Stop Killing Animals - Abolizione Caccia

0 hanno firmato. Arriviamo a 500.


Tara Green O.P.S., Creature del Mare Onlus, Zampe d'Oro Onlus, Care The Oceans e  Alba Animalista O.D.V. lanciano la causa per CHIEDERE l’abolizione della caccia e di ogni attività in grado di arrecare danni fisici e/o psicologici agli animali e, ai fini di poter contenere la popolazione faunistica, si richiede l’utilizzo di  somministrazione di sterilizzanti specifici che, risolte alcune problematiche applicative, sono la vera soluzione del problema, a tutela permanente dell’equilibrio ambientale e delle coltivazioni.

Premessa: Nel XXI secolo, la società ha maturato una nuova cultura di rispetto per tutte le specie animali e vegetali. Oggi più che mai, è eticamente inaccettabile uccidere per divertimento o per sport. La caccia si rivela  l’unico “sport” che ferisce e uccide le persone stesse, colpite da armi di portata devastante, come quelle impiegate nella caccia al cinghiale: un problema di sicurezza per la pubblica incolumità. A tale proposito, come ogni anno, al termine della canonica stagione venatoria (31 gennaio), l’Associazione vittime della caccia, pubblica un dossier relativo alle vittime umane in campo venatorio o a causa di armi da caccia. I dati inerenti la stagione  2017/2018 sono i seguenti: civili non cacciatori, 34, di cui 24 feriti e 10 morti; cacciatori, 80, di cui 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed un morto. Al primo posto la Campania, con quindici vittime, seguita da Toscana, Lazio, Puglia. Molte regioni hanno emanato calendari venatori che, prevedono la caccia nella fase di migrazione prenuziale, di riproduzione e dipendenza dei piccoli dai genitori, in violazione della direttiva europea 147/2009 ("Uccelli"). Per non parlare degli animali protetti e domestici uccisi. Oggi giorno, la presenza dei cinghiali nei centri abitati viene percepita molto di più rispetto alle altre specie animali perché per decenni sono stati alimentati dai cacciatori, abituandoli così alla presenza dell’uomo, con il solo fine di trattenerli sul loro territorio di caccia. La grande responsabilità della caccia è la liberazione in passato degli ungulati in territori in cui da anni erano spariti, per farli crescere di numero ad esclusivo fine venatorio. Vittime della caccia sono gli stessi cani dei cacciatori. Che i cacciatori abbiano un rapporto particolare con i loro cani è cosa nota. Non sono certo proprietari amorevoli, anzi la maggior parte di loro tratta i propri cani come fossero armi che, quando non funzionano più vanno cambiate. Poco importa se questi esseri senzienti hanno sentimenti, loro non si affezionano: se i cani da caccia sono vecchi, vanno sostituiti. Alcuni vengono abbandonati, altri, purtroppo uccisi da chi li ha cresciuti e addestrati. Ma c’è chi pensa che dietro questi “animalicidi” si nasconda una questione economica: ovvero, la richiesta di indennizzo. Sono circa 700mila i cacciatori italiani che dispongono di oltre un milione di cani. Ogni anno molti di questi muoiono a causa di quelli che comunemente vengono chiamati “incidenti di caccia”: molto spesso  vengono uccisi a fucilate dai loro stessi proprietari in quanto anziani o semplicemente inutilizzabili, facendo poi passare l’abbattimento per un incidente. Il fine, a quanto pare, è quello di richiedere l’indennizzo, essendo i cani assicurati proprio come i cacciatori. Solo nel 2016 le pratiche di indennizzo per questo tipo di incidenti che hanno visto la morte dei cani sono stati oltre 3mila: si pensi che è stata riscontrata anche una forte diminuzione rispetto agli anni precedenti. E che dire del piombo sparso nelle campagne? oppure dei cacciatori che uccidono gli animali che fuggono dagli incendi?

Ogni anno, gli “sportivi” non riescono ad abbattere il contingente loro assegnato, infatti, il numero degli abbattimenti è uguale ai risultati degli anni precedenti: “solo” uno su tre. Il declino di tante specie è gravissimo, si spara a ben 19 specie di avifauna in stato di conservazione sfavorevole (spec 2 e spec 3). I censimenti vengono effettuati dai cacciatori, su porzioni limitate di territorio e si tirano fuori i numeri presunti del totale sull'intero territorio. Conati i numeri, si stabilisce una percentuale da abbattere e si ottiene il numero dei “morituri” annuali; questo numero non viene mai raggiunto, neppure nella prima parte della stagione venatoria, e quindi tutti gli anni si proroga la caccia al mese di Gennaio grazie alla legge colabrodo che ha visto la felicità di politici, amministratori, cacciatori ed agricoltori. La caccia, che non può e non vuole contenerne la popolazione, è quindi la causa e non la soluzione del sovrannumero di animali. Solo dopo aver fatto dei seri censimenti,  utilizzando metodi attendibili offerti dalla moderna tecnologia, droni, sistemi ad infrarossi, etc e non dai cacciatori, sarà possibile capire il giusto numero di cinghiali, lupi caprioli, daini ecc e affrontare il problema come è stato già fatto in molti paesi del mondo, ovvero tramite promettenti studi, ovviamente avversati ovunque dal mondo venatorio e dai politici loro amici, di somministrazione di sterilizzanti specifici che, risolte alcune problematiche applicative, sono la vera soluzione del problema, a tutela permanente dell’equilibrio ambientale e delle coltivazioni. A fronte di quanto sopra riportato è possibile stabilire che la caccia influisce in maniera incisiva e devastante sull'intero ecosistema, ai fini di tutelare l’intero ecosistema,

                                                         CHIEDIAMO

l’abolizione della caccia e di ogni attività in grado di arrecare danni fisici e/psicologici agli animali e, ai fini di poter contenere la popolazione faunistica, si richiede l’utilizzo di  somministrazione di sterilizzanti specifici che, risolte alcune problematiche applicative, sono la vera soluzione del problema, a tutela permanente dell’equilibrio ambientale e delle coltivazioni.

“Nello spazio in cui vive un cacciatore possono vivere dieci pastori, cento contadini e mille giardinieri. La crudeltà contro gli animali non può essere conciliabile né con una vera cultura, né con una vera erudizione. È uno dei pesi più caratteristici di un popolo grezzo e ignobile.” (A. Von Humboldt)

Per la tutela dell'intero ecosistema,

Tara Green O.P.S., Creature del Mare Onlus, Zampe d'Oro Onlus, Care The Oceans e Alba Animalista O.D.V.,
invitano tutti i cittadini, le Istituzioni pubbliche e private a sostenere questa causa.
Grazie