Petition updateSostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO - per un’Italia neutrale.IL CNGNN CONSEGNA AL SEN. DI STEFANO (5 STELLE) LA MOZIONE CONTRO LE ARMI NUCLEARI IN ITALIA

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATOAL, Italy
Feb 8, 2017
“La NATO è obsoleta? Quale futuro per la base statunitense di Camp Darby?”
Venerdi 3 febbraio, a Livorno, ne hanno discusso: l’On. Manlio Di Stefano, del Movimento 5 Stelle, membro della Commissione Esteri della Camera; il giornalista Manlio Dinucci, esponente del Comitato Nazionale No Guerra No Nato; l’ing. Roberto Benassi, esperto militare e componente della Rete Civica Livornese Contro la Nuova Normalità della Guerra; Andrea Morini, Assessore del Comune di Livorno con delega alla Pace e alla Cooperazione. Moderatore: Sergio Nieri.
La tavola rotonda, organizzata dalla Rete Civica Livornese Contro la Nuova Normalità della Guerra, è stata una straordinaria occasione di informazione, approfondimento e, speriamo, di stimolo per la mobilitazione rivolta alla cittadinanza di Livorno, ma non solo; e questo grazie alla presenza di RadioRadicale, Pandora tv e Telecentro2 che hanno registrato l’evento e ne hanno dato ampia diffusione.
Condivisa dai relatori la valutazione dell’ estrema pericolosità dell’appartenenza dell’Italia alla NATO: un’ alleanza militare a guida Usa che, dotata di un poderoso arsenale nucleare in corso di ammodernamento, ha fatto della guerra permanente il suo specifico programma, per salvaguardare i propri interessi espandendo la sua area di influenza .
In chiusura è stata consegnata al senatore Di Stefano e all'assessore Morini la mozione “NO alle bombe nucleari in Italia”, già approvata dal Consiglio Regionale della Toscana, perché se ne facciano promotori in Parlamento e in Consiglio comunale.
(Nel servizio di Pandora TV, una sintesi dell'incontro)
BOZZA DI MOZIONE PROPOSTA DAL CNGNN AI PARLAMENTARI E AI RAPPRESENTANTI IN ENTI LOCALI
CONSIDERATO che – secondo i dati forniti dalla Federazione degli Scienziati Americani (FAS) – gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180.
CONSIDERATO che – come documenta la stessa U.S. Air Force – sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Europa.
CONSIDERATO che – come documenta la FAS – la B61-12 non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare, con un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
CONSIDERATO che foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12.
CONSIDERATO che l’Italia mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma anche piloti che – dimostra la FAS – vengono addestrati all’uso di armi nucleari con aerei italiani.
CONSIDERATO che l’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
I PROPONENTI CHIEDONO al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.
PER CONTATTI:
Coordinatore nazionale del CNGNN, Giuseppe Padovano
cell. 393 998 3462
e-mail: giuseppepadovano.gp@gmail.com
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DUE MINUTI E MEZZO ALLA MEZZANOTTE
Manlio Dinucci
Finalmente il telefono ha squillato e Gentiloni, dopo una lunga e nervosa attesa, ha potuto ascoltare la voce del nuovo presidente degli Stati uniti, Donald Trump. Al centro della telefonata – informa Palazzo Chigi – la «storica amicizia e collaborazione tra Italia e Usa», nel quadro della «importanza fondamentale della Nato».
Nel comunicato italiano si omette però un particolare reso noto dalla Casa Bianca: nella telefonata a Gentiloni, Trump ha non solo «ribadito l’impegno Usa nella Nato», ma ha «sottolineato l’importanza che tutti gli alleati Nato condividano il carico monetario della spesa per la difesa», ossia la portino ad almeno il 2% del pil, il che significa per l’Italia passare dagli attuali 55 milioni di euro al giorno (questi secondo la Nato, in realtà di più) a 100 milioni di euro al giorno.
Gentiloni e Trump si sono dati appuntamento a maggio per il G7 a presidenza italiana che si svolgerà a Taormina, a poco più di 50 km dalla base Usa/Nato di Sigonella e di 100 km dal Muos di Niscemi. Capisaldi di quella che, nella telefonata, viene definita «collaborazione tra Europa e Stati Uniti per la pace e la stabilità».
Quale sia il risultato lo confermano gli Scienziati atomici statunitensi: la lancetta dell’«Orologio dell’apocalisse», il segnatempo simbolico che sul loro bollettino indica a quanti minuti siamo dalla mezzanotte della guerra nucleare, è stata spostata in avanti: da 3 a mezzanotte nel 2015 a 2,5 minuti a mezzanotte nel 2017. Un livello di allarme più alto di quello della metà degli anni Ottanta, al culmine della tensione tra Usa e Urss.
Questo in realtà è il risultato della strategia dell’amministrazione Obama la quale, con il putsch di Piazza Maidan, ha avviato la reazione a catena che ha provocato il confronto, anche nucleare, con la Russia, trasformando l’Europa in prima linea di una nuova guerra fredda per certi versi più pericolosa della precedente.
Che farà Trump? Nella sua telefonata al presidente ucraino Poroshenko – comunica la Casa Bianca – ha detto che «lavoreremo con Ucraina, Russia e altre parti interessate per aiutarle e ristabilire la pace lungo le frontiere». Non chiarisce però se entro le frontiere dell’Ucraina sia compresa o no la Crimea, ormai distaccatasi per rientrare a far parte della Russia.
L’ambasciatore Usa all’Onu, Haley, ha dichiarato che le sanzioni Usa alla Russia restano in vigore e ha condannato le «azioni aggressive russe» nell’Ucraina orientale. Dove in realtà è ripresa l’offensiva delle forze di Kiev, comprendenti i battaglioni neonazisti, addestrate e armate da Usa e Nato.
Contemporaneamente il presidente Poroshenko ha annunciato di voler indire un referendum per l’adesione dell’Ucraina alla Nato. Anche se di fatto essa ne fa già parte, l’ingresso ufficiale dell’Ucraina nella Alleanza avrebbe un effetto esplosivo verso la Russia.
Intanto si muove la Gran Bretagna: mentre intensifica la cooperazione delle sue forze aeronavali con quelle Usa, invia nel Mar Nero a ridosso della Russia, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, una delle sue più avanzate unità navali, il cacciatorpediniere Diamond (costo oltre 1 miliardo di sterline), a capo di una task force Nato e a sostegno di 650 soldati britannici impegnati in una non meglio precisata «esercitazione» in Ucraina.
Allo stesso tempo la Gran Bretagna invia in Polonia ed Estonia 1000 uomini di unità d’assalto e in Romania cacciabombardieri Typhoon a duplice capacità convenzionale e nucleare.
Così, mentre Gentiloni parla con Trump di collaborazione tra Europa e Stati Uniti per la pace e la stabilità, la lancetta dell’Orologio si avvicina alla mezzanotte nucleare.
(il manifesto, 7 febbraio 2017)
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