La legge è uguale per tutti, anche per i magistrati.

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Chi sbaglia paga, è un detto risaputo, giusto.

Valido per tutti tranne che per i re, i dittatori, i magistrati.

Anche i consoli romani, massima autorità dello stato, al termine del loro mandato, potevano subire un processo. Questo serviva a innalzare la legge sopra chiunque, e il rispetto del bene collettivo sopra ognuno.

Sarà pur vero che un magistrato debba essere libero per ben operare, ma libero da che? Dalla legge, di cui si serve senza servirla a sua volta? Dallo sgomento dei più o dall'esaltazione di alcuni, che esaspera e finge di ignorare?

Non c'è libertà più grande che servire la legge, non c'è timore più grande che mancare di compiacere la legge. I trecento alle Termopili lo sapevano e per questo difesero la Grecia fino a morire. Chiediamo che i magistrati italiani possano essere processati da una commissione di loro pari che li dissuada dall'uso dispotico della legge per fini politici o personali.

Tutti meritano un processo giusto, anche i magistrati, non solo Enzo Tortora.



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