversali", preferibilmente "non cognitive" (tra le quali, secondo Maurizio Lupi, che ha promosso la legge che ne introduce la "sperimentazione" nelle scuole, l' "affidabilità" e l' "adattabilità"; e si veda il recente, terribile documento prodotto dalla Fondazione Agnelli riportato qui sotto), ora incentivato da un "orientamento" para-professionalizzante che parte già dagli undici anni: invece di aiutare un bambino o un adolescente a sviluppare interesse per orizzonti culturali imprevedibili e inediti, di cui la scuola dovrebbe garantire la massima apertura attraverso la pluralità, la contestualizzazione e la ricchezza dei contenuti disciplinari, lo si vuole indirizzare verso quello che provvisoriamente già è o verso ciò che secondo qualcuno sarà destinato a essere per tutta la vita. Mentre la direzione che le conoscenze possono prendere nella mente di una persona in crescita e l'uso che ne potrà fare sono imprevedibili, le competenze - in generale - predeterminano infatti ciò che una persona dovrà essere, programmano già in anticipo la realtà del futuro essere umano. È chiaro che i voti non sono funzionali a questo disegno, visto che indicano per approssimazione a che punto si è con le conoscenze; proprio quelle conoscenze che in tanti vorrebbero far scomparire (si veda, a titolo esemplificativo, il documento di ANP "La scuola che vogliamo"), imponendo il modello di una scuola-agenzia privata certificatrice di competenze "trasversali". E intanto gli studenti non sanno più comprendere un testo scritto, fare un calcolo, situare cronologicamente la Seconda Guerra Mondiale e la Rivoluzione francese, collocare geograficamente la propria regione o la propria città...
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Proprio l' "orientamento", praticato già dalle scuole medie e nelle superiori incarnato da figure (con venti ore di "formazione") che non hanno nessun titolo per entrare nell'ambito psicologico della motivazione, delle aspirazioni, delle incertezze e delle scelte, viene a chiudere il cerchio di una trasformazione della scuola della Costituzione in qualcos'altro.
Tra l'altro, sembra che qui non si prenda per nulla in considerazione un punto fondamentale: se, anziché istruire e aiutare a crescere attraverso i contenuti culturali, qualcuno nelle scuole - senza avere la preparazione e la professionalità necessarie e senza la consapevolezza profonda delle dinamiche psicologiche e affettive che va a toccare - entrasse direttamente nelle questioni di personalità delle persone in crescita, compirebbe un abuso gravissimo e una violenza altrettanto grave, i cui danni potrebbero essere enormi. Chiaramente, qui non si mette in discussione il fatto che gli insegnanti possano dare dei consigli ai propri studenti, cosa che è sempre avvenuta; ciò che è inaccettabile è che gli insegnanti si presentino - o vengano costretti a presentarsi - come persone ufficialmente titolate a dare consigli, "professionisti dell'orientamento" senza esserlo, con tutta la confusione di ruoli che la sovrapposizione di ruoli professionali insegnante/"counselor-orientatore" produrrebbe.
In particolare, come emerso nel corso di un incontro del nostro gruppo sul tema con lo psicoanalista Alessandro Zammarelli, una persona che non abbia una vera formazione psicologica alle spalle non ha la preparazione adeguata per distinguere le inclinazioni DEGLI studenti - che comunque non possono essere mai date precocemente per definitive e tanto meno fissate come etichette sulle persone in crescita - dalle proprie possibili proiezioni e fantasie SUGLI studenti; e, quel che è peggio, potrebbe non capire quando lo studente si adegua alle proiezioni e alle aspettative dell'adulto per compiacerlo e quando invece compie scelte autonome e davvero corrispondenti a quello che sente.
Eppure, a leggere le slide di INDIRE (l'ente che dovrebbe occuparsene) sulla formazione dei docenti tutor/orientatori, sembra che qualcuno pensi di poter abilitare gli insegnanti a svolgere un ruolo e una professione che non è la loro attraverso un corso di VENTI ore: basti leggere quali sono le COMPETENZE che a loro volta gli insegnanti dovrebbero sviluppare:
"Promuovere negli insegnanti lo sviluppo di competenze trasversali, come la capacità di comunicazione, di ascolto attivo che sono essenziali per svolgere efficacemente il ruolo di orientatori e la capacità di valutare l'efficacia del sistema di orientamento scolastico, al fine di apportare eventuali miglioramenti e di garantire un supporto adeguato agli studenti nel loro percorso di formazione.
Favorire la collaborazione tra insegnanti, famiglie e comunità, per promuovere un sistema di orientamento scolastico inclusivo e orientato al successo degli studenti".
Ogni persona di buon senso sa benissimo che alcune di queste attività possono e devono essere svolte solo da psicologi/psicoterapeuti qualificati: forse su questo punto non sarebbe sbagliato richiedere un serio intervento da parte dell'ordine degli psicologi, che faccia e pretenda finalmente chiarezza.
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L'orientamento sarà incentrato (citiamo dal sito docentitutor.istruzione.it) sulla "personalizzazione dei percorsi, mettendo [sic] l’accento sullo sviluppo delle competenze di base e trasversali (responsabilità, spirito di iniziativa, motivazione e creatività, fondamentali anche per promuovere l’imprenditorialità giovanile), superando, in altri termini, il modello della sola dimensione trasmissiva delle conoscenze".
L'effetto che si vuole produrre, qualunque ne sia lo scopo, è quello dell'adattabilità inconsapevole a una realtà data a priori, la fine dell'abitudine al pensiero e alla conoscenza di ciò che non è immediatamente presente e della stessa capacità di astrazione. "Superamento della dimensione trasmissiva" significa allora fine degli insegnamenti da parte dell'Altro, l'unico secondo Gert Biesta (ne parla nel libro Riscoprire l'insegnamento, Milano, Raffaello Cortina editore, 2022) che può rompere l'isolamento claustrofobico del soggetto in se stesso (isolamento chiamato nella neolingua burocratica "personalizzazione dei percorsi" o degli apprendimenti), e fine della possibilità di apertura di orizzonti conoscitivi nuovi e imprevedibili (tautologicamente, non posso sospettare l'esistenza di qualcosa che non conosco prima che un altro me la mostri). Il punto d'arrivo, sempre per usare un'immagine di Biesta, è il "robot aspirapolvere" che "impara dall'ambiente" in cui è immerso - magari sviluppando anche "spirito imprenditoriale" - ma non può mai mettere discussione l'ambiente stesso dall'esterno, perché non conosce e non immagina altro.
Su queste questioni si veda anche:
https://nostrascuola.blog/2022/01/14/competenze-non-cognitive-le-parole-dello-psicoanalista/
https://nostrascuola.blog/2023/07/11/tempo-racconto-e-competenze/
https://laletteraturaenoi.it/2023/03/06/psicoanalisi-psicologismo-e-scuola/
Per l'articolo sulle "abilità non cognitive" prodotto nell'ambito Fondazione Agnelli, cfr. https://lavoce.info/archives/101431/quanto-contano-le-abilita-non-cognitive/
E per una critica al documento di ANP "La scuola che vogliamo", cfr. https://nostrascuola.blog/2022/09/20/la-scuola-che-vogliamo/
Gruppo La nostra scuola
Associazione Agorà 33
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