

Da Il Fatto Quotidiano, 24/10/2019
Articolo di Sabrina Provenzani
"Ero in tribunale. Ho visto il magistrato Vanessa Baraitser ostentare il suo disprezzo per il
diritto e la giustizia, quando
ha negato a Julian Assange il
tempo necessario per preparare la propria difesa contro il
rozzo piano da cowboy americano di estradarlo. Assange,
indebolito, faticava a smascherarla. Restate al suo fianco, vi prego”.
Il tweet è di John Pilger, il
giornalista e documentarista
australiano da sempre dalla
parte di Julian Assange. Lunedì, con altri sostenitori, era
alla Westminster Magistrates Court di Londra: udienza
convocata per discutere la richiesta dei legali di Assange di
una proroga di un mese per
preparare meglio la sua difesa. Richiesta negata: il processo per l’estradizione negli
Stati Uniti avrà inizio inderogabilmente il 25 febbraio, dopo una udienza preliminare il
19 dicembre. Su Assange pendono 18 capi di imputazione
negli Usa, fra cui l’accusa di aver cospirato con Chelsea
Manning per aver accesso a
materiale classificato in un
computer del Pentagono. Se
estradato rischia 175 anni di
carcere.
SECONDO I RESOCONTI
diretti della seduta, la salute di Assange, 48 anni, si sarebbe deteriorata moltissimo negli ultimi
mesi. Era già molto provato dai
7 anni di isolamento nell’am -
basciata ecuadoriana di Londra. Poi l’arresto, lo scorso aprile; la condanna a 50 settimane di reclusione per aver
violato i termini della condizionale rifugiandosi nell’am -
basciata ecuadoriana ai tempi
del primo arresto, nel 2012; la
richiesta di estradizione.
Da allora è nel carcere di
massima sicurezza di Balmarsh dove, secondo i suoi legali,
è sottoposto ad un regime durissimo. Isolamento totale,
solo 45 minuti di movimento
al giorno. Nessun accesso alle
carte, rapporti limitati perfino con i suoi difensori, che denunciano di non avere per questo modo di preparare la
difesa. Denunce che non hanno smosso il magistrato, nemmeno di fronte alla recente rivelazione che Assange e i suoi
visitatori, durante la sua permanenza in ambasciata, sarebbero stati regolarmente spiati e registrati dalla Global S.L. società di sicurezza che, secondo i magistrati spagnoli,avrebbe agito per contro
dell’intelligence Usa.
A maggio, i primi segnali di allarme
sulle condizioni fisiche e
mentali di Assange. Ieri, la
conferma.
“Sono rimasto profondamente colpito nel vedere
quanto peso ha perso il mio amico, più di 15 chili dal giorno
del suo arresto. Ha perso molti
capelli, sono evidenti i segni di
un rapido e prematuro invecchiamen o .”. A scriverlo sul
suo blog è Craig Murray, ex
ambasciatore di sua Maestà e
oggi è uno dei più feroci accusatori degli apparati diplomatici, politici e giudiziari britannici. In un ampio resoconto
dell’udienza di lunedí, denuncia le condizioni di Assange
come allarmanti. “Ancora più
shockante il deteriorarsi delle
sue funzioni mentali. Faceva
fatica a ricordare il proprio nome e data di nascita, ed era
chiaramente difficile per lui
concentrarsi e seguire un filo
coerente di pensieri”. Murray
descrive anche la presunta
connivenza fra il governo Usa
e il team di avvocati britannici
che sostengono l’accusa contro Assange. “C’erano 5 rappresentanti del governo statunitense seduti dietro i legali
britannici”.
CON LORO, secondo Murray,
che però dichiara la sua amicizia con Assange e non può essere considerato equidistante nel caso, gli avvocati dello Stato britannico si sarebbero consultati regolarmente nel corso
dell’udienza. Ad un certo punto uno dei consulenti del team
legale avrebbe dichiarato al giudice di essere andato “a
prendere istruzioni’ dagli statunitensi. Ingerenze già denunciate da Nils Melzer, rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, che loscorso maggio ha chiesto ufficialmente alle autorità britanniche di non estradare Assange negli Stati Uniti: “In 20 anni
di lavoro al fianco di vittime di
conflitti, violenze e persecuzione politica non ho mai visto
un gruppo di stati democratici
coalizzarsi per isolare, demonizzare e abusare deliberatamente un singolo individuo così a lungo e con così poco rispetto per la dignità umana e lo stato di diritto”. Eppure, in un
passaggio cruciale, Assange sembra aver ritrovato lucidità
e spirito. Quando il giudice gli ha chiesto se capisse cosa stava
accadendo, ha risposto: “Non proprio. E non riesco a capire
cosa ci sia di giusto in quello che succede. Questa superpotenza ha avuto 10 anni per preparare l’accusa, mentre io non ho accesso ai miei appunti.
Non posso fare nulla, eppure queste persone hanno risorse
illimitate. Dicono che giornalisti e whistleblower sono nemici del popolo.[…]. Non c’è
niente di giusto”.