Mise à jour sur la pétitionMai più abusi di potere, di coscienza, finanziari e sessuali. MAI PIU'.Derive settarie perfino all’interno di istituzioni ecclesiali
RENATA PATTIMilano, Italie
19 nov. 2018

http://www.sos-derive-sectaire.fr/NOUVELLES%20GAMALIEL21%2020.pdf

Derive settarie perfino all’interno di istituzioni ecclesiali

1. IL CULTO DELLA PERSONALITÀ

1.1 LA NASCITA DEL GRUPPO

Una disfunzione nel discernimento delle vocazioni può avere conseguenze temibili. Non mancano esempi di candidati al sacerdozio respinti in una diocesi ma accettati in un’altra. Stessa cosa per quanto riguarda il riconoscimento di un’associazione di fedeli o di una comunità. I vescovi svizzeri hanno quindi appena ricordato questa esigenza: «Quando i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa cambiano luogo di formazione o comunità, le informazioni tra i responsabili devono circolare in modo chiaro e preciso.»

1.2 IL CULTO DEL FONDATORE

In alcuni gruppi accade che il fondatore o il superiore prenda il posto di Cristo: i membri del gruppo lo venerano, lo innalzano su un piedistallo, gli giurano un’obbedienza assoluta. Dio passa direttamente solo e soltanto attraverso di lui. La sua parola è... parola del Vangelo. E i suoi scritti arrivano a sostituire le Sacre Scritture, che ovviamente è possibile capire solo grazie alle spiegazioni del “maestro”.

Un tale investimento nel fondatore permette in modo del tutto naturale di proclamarlo “Pastore a vita”. E ovviamente qualsiasi rivelazione di comportamenti scandalosi va incontro al diniego, alla denuncia di complotto e di persecuzione.

1.3 NIENTE SALVEZZA FUORI DAL GRUPPO

Il gruppo non si presenta come complementare di ciò che già esiste, ma si concepisce come esclusivamente alternativo. È solo e soltanto attraverso di lui che passa oggi la salvezza della Chiesa. Tutto il resto è tacciato di tiepidezza, d’infedeltà, di modernismo. Da questo elitismo deriva il carattere “olistico” di tali comunità: tutte le vocazioni sono rivendicate nel gruppo, che basta così a sé stesso come un’“arca di salvezza” e una chiesa parallela.

Il gruppo si vuole autosufficiente perfino nel discernimento o nell’accompagnamento: gli psicologi esterni sono il diavolo! A volte è fatto obbligo di confessarsi presso un solo sacerdote della comunità, poiché gli altri non sarebbero in grado di comprendere il carisma. La formazione si svolge rigorosamente all’interno e il pensiero del fondatore è fortemente enfatizzato.

1.4 AL DI SOPRA DELLE LEGGI

Gli abitanti della “Città celeste” che costituisce il gruppo non appartengono più al mondo. Quindi, contrariamente alle ingiunzioni dei vescovi, non si versano i contributi sociali alla Cavimac... Per non parlare delle infrazioni a livello economico, o sul piano del diritto del lavoro, o alla normativa in materia di sicurezza. Peraltro, l’ambiguità giuridica del gruppo espone i membri recalcitranti a ogni sorta di abusi senza la minima possibilità di presentare ricorso.

2. LA ROTTURA CON IL MONDO ESTERNO

2.1 LE ROTTURE

Sono molteplici, e tali da rinchiudere la recluta in una vera e propria bolla completamente sconnessa dalla realtà:

- Rotture familiari a partire dal momento in cui la famiglia comincia a fare qualche domanda; - Rotture dei rapporti d’amicizia; - Rottura sociale, con cambiamento del nome e scomparsa del cognome; - Interruzione degli studi, della professione; - Rotture economiche: la recluta abbandona i propri beni rimettendoli nelle mani del gruppo; - Rotture d’informazioni: niente televisione, né radio, né stampa; indice per le letture; - Rottura sanitaria: psicologi demonizzati, vaccinazioni proibite, imposizione di farmaci e psicoterapie alternative, complicità con medici amici della comunità... - Rottura ecclesiale: funzionamento autosufficiente, sfiducia nei confronti delle autorità. - E perfino rottura interna tra gli stessi membri: assenza di relazioni interpersonali, obbligo di delazione.

2.2 CONTROLLO SULLA SCELTA DI CONFESSORI E DIRETTORI SPIRITUALI

2.3 UNA FORMAZIONE CARENZATA, nutrita esclusivamente degli scritti del fondatore o di una selezione tendenziosa di autori. L’enfasi non è posta sulla Parola di Dio in quanto tale.

2.4 UN LESSICO SPECIFICO DEL GRUPPO

o tramite la creazione di nuove parole, o per cambiamento di significato delle parole usuali.

2.5 LA MOLTEPLICITÀ DI DEVOZIONI SENZA LEGAME DI UNITÀ DOTTINALE

con sovrabbondanza di regole, segni e ascesi di ogni tipo, obbedendo all’ispirazione, ai capricci o alle trovate del responsabile. L’enfasi è posta sul demonio, il che spiega la frequenza delle liberazioni e degli esorcismi selvaggi; la visione dualista presenta il mondo come malvagio e ogni critica come una persecuzione dei “santi”.

2.6 CONDIZIONI DI VITA DISUMANE CON PERICOLOSE CONSEGUENZE PER LA SALUTE FISICA, PSICHICA E SPIRITUALE

In queste comunità problematiche si ritrovano le stesse carenze che si manifestano nei gruppi settari in generale: carenze alimentari, carenze di sonno, carenza d’igiene di vita e di cure, estenuazione da lavoro, ecc. E se succede un incidente, l’irresponsabilità che l’ha causato viene nascosta elaborando un’interpretazione in chiave mistica dell’accaduto.

2.7 QUALE POVERTÀ?

Ci si procura il cibo presso il Banco alimentare. I membri non sono iscritti alle assicurazioni sociali, ma richiedono la CMU. Il lavoro è per la gente del mondo, ma si pratica la mendicità presso i “veri” poveri: Ai pagani, le preoccupazioni del mondo... Tuttavia, la collettività in quanto tale non disdegna i beni immobili e altri investimenti onerosi.

2.8 UNA DISINCARNAZIONE

Alcuni gruppi, per via della loro concezione e del loro sistema, hanno raggiunto il legame che unisce i figli ai genitori: l’autorità parentale viene per così dire trasferita al “pastore” e i figli diventano figli della comunità; l’immagine dei genitori ne risulta sminuita.

Quanto alla sanità: un evidente bisogno di trattamento terapeutico lascia posto a una pericolosa parola d’ordine: «Il Signore guarisce! Noi ci crediamo.»

2.9 DOLORISMO E CULTO DELLA SOFFERENZA

Le difficoltà – obiettive – incontrate sono sublimate con l’invito al sacrificio. La sola risposta è del tipo: «Soffrendo, porti la croce che salva i tuoi amici; se vivi la croce significa che sei sulla buona strada, molto vicino a Gesù; se stai male significa che cresci lottando contro le tue debolezze; se soffri è perché non ti sei ancora convertito a sufficienza»; «Se non hai retto è perché non preghi abbastanza; significa che non ti sei ancora spogliato completamente di te stesso». Occorre sottolineare, in alcuni gruppi, la proporzione rilevante di membri in cattive condizioni di salute: in particolare, depressioni, tentativi di suicidio, suicidi, comparsa o aggravamento di malattie psichiatriche.

3. LA MANIPOLAZIONE

3.1 IL PROSELITISMO

I membri del gruppo organizzano delle uscite dalla loro cittadella allo scopo di andare a convertire gli altri, che si presume vivano nell’ignoranza e nell’errore. All’esterno, l’alterità non è oggetto di interesse o di curiosità, o promessa di arricchimento. L’altro è davvero accettato solo negandone la differenza e l’apporto. Il suo interesse risiede solo nel fatto di essere un potenziale convertito.

3.2 IL RECLUTAMENO VOCAZIONALE

Bisogna sedurre e portare in comunità. Il reclutamento è rapido, le prede sono spesso giovani e senza grande esperienza. Se, magrado tutto, il bersaglio si pone delle domande, lo si mette sotto pressione, convincendolo che il dubbio è opera del demonio. Il reclutatore è un esperto nell’arte della doppia costrizione. Richiamiamo soltanto il canone 219 del Codice di diritto canonico: «I fedeli godono del diritto di non essere sottoposti ad alcuna costrizione in merito alla scelta di uno stato di vita.»

3.3 LA CONFUSIONE DEI FORI ESTERNO E INTERNO

I ruoli di confessore e direttore spirituale (foro interno) non devono mai essere confusi con l’incarico di superiore (foro esterno). Eppure, ci si accorge che questa confusione è molto comune. Allo stesso modo, il sostegno psicologico non dovrebbe mai essere effettuato all’interno di una comunità o di un’associazione cristiana, per tutelare la libertà delle persone e ridurre le interazioni: presa di potere, lotta d’influenza, rischio di concertazione senza riguardo per il segreto del sostegno, gaffe varie e indiscrezioni che scaturiscono e si spandono velocemente in un ambiente ristretto. Se una stessa persona gestisce i ruoli comunitari importanti, il sostegno spirituale e psicologico, e perfino la confessione, non è difficile capire quanta influenza possa esercitare sulle persone. Questa distinzione tra pubblico e intimo è anche distrutta dalla moda della “trasparenza”, in altre parole dalle confessioni pubbliche. Sotto l’apparenza di fraternità e compassione, l’intimità salutare dell’individuo è calpestata, forzando la persona a una sorta di esibizionismo psicospirituale, che in definitiva è sinonimo di stupro psichico.

3.4 DEI VOTI PARTICOLARI

Mai parlare male del fondatore o di un qualunaue superiore e denunciare immediatamente quanti infrangono questo voto. Si sente anche parlare di un voto d’unità: le critiche (vale a dire ogni minima domanda legittima od ogni minima riflessione personale) e le disobbedienze mettono in pericolo la fraternità. 

3.5 IL SEGRETO IMPOSTO COME REGOLA ASSOLUTA

Poiché si suppone che la funzione di tali associazioni sia quella di servire la Chiesa, tutti i membri dovrebbero poter dialogare apertamente e liberamente con i membri della gerarchia, ogniqualvolta si renda necessario. Quando si compiono opere buone, non si ha paura della luce. Succede invece che venga proibito di parlare con il vescovo locale, giudicato incapace di comprendere il carisma... Allo stesso modo, si fa uso di tutta una documentazione interna che deve rimanere nascosta.

3.6 BUGIE, INGANNI E DISSIMULAZIONI

La dissimulazione può aver luogo fin dall’inizio, ovvero per ottenere l’approvazione (documentazione presentata alle autorità e documentazione “interna”, alla quale i membri stessi non hanno accesso). Successivamente, anche quando l’autorità riesce a penetrare all’interno del funzionamento del gruppo, quest’ultimo fa di tutto per sottrarsi al controllo e alle misure intraprese per migliorare la situazione.

3.7 L’AUTORITARISMO DEL RESPONSABILE E LA SOTTOMISSIONE DEI MEMBRI

L’obbedienza – si tratta perfino di sottomissione – è innalzata al rango di somma virtù: ciò avviene in modo incondizionato e infinitamente più marcato rispetto a una comunità religiosa tradizionale. Ma la vera obbedienza non è sinonimo né di autoritarismo, né d’infantilizzazione. Passa anche attraverso la mediazione e non è caratterizzata da colpi di bacchetta magica del tipo: «Dio mi ha detto»... Non è forse vero che i “capetti” possono lasciarsi prendere da una forma di godimento nel consigliare e nel comandare?

3.8 IL DUBBIO È OPERA DEL MALIGNO

«Decisi di comunicare i miei dubbi e le mie domande al fondatore. La sua risposta è stata corta e precisa: “Sento che non fai più parte della comunità.” Ben undici anni di vita comune, di fede comune, spazzati via da quaeste poche parole scritte su un foglietto di carta. In questo sistema di certezze, non c’era posto per dubbi e domande. Rispondere ai dubbi significava ammettere la possibilità di averne. L’esclusione era l’unica risposta. L’anzianità, l’impegno solenne a vita, i sacrifici fatti, l’energia profusa senza contare non avevano più alcun valore...»

3.9 UMILIAZIONI E SENSI DI COLPA INFLITTI

Il ribelle, colui che fa molte domande, non gode mai di buona reputazione in una comunità deviante. E in generale paga i suoi sgarri a caro prezzo, a suon di umiliazioni e sensi di colpa inflitti: «Spiegarsi significa diffidare... la depressione è il rifiuto di Dio... amare significa scendere nel fango... tacere significa amare... la tensione è frutto soltanto della nostra cattiveria... riposarsi significa non amare a sufficienza... rivendicare significa essere egoista... difendersi significa ribellarsi al Vangelo». Quanto a coloro che non si annullano nella sottomissione silenziosa e che rischiano quindi di contaminare gli altri, sono semplicemente cacciati via. All’interno li si copre di calunnie: il ribelle è un Giuda. La dinamica relazionale si semplifica all’estremo: sottomissione o esclusione. Negoziare verbalmente è impossibile, siamo in una situazione di tutto o niente. L’altro è ridotto allo stato di oggetto: è assimilato, assorbito o respinto. Non può essere soggetto di parola, e quindi partecipare a un dialogo. Una parola diversa, infatti, suscitando il dubbio, crea angoscia nel gruppo e mette in moto i meccanismi di difesa che culminano nell’esclusione. All’interno del gruppo, l’alterità è insopportabile.

3.10 L’ABBANDONO

- In che condizioni relazionali? Le partenze vengono sempre nascoste agli altri membri. Inoltre, nessuno rivolgerà più la parola al traditore. E poiché l’adepto aveva già tagliato i legami con tutte le sue conoscenze precedenti, si ritrova solo.

- In che condizioni economiche? Ciò che ha portato al suo arrivo, ciò che ha costantemente versato nella cassa comune, è un dono, no? Dopo aver forse abbandonato una professione, dopo aver lavorato sodo per anni – ovviamente a titolo gratuito e senza assicurazione sociale – colui o colei che lascia il gruppo si ritrova nudo/a come Giobbe... Eppure il canone 702 par. 2 del Codice di diritto canonico stipula che l’istituzione continuerà a comportarsi con equità e carità evangelica nei confronti del membro che è partito.

- In che condizioni fisiche e psichiche? La vita è stata talmente difficile che la persona ne esce annientata. Alcuni sono ancor più gravemente distrutti a livello psichico: quante depressioni, quanti tentativi di suicidio, quanti suicidi! Le persone, infatti, sono afflitte da sensi di colpa e si ritrovano a fare i conti con un sentimento di fallimento totale.

- In che condizioni spirituali? Alcuni conservano la fede, perché prima di questa sfortunata esperienza che hanno vissuto avevano davvero incontrato Cristo. Molti, invece, non vogliono più sentirne parlare...

4 L’INCOERENZA DELLA VITA

4.1 LA VITA “STRAORDINARIA” DEI CAPI

- Già per quanto riguarda la carità: nei confronti dei più deboli, nei confronti delle persone la cui situazione economica è cambiata, nei confronti degli altri componenti della Chiesa, ecc.

- Il fondatore dovrebbe consumare gli stessi pasti e attenersi alle stesse regole e costituzioni applicate nella comunità...!

4.2 IL DENARO

- La messa in comune dei beni: data la scarsa stabilità offerta dalla vita moderna e la probabilità che dei membri abbandonino la comunità dopo qualche anno, c’è un vantaggio nel mettere i beni di un membro al sicuro fino alla sua morte, in modo tale che se decide di partire, tali beni possano servire a soddisfare i suoi bisogni una volta uscito dalla comunità. Ma al momento della partenza l’adepto se ne va spesso nudo come Giobbe, sebbene il Codice di diritto canonico parli di equità. Si capisce allora come, data la situazione, un adepto con un minimo di buon senso non abbia più la forza di partire.

- Lo sfruttamento del lavoro dei membri.

- La gestione finanziaria dovrebbe essere sempre onesta e trasparente. Tuttavia, certi gruppi sono esperti nell’arte di mettere in piedi false sotto-associazioni o associazioni fantasma.

- I doni e le captazioni di eredità.

4.3 I COSTUMI

Qui abbiamo a che fare con reati, perfino reati ben conclamati: pedofilia, stupri, palpeggiamenti, efebofilia...

Per concludere, ovviamente un solo criterio non può essere sufficiente per identificare un gruppo a derive settarie. Solo un insieme di criteri correlati permette di prendere coscienza del carattere patologico di una comunità o di un’associazione. Ma di fatto sorprende sempre constatare che molti dei sintomi descritti ricorrono regolarmente in un certo numero di gruppi di cui si sente parlare attualmente. Peraltro, tutte le derive evidenziate in alcune comunità cattoliche sono in fin dei conti identiche a quelle che si riscontrano nei gruppi settari in generale. Le tre tentazioni del potere, dell’avere e del godere sono a tutti gli effetti universali.

Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (CEF)

 

Analyse psychosociologique des témoignages d’ex-membres internes des Focolari
(Prof. V. Hanssens; UCL-Louvain)   

http://pncds72.free.fr/319_focolari/319_47_hanssens_analyse.pdf

Vincent HANSSENS (sous la dir. de), De l’emprise à la liberté. Dérives sectaires au sein de l'Église. Témoignages et réflexions, Mols, 2017.
Pour ceux qui souhaitent trouver le livre :
soit en librairie (distribution assurée en France par la Sodis)
soit en commandant en ligne : http://www.edde.eu/publication-de_l_emprise_a_la_liberte.html

 

 

Analisi psicosociologica delle testimonianze di ex-membri interni del Movimento dei Focolari
(Prof. V. Hanssens; UCL-Louvain)   

http://pncds72.free.fr/319_focolari/319_48_hanssens_it.pdf

Vincent HANSSENS (a cura di), Dall’abuso alla libertà. Derive settarie all’interno della Chiesa. Testimonianze e riflessioni, Mols, 2018 (digitale).

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