Appello per un confronto pubblico sul referendum nel nostro Ateneo


Appello per un confronto pubblico sul referendum nel nostro Ateneo
Il problema
Caro Magnifico Rettore,
Siamo gli Studenti per il No di Catania. Aderiamo a una rete nazionale che riunisce associazioni, collettivi, singole studentesse e singoli studenti delle scuole e delle università che si oppongono a questo tentativo, maldestro e pericoloso insieme, di modificare con arroganza 47 articoli della Costituzione, un terzo della nostra Carta fondamentale.
Qualche giorno fa Lei ha pubblicato una nota indirizzata a tutti i Direttori di Dipartimento e ai Presidenti delle strutture didattiche speciali in cui vieta espressamente la possibilità per l’Ateneo di ospitare eventi sui temi oggetto del referendum del prossimo 4 dicembre se non in presenza di un contraddittorio “con la presenza di tecnici ed esperti della materia”.
Innanzitutto ci dispiace notare come con questa nota Lei contraddica se stesso, dato che a maggio scorso la nostra Università ha invitato, per parlare della riforma costituzionale, la ministra Maria Elena Boschi (senza nessun confronto, dato che “il format non prevede contraddittorio”, come da Lei stesso dichiarato a margine dell'evento) e, solo qualche settimana dopo, Domenico Gallo, magistrato di Cassazione ed esponente del Comitato per il No. Ma al di là di questa considerazione, riteniamo grave e inaccettabile che vengano negate le aule agli studenti per parlare di un tema così importante come la riforma costituzionale, che incide in misura profonda sul sistema istituzionale del nostro Paese. Se infatti è giusto che l’Università, negli eventi organizzati come istituzione accademica, garantisca il contraddittorio e l’equidistanza delle diverse posizioni, a tutela della propria assoluta neutralità, è inammissibile che gli studenti e le loro associazioni, che vivono ogni giorno gli spazi del nostro Ateneo, non possano utilizzare i locali universitari per discutere del voto del 4 dicembre. Ancor più grave è che la Sua nota, come condizione per autorizzare le iniziative, oltre al contraddittorio, faccia esclusivamente riferimento alla presenza di "tecnici ed esperti della materia”. Noi non riteniamo che la Costituzione sia appannaggio esclusivo dei giuristi e dei tecnici: essa appartiene ai cittadini, a tutte e tutti noi. È una questione di democrazia. Se come Studenti per il No richiedessimo un’Assemblea in cui confrontarci pubblicamente con gli studenti che voteranno Sì sui temi del referendum, secondo la Sua nota i locali dell’Università non dovrebbero essere concessi. Quasi nessun altro Ateneo ha posto limiti così stringenti al confronto tra le diverse posizioni sulla consultazione del 4 dicembre. Persino numerosi Comuni hanno concesso le proprie aule consiliari agli esponenti del No, come a quelli del Sì, per lo svolgimento di iniziative informative per la cittadinanza. Le chiediamo, Magnifico Rettore, di tornare sui Suoi passi e di ritirare questa nota che ferisce nel profondo la logica democratica e la libera dialettica che devono animare il dibattito entro le mura di un’università. Vietare gli spazi di discussione dentro l’Università, per il Sì come per il No, significa violare il diritto costituzionale di noi studenti di riunirci nei luoghi della nostra formazione e di discutere liberamente della società e del mondo che ci circonda. La formazione universitaria dovrebbe andare ben oltre la corsa alla laurea e ai CFU, e dovrebbe diventare pratica di democrazia, di cittadinanza e di partecipazione attiva.
Auspichiamo in un Suo ripensamento, come garante dei diritti degli studenti a norma dello Statuto d'Ateneo. L'Università di Catania, nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti degli studenti, non può permettersi un silenzio assordante su un tema cruciale per il futuro del Paese. La riforma costituzionale ci riguarda da vicino: vogliamo poterne discutere dentro la nostra Università.
Cordialmente,
Studenti per il No - Catania

Il problema
Caro Magnifico Rettore,
Siamo gli Studenti per il No di Catania. Aderiamo a una rete nazionale che riunisce associazioni, collettivi, singole studentesse e singoli studenti delle scuole e delle università che si oppongono a questo tentativo, maldestro e pericoloso insieme, di modificare con arroganza 47 articoli della Costituzione, un terzo della nostra Carta fondamentale.
Qualche giorno fa Lei ha pubblicato una nota indirizzata a tutti i Direttori di Dipartimento e ai Presidenti delle strutture didattiche speciali in cui vieta espressamente la possibilità per l’Ateneo di ospitare eventi sui temi oggetto del referendum del prossimo 4 dicembre se non in presenza di un contraddittorio “con la presenza di tecnici ed esperti della materia”.
Innanzitutto ci dispiace notare come con questa nota Lei contraddica se stesso, dato che a maggio scorso la nostra Università ha invitato, per parlare della riforma costituzionale, la ministra Maria Elena Boschi (senza nessun confronto, dato che “il format non prevede contraddittorio”, come da Lei stesso dichiarato a margine dell'evento) e, solo qualche settimana dopo, Domenico Gallo, magistrato di Cassazione ed esponente del Comitato per il No. Ma al di là di questa considerazione, riteniamo grave e inaccettabile che vengano negate le aule agli studenti per parlare di un tema così importante come la riforma costituzionale, che incide in misura profonda sul sistema istituzionale del nostro Paese. Se infatti è giusto che l’Università, negli eventi organizzati come istituzione accademica, garantisca il contraddittorio e l’equidistanza delle diverse posizioni, a tutela della propria assoluta neutralità, è inammissibile che gli studenti e le loro associazioni, che vivono ogni giorno gli spazi del nostro Ateneo, non possano utilizzare i locali universitari per discutere del voto del 4 dicembre. Ancor più grave è che la Sua nota, come condizione per autorizzare le iniziative, oltre al contraddittorio, faccia esclusivamente riferimento alla presenza di "tecnici ed esperti della materia”. Noi non riteniamo che la Costituzione sia appannaggio esclusivo dei giuristi e dei tecnici: essa appartiene ai cittadini, a tutte e tutti noi. È una questione di democrazia. Se come Studenti per il No richiedessimo un’Assemblea in cui confrontarci pubblicamente con gli studenti che voteranno Sì sui temi del referendum, secondo la Sua nota i locali dell’Università non dovrebbero essere concessi. Quasi nessun altro Ateneo ha posto limiti così stringenti al confronto tra le diverse posizioni sulla consultazione del 4 dicembre. Persino numerosi Comuni hanno concesso le proprie aule consiliari agli esponenti del No, come a quelli del Sì, per lo svolgimento di iniziative informative per la cittadinanza. Le chiediamo, Magnifico Rettore, di tornare sui Suoi passi e di ritirare questa nota che ferisce nel profondo la logica democratica e la libera dialettica che devono animare il dibattito entro le mura di un’università. Vietare gli spazi di discussione dentro l’Università, per il Sì come per il No, significa violare il diritto costituzionale di noi studenti di riunirci nei luoghi della nostra formazione e di discutere liberamente della società e del mondo che ci circonda. La formazione universitaria dovrebbe andare ben oltre la corsa alla laurea e ai CFU, e dovrebbe diventare pratica di democrazia, di cittadinanza e di partecipazione attiva.
Auspichiamo in un Suo ripensamento, come garante dei diritti degli studenti a norma dello Statuto d'Ateneo. L'Università di Catania, nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti degli studenti, non può permettersi un silenzio assordante su un tema cruciale per il futuro del Paese. La riforma costituzionale ci riguarda da vicino: vogliamo poterne discutere dentro la nostra Università.
Cordialmente,
Studenti per il No - Catania

PETIZIONE CHIUSA
Condividi questa petizione
I decisori
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 22 novembre 2016