Mise à jour sur la pétitionSostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO - per un’Italia neutrale.«L'adesione alla NATO è ancora legittima costituzionalmente?» Relazione dell’avv. Ugo Giannangeli
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATOAL, Italie
29 oct. 2015
«Ha ancora un ruolo il diritto internazionale? E l'adesione alla NATO è ancora legittima costituzionalmente?» Relazione dell’avv. Ugo Giannangeli A Milano venerdì 23 Ottobre si è svolta presso la Camera del Lavoro Metropolitana una partecipata iniziativa promossa dal Comitato contro la Guerra Milano, in collaborazione con il Comitato No Guerra No NATO Nazionale, il cui titolo “la guerra è alle porte” è stato sviluppato da relazioni di Manlio Dinucci, Marinella Correggia ed Ugo Giannangeli. Il Consolato Venezuelano ha inviato il suo saluto, così come il gruppo musicale “Banda Bassotti”; si è inoltre avuto modo di ascoltare il saluto di Jean Toschi Marazzani Visconti, che ha brevemente parlato della Yugoslavia “prima e dopo” l'intervento della NATO. La Sala Di Vittorio (400 posti) era quasi piena. Riportiamo la relazione presentata dall’avvocato Ugo Giannangeli. Il breve tempo a mia disposizione mi ha imposto una severa selezione delle cose da dire; peraltro, poiché la mia tesi è che parlare di diritto internazionale è tempo perso, se parlassi per più di 15 minuti vi farei un torto ed entrerei in contraddizione con me stesso. Mi è stato chiesto di parlare dello stato di salute del diritto internazionale con specifico riferimento al tema della NATO. Presto detto: il diritto internazionale è morto, sepolto e in avanzato stato di decomposizione. La nostra adesione alla NATO è illegale ed incostituzionale, quantomeno dal 1999. Vediamo perché, sia pure velocemente. Intanto non sono il solo a dirlo; altri, ben più autorevoli di me, hanno detto la stessa cosa, sia pure in modo meno crudo. Salvatore Senese ha scritto su “ Questione Giustizia”, n.2 del 2002: “ Il decennio 1990/2000 che l’ONU aveva proclamato decennio del diritto internazionale si è aperto con una guerra in nome del diritto (la guerra del Golfo) e si è chiuso con una guerra in nome dei diritti umani (la guerra del Kosovo), così preparando la guerra al terrorismo che del diritto e dei diritti umani fa strame. I giuristi non sono innocenti.”. A mio avviso i giuristi non sono innocenti nel momento in cui continuano a dare credito al diritto come strumento di risoluzione dei conflitti e delle crisi. Non tutti i giuristi. Benedetto Conforti, ad esempio, docente di diritto internazionale ed ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, afferma nel suo Trattato di diritto internazionale,2002,pagg.374 e seguenti: “ Resta insomma definitivamente confermata l’opinione che abbiamo tante volte espressa circa la scarsa efficienza e credibilità dei mezzi internazionali di attuazione coattiva del diritto, mezzi in cui si riflette la legge del più forte…………………..Quando la forza è usata, soprattutto quando la violenza bellica è scatenata su larga scala e d’altro canto il sistema di sicurezza collettiva dell’ONU non riesce a controllarla e a funzionare, c’è forse da prendere atto che il diritto internazionale, sia il diritto consuetudinario che il diritto delle Nazioni Unite, ha esaurito la sua funzione. La guerra non può allora essere valutata giuridicamente ma solo politicamente e moralmente.”. Perché queste amare considerazioni da parte di un illustre giurista? Leggi, Trattati e Convenzioni a tutela dei diritti non mancano, anzi mi verrebbe da dire che sono sovrabbondanti. Risalgono per lo più al primo dopoguerra: Statuto delle Nazioni Unite (1946), Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948), Convenzioni di Ginevra (1949), per citare le fonti più note ed importanti. Senonchè, da subito, sono iniziate le violazioni e sono rimaste impunite; peggio: abbiamo assistito a plateali discriminazioni, cioè trattamenti differenti a fronte di situazioni identiche o simili, che rispondevano a esigenze politiche dinanzi alle quali il diritto soccombeva. Eclatante il caso di Israele che viola impunemente e quotidianamente dalla sua nascita il diritto internazionale quando ad esempio l’Iraq, per l’invasione del Kuwait, nel 1990, nel giro di tre risoluzioni ONU in pochi mesi è passato dalla condanna e richiesta di ritiro, all’embargo e ai bombardamenti, con le conseguenze che conosciamo : milioni di morti e una situazione di precarietà che si protrae tuttora. Tanti altri casi si potrebbero citare: dal Mali in cui i Francesi operano come potenza coloniale di ritorno invece della forza panafricana decisa dall’ONU alla Libia in cui l’ONU ha fatto solo da foglia di fico alla aggressione della coalizione. Su questi temi è maestro Manlio Dinucci che ne potrebbe citare a decine. Torniamo al diritto e parliamo di Tribunali internazionali. Quelli permanenti sono due, entrambi con sede a L’Aja . La Corte Internazionale di giustizia, organo giurisdizionale dell’ONU, ha una funzione meramente arbitrale e consultiva, viene cioè attivata dall’accordo delle parti contendenti. Famosa la sua decisione del 2004 sul muro dell’apartheid nei Territori palestinesi occupati, decisone sollecitata in questo caso dalla Assemblea generale dell’ONU: il muro fu giudicato illegale ma, come ben sappiamo, non un metro è stato abbattuto e la sua costruzione è proseguita. La stessa Corte ha impiegato ben 4 anni , dal 1992 al 1996, per condannare il nucleare ma il nucleare è sempre lì, anzi qui, e viene potenziato, come recentemente ben documentato da Dinucci , con le bombe statunitensi B61-12, ognuna circa 4 volte più potente di quella di Hiroshima. L’altro Tribunale è la Corte penale internazionale, operativa dal 2002. Questo Tribunale presenta grandi limiti di giurisdizione benchè i reati di sua competenza siano tra i più gravi: genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità; in deroga al principio di giurisdizione universale, l’autore del reato per essere processato deve essere cittadino di uno Stato parte del Trattato o deve avere commesso il crimine nello Stato parte. Se pensate che USA, Cina, Russia e Israele non hanno sottoscritto il Trattato capite che poco ci importa se hanno aderito Stati come San Marino e Andorra, forse interessanti per la Guardia di Finanza ma non particolarmente pericolosi sul piano militare. Nei 13 anni di operatività questo Tribunale ha aperto indagini nei confronti di una ventina di Paesi africani.; è stato particolarmente solerte nella incriminazione di Gheddafi, la cui uccisione ha poi risolto ogni problema, inclusi quelli giuridici ( anche se in molti oggi, anche nel campo degli aggressori, sembrano rimpiangere il “dittatore”, visto lo stato in cui è stata ridotta la Libia). I soli Tribunali che funzionano ( processano, condannano e fanno eseguire le sentenze) sono quelli creati ad hoc, cioè sul singolo caso, in palese violazione del principio della predeterminazione del giudice. Da quello di Norimberga, passando per quello di Tokyo, sino a quello per la ex Jugoslavia, altro non sono che i Tribunali dei vincitori. Le loro sentenze sono ratifiche giudiziarie delle vittorie militari. La loro discrezionalità è assoluta, sia nell’esercizio o meno dell’azione penale sia nella sua gestione. Questo spiega perché, ad esempio, gli USA non sono stati incriminati per Hiroshima e Nagasaki. Perfino Sergio Romano, autorevole rappresentante della borghesia illuminata, ha ammesso più volte che nel caso della ex Jugoslavia vi è stato un particolare accanimento nei confronti dei Serbi. Insomma è tutta l’impalcatura ONU che traballa, anzi è crollata da tempo. Quest’anno festeggia i 70 anni ed è tempo di pensione. La senilità sta favorendo anche la farsa: lo scorso anno Israele è stato ai vertici della Commissione ONU per la …decolonizzazione ! giusto riconoscimento per la sua lunga esperienza; l’anno prossimo sembra che sarà chiamato a presiedere il Consiglio per i diritti umani quel grande esperto sul tema che è l’Arabia Saudita, se troverà il tempo tra una crocifissione di dissidenti e un bombardamento dello Yemen. ********* In questo contesto si inserisce la questione NATO. Il Trattato Nord Atlantico risale al 1949. Nel 1999 i 50 anni sono stati festeggiati in due modi. Sul campo, bombardando la Serbia senza curarsi neppure della foglia di fico dell’ONU. Sulla carta, adottando a Washington il Nuovo Concetto Strategico. In che cosa consiste il mutamento? È radicale. L’art. 5 del Trattato prevede la difesa dei confini statali in caso di aggressione esterna, la classica guerra di vecchia memoria; in questo caso scatta la solidarietà militare dell’Alleanza. Da tempo, invece, la NATO opera a tutela ( così almeno dice) della stabilità politica ed economica nell’area euro-atlantica. Per fare ciò si deve muovere in via preventiva; eccoci giunti alle guerre preventive ( dette anche “umanitarie o di “peacekeeping” et similia). La difesa implica una aggressione in atto. La prevenzione implica una valutazione proiettata sul futuro. Si è agli antipodi. Si parla, infatti, apertamente di “missioni non ex art.5”, sono operazioni definite in negativo, senza curarsi del fatto che in tal modo si ammette l’assenza di (anzi, il contrasto con) accordi contrattuali. Al vertice di Riga del 2006 si è andati oltre e si è inserita esplicitamente tra le finalità della NATO la gestione e la direzione delle crisi. Nell’ambito delle “Urban operations”, operazioni poliziesche antisommossa, è fondamentale il ricorso ai droni ( per lo più i Predator). I droni hanno un record non invidiabile: un recente rapporto di “Intercept” ha rivelato che il 90% delle vittime dei droni sono civili, i cosiddetti danni collaterali. Riprenderei la non innocenza dei giuristi di cui parlava Senese per dire che in qualche caso i giuristi, a mio avviso, sono anche complici e quindi correi nei massacri. Così, ad esempio, quei giuristi statunitensi che stanno elaborando una soglia di danni collaterali accettabili, al di sotto della quale scatta la causa di non punibilità !! Sappiamo che i crimini rimangono comunque impuniti ma, in questo caso, le uccisioni di civili non sarebbero più neppure crimini e quindi le vittime non sarebbero più computabili ai fini statistici tra i danni collaterali. L’omicidio è legalizzato. Viene fatto un esempio: se dei maschi in età di leva vanno al funerale di un capo jihadista ( ovviamente giudicato tale non da un Tribunale ma dai servizi segreti), costoro dimostrano una tale adesione alla jihad e una tale accettazione del rischio da meritare di essere uccisi da un missile lanciato sul funerale. Avviandomi alla conclusione, torniamo ai nuovi rischi per la sicurezza degli alleati della NATO. Si fa espresso riferimento, con notevole e sospetta lungimiranza, alla interruzione del “flusso di risorse vitali” ( il pensiero va subito ai gasdotti) e ai “ movimenti incontrollati di un gran numero di persone come conseguenze di conflitti armati” (i migranti). Questo veniva elaborato ben prima di Ucraina e Siria! Quali le conseguenze giuridiche di questa trasformazione? La Corte di Cassazione si è pronunciata a favore della costituzionalità della adesione alla NATO ( non contrasto con l’art. 11 della Costituzione) in relazione all’art.5 del Trattato. Ma ora? Sulla illegittimità della adesione dopo il 1999 si è espresso Giulio Andreotti: “ Se si vuole cambiare il Patto Atlantico, lo si deve fare con le forme con le quali si cambiano i patti. Non è possibile sotto la dizione generica di “nuova strategia” dare per acquisito, quindi per valido, l’insieme dei documenti che sono stati adottati nel Consiglio di Washington. Questo è illegittimo” ( On. Giulio Andreotti, 16/6/1999). Dello stesso parere illustri costituzionalisti come la Carlassare. L’adesione deve essere rivista e rivalutata con le forme previste dagli artt.72 e 80 della Costituzione, così da permettere il controllo parlamentare e democratico. Per i motivi detti deve essere rivista e rivalutata anche la presenza delle basi USA e NATO sul nostro territorio. Lo scrive perfino Sergio Romano ( Corriere della Sera, 10 e 14 Ottobre 2015), mettendo in evidenza i rischi per il nostro territorio; sul ruolo della NATO così si esprime: ” La NATO……serve a rendere apparentemente internazionale ciò che è strettamente americano”. Un doveroso accenno anche alla questione nucleare. Le basi militari sono anche depositi nucleari ( una novantina di testate tra Ghedi e Aviano). Noi non siamo potenza nucleare ma magazzini nucleari per conto terzi. Il tutto in violazione del Trattato di non proliferazione, altro trattato internazionale lettera morta. Non solo nessun passo viene fatto per la riduzione degli armamenti atomici nella prospettiva della loro totale eliminazione ma l’Italia continua a ricevere armi nucleari dagli USA in violazione dell’art.2 del Trattato. Ho già ricordato la sentenza della Corte internazionale di giustizia che, dopo un travaglio di 4 anni, nel 1996 ha stabilito che anche solo la minaccia di uso di armi atomiche ( e quindi, in pratica, la loro mera detenzione) è in contrasto con il diritto internazionale e il diritto umanitario. Anche questa sentenza è lettera morta. ***** Se così stanno le cose è difficile dare torto a chi ha definito la NATO “poliziotto occidentale del mondo” e mero strumento della politica estera USA. In questo contesto il diritto è un orpello insignificante, privo di ruolo e di funzione. Chi afferma il contrario o è un ingenuo illuso o è in malafede.
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