

Cari firmatari,
nella giornata di ieri, 6 maggio, le vostre 120.700 firme sono state portate ufficialmente all'attenzione del Parlamento Europeo durante l'audizione presso la Commissione per le Petizioni (PETI). In qualità di promotrice della petizione, desidero condividere con voi un’analisi di quanto emerso dal confronto istituzionale tra la delegata dell'Associazione AMICA e i rappresentanti della Commissione Europea.
L’esposizione delle nostre istanze è stata condotta con estrema competenza e spigliatezza dalla delegata della Associazione AMICA, che ringrazio per aver saputo incalzare le istituzioni su punti cruciali: l'inaccessibilità degli ambienti pubblici e degli ospedali per chi soffre di MCS ed EHS, la violazione della Convenzione ONU sui diritti dei disabili e l'ostacolo rappresentato dai conflitti di interesse nelle commissioni scientifiche.
È emerso un dettaglio non trascurabile durante il confronto: mentre la nostra delegata ha posto l’accento sulla Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e sull’Elettrosensibilità (EHS) come condizioni che necessitano di urgenti tutele ambientali, la Commissione si è espressa quasi esclusivamente in termini di Fibromialgia. Questo tentativo di ricondurre tutto a una sola patologia non ha però scalfito la nostra posizione, che resta fermamente legata al riconoscimento di tutte le malattie ambientali incluse nella petizione.
La Commissione Europea ha accolto con favore gli obiettivi di inclusione dichiarando che nessuno deve essere lasciato indietro e impegnandosi a promuovere la ricerca e lo scambio di buone pratiche tra gli Stati, pur precisando che, in base ai Trattati Europei (Art. 168 e 153), l’Unione non ha il potere legale di imporre all’Italia il riconoscimento delle malattie o l’organizzazione dei servizi sanitari, poiché la competenza diretta sulla tutela sociale e sulla sanità resta esclusivamente nelle mani dello Stato Italiano.
L'Europa ci ha quindi fornito una conferma fondamentale: lo Stato Italiano non ha più scuse. Bruxelles non ha bocciato la petizione, ma ha messo a verbale che l'Italia ha il pieno potere e il dovere morale di agire, evidenziando come finora abbia scelto di non farlo, ignorando anche i modelli più avanzati di paesi come Spagna, Germania e Austria. Questo passaggio chiarisce in modo definitivo che non esistono più alibi di natura scientifica o burocratica per restare inerte: la necessità di superare le barriere ambientali che ancora oggi isolano migliaia di pazienti è ora agli atti europei.
Il mio/nostro compito di divulgazione prosegue.
Ora che il quadro delle competenze è stato delineato con chiarezza in sede europea, la nostra pressione deve tornare a concentrarsi sui decisori nazionali: la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Salute.
Essendo la petizione ancora aperta, è fondamentale continuare a condividerla: ogni nuova firma aumenta ulteriormente il peso politico delle nostre istanze. Forti di questo riconoscimento morale ottenuto a Bruxelles, continueremo a esigere il rispetto di un diritto alla salute che non può più essere ignorato.
Grazie per la costanza con cui sostenete questa causa.
Morena Pantalone