Petition updateLa mobilità elettrica ed eco-compatibile per il pianeta - Progetto SolarmovingLiberarsi della tagliola: Raffinerie, Acciaierie, ecc
Paolo MelBologna, Italy
19 Nov 2019

Cosa vuol dire convivere con l’inquinamento? La prima risposta è sotto gli occhi di tutti: vuol dire fare i conti con le polveri di ferro e carbone che si levano dalle acciaierie di Taranto nei giorni di vento, e che costringono i bambini a non andare a scuola. O con il divieto di mangiare i formaggi prodotti vicino alle fabbriche di Portovesme in Sardegna: contengono varie sostanze velenose. E i cartelli “non calpestare” affissi in alcuni giardinetti di Brescia: il terreno è impregnato di diossine e pcb, altre sostanze tossiche. Gli esempi sono infiniti, l’Italia è disseminata di aree contaminate da sostanze chimiche pericolose: è l’eredità di decenni di attività industriali. Questo inquinamento diffuso lascia un segno profondo sulla salute collettiva.

La seconda risposta va cercata nello studio appena pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che analizza lo stato di salute della popolazione residente in 45 luoghi contaminati, tra quelli che il ministero dell’ambiente considera “di interesse” per le bonifiche: si tratta di 5,9 milioni di abitanti in 319 comuni. È il quinto rapporto Sentieri, il sistema di controllo epidemiologico nazionale condotto nei territori a rischio.

Per compilarlo, decine di ricercatori hanno raccolto e analizzato i dati delle fonti accreditate su mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza di tumori e anomalie congenite nel periodo tra il 2006 e il 2013. Poi hanno osservato quanto quei dati si discostano dalla media regionale, cioè quanti casi sono “in eccesso”. Hanno cercato in particolare le patologie e i tumori per cui esiste un “rischio specifico”, cioè quelle che la letteratura scientifica ha già collegato con ragionevole certezza alle sostanze tossiche presenti in quei siti.

Il risultato è una mappa delle conseguenze a lungo termine dell’inquinamento sulla salute. È significativa non solo per i dati globali, che pure sono pesanti: in quell’arco di tempo in quei 45 siti le morti in “eccesso” sono state 5.267 tra gli uomini e 6.725 tra le donne; le morti per tumori maligni sono state 3.375 tra gli uomini e 1.910 tra le donne. Ma è soprattutto dall’analisi dettagliata che emerge un quadro inquietante.

Chimica, siderurgia, aree portuali
Il primo dato è che a diverse fonti di rischio corrispondono precise malattie. “Abbiamo a che fare con impianti chimici, siti petrolchimici e raffinerie, aree portuali, impianti siderurgici, amianto: ogni tipologia industriale rimanda a certe sostanze contaminanti e determinate conseguenze sanitarie”, spiega Pietro Comba, direttore del dipartimento di epidemiologia ambientale e sociale dell’Iss e coordinatore del progetto Sentieri.

Risulta, per esempio, che i più frequenti casi “in eccesso” sono i mesoteliomi (correlati all’amianto), i tumori maligni del polmone, le malattie respiratorie e il tumore del colon retto, tutti mali che rimandano all’esposizione ambientale tipica della chimica, la petrolchimica, e di aree con grandi quantità di amianto come le zone portuali.

In alcuni siti l’eccesso di mesoteliomi riguarda sia uomini sia donne, come a Taranto e a Priolo in Sicilia: questo fa pensare a un’esposizione ambientale, e non solo sul luogo di lavoro. Lo stesso vale per il tumore al polmone, a Porto Torres, a Taranto e a Priolo. Nei comuni intorno a Colleferro, nel Lazio, nella valle del Sacco inquinata dalle industrie chimiche, resta alta la concentrazione di una certa sostanza clorurata (il beta-esaclorocicloesano) nel sangue degli abitanti, e le indagini confermano un danno biologico per la popolazione esposta. Le malattie respiratorie sono in eccesso in tutte le aree portuali, e in quelle dove ci sono industrie chimiche, centrali elettriche, petrolchimici, impianti siderurgici – cioè gran parte dei territori studiati.

L’acciaieria
Il caso di Taranto è emblematico. Il rapporto Sentieri conferma un eccesso della mortalità tra uomini e donne, e in particolare per tumore al polmone, mesotelioma e malattie respiratorie. Non solo, riprende un’indagine della regione Puglia sull’esposizione degli abitanti alle sostanze disperse dall’acciaieria fin dal 1965, l’anno in cui è entrata in attività, e conclude che per ogni aumento di dieci microgrammi per metro cubo della concentrazione di microscopiche particelle di polveri (pm10) e di anidride solforosa, si osservano eccessi di malattie neurologiche, cardiache, respiratorie, renali e dell’apparato digerente. In altre parole, ogni microgrammo in più di polveri tossiche si tradurrà in un certo numero di malattie e tumori: lo sappiamo in anticipo.

Le polveri che volano, i fumi e la necessità di coprire i depositi di minerale all’interno delle acciaierie sono questioni sotto i riflettori, a Taranto. Così, “qualche intervento per limitare l’inquinamento dell’aria è stato avviato, anche se bisognerà valutare la situazione quando l’attività industriale andrà a pieno ritmo”, osserva Comba. “Però sono molto meno pubblicizzati i dati sulla contaminazione dei suoli e delle acque di falda, con possibili conseguenze sulla catena alimentare. Questo richiede una continua attenzione e la massima trasparenza”.

Bambini e ragazzi
Un altro dato allarmante è che l’inquinamento industriale pesa sulla salute dei bambini e dei giovani, e si può misurare negli “eccessi” di malattie e di ricoveri. Un bambino che cresce in un sito contaminato ha il 9 per cento di probabilità in più di ammalarsi di un tumore maligno rispetto a un coetaneo che vive in un’altra zona (considerata la fascia d’età tra gli zero e i ventiquattro anni, nei 28 siti tenuti sotto osservazione dall’associazione Registri dei tumori sono stati osservati 666 casi). In generale i tumori infantili restano eventi rari, ma anche pochi casi più della media sono “eventi sentinella”, dicono gli epidemiologi.

A Taranto tra bambini e persone fino ai 29 anni si contano 173 casi di tumore maligno: 39 di loro sono in età pediatrica e cinque nel primo anno di vita. In particolare, i bambini in età pediatrica hanno un rischio quasi doppio di sviluppare un linfoma, e tra gli adolescenti si registra il 70 per cento di probabilità in più di avere un tumore alla tiroide. Inoltre si segnalano 600 casi di malformazioni alla nascita. Anche le malformazioni congenite sono un segnale di allarme. Oltre a Taranto risultano in eccesso a Gela, nella zona dei laghi di Mantova, a Livorno, a Manfredonia, a Milazzo e a Piombino.

È la prima volta che uno studio sistematico come Sentieri osserva la salute dei giovanissimi. Il fatto che sia compromessa fa pensare che molte fonti di inquinamento siano ancora attive.

Venezia affonda, i fiumi esondano in Emilia Romagna, la Toscana viene devastata dalle trombe d'aria, Matera in una cascata d'acqua ecc.. mentre si vociferano scudi per AlcerolMittal.

Fuori dall'Italia si procede verso la conversione e l'ammodernamento di stabilimenti ad alto impatto amibientale, come in Austria dove un'acciaieria verrà alimentata ad idrogeno verde, o a Londra dove un vecchia centrale elettrica a carbone si riqualifica in un complesso residenziale che ospiterà 7000 persone e creerà si stima circa 20.000 posti di lavoro.

E in Italia invece?

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