
esprimiamo con forza la nostra più profonda preoccupazione per quanto accaduto nei giorni appena trascorsi al giovane cittadino italo-palestinese Khaled El Qaisi, attualmente prigioniero delle autorità israeliane, senza la formulazione di nessuna accusa ed in assenza delle più elementari regole di diritto civile e di giustizia.
Senza retorica non nascondiamo che temiamo per la sua incolumità e per le sue condizioni di salute. Per questo chiediamo l’immediata liberazione del connazionale in osservanza rigorosa del diritto internazionale.
Khaled è un traduttore e studente di “Lingue e Civiltà Orientali” all'Università “La Sapienza” di Roma, stimato per il suo appassionato impegno nella raccolta e divulgazione e traduzione di materiale storico palestinese, ed è tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese, associazione che mira a promuovere la cultura palestinese in Italia.
Khaled non è solo. Israele detiene in flagrante violazione del diritto internazionale e del giusto proce5000oltre 5000 palestinesi, di cui oltre 1200 senza accusa né processo e molti minorenni. Pratica che, qui in Italia, rievoca tempi tramontati.
Della sua vicenda nessun membro dell’attuale governo ha manifestato alcuna preoccupazione. Da Palazzo Chigi o dalla Farnesina non sono uscite note di condanna alle autorità israeliane o di solidarietà alla famiglia di Khaled.
Un atteggiamento disdicevole e completamente opposto rispetto a quello giustamente avuto con il giovane Patrick Zaky, anch’egli studente universitario e anch’egli detenuto senza un regolare processo.
A differenza di Patrick, però, Khaled è a tutti gli effetti cittadino italiano. E come tale, il suo Paese, l’Italia, ha il dovere e l’urgenza di tutelare i suoi diritti e la sua incolumità.
Pertanto, governo, chiediamo di mobilitarsi quanto prima affinché il nostro Paese agisca chiedere alle autorità israeliane la scarcerazione immediata del nostro concittadino.