Per una Casa della Storia Europea anche nella Città di Roma

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Con questa lettera chiediamo l’istituzione di una Casa della Storia Europea anche nella Città di Roma. Con la stessa dicitura ma diversi contenuti rispetto alla mostra-museo che viene allestita a Bruxelles. Per tre ragioni.

Prima: tutti i cittadini dei paesi membri hanno il diritto di visitare una mostra permanente che ricostruisca la comune storia d’Europa. La visita dovrebbe essere possibile in tutte le capitali dell’Unione. Per gli studenti e gli insegnanti e per i comuni cittadini, senza andare fino a Bruxelles.

Seconda: a Roma è stato firmato il primo trattato di fondazione dell’Unione (1958) come deve essere chiaro a tutti i cittadini, italiani ed europei. Ma tutte le capitali devono avere la stessa dignità e godere degli stessi servizi, come è il caso di questa mostra-museo.

Terza: la mostra di Bruxelles non documenta sufficientemente la storia europea articolata nei singoli paesi membri. Non sappiamo quali storici siano stati consultati, ma certamente la Modernità è cominciata in Europa dal Rinascimento e non dalla prima Guerra Mondiale.

I gradini che hanno gradualmente configurato l’idea di un continente unito e dotato di caratteri comuni hanno cominciato a essere frequentati con l’Impero romano d’Occidente e d’Oriente, con l’impero Carolingio, con Federico II, con gli Asburgo e con altri più o meno avventurosi e violenti tentativi.

Fino all’idea maturata a Ventotene che i conflitti tra gli stati europei non erano più possibili nello scenario che le due guerre mondiali avevano rivelato.

È inutile e patetico il tentativo di cancellare parti della storia comune trascurando intere epoche e popoli. L’Europa è stata fondata molti secoli fa non soltanto con le guerre ma con il tessuto delle vie mercantili e dei loro porti, il passaggio degli artisti e dei designer, delle musiche e delle letterature, dei quadri e dei gioielli, dei romanzi e delle scoperte scientifiche, con le piazze e i palazzi, con i movimenti religiosi e laici, con il lavoro dei contadini, degli operai e degli imprenditori.

È questo il patrimonio comune che studenti, insegnanti e cittadini devono vedere in tutte le capitali, ognuna con il suo ricco contributo di opere ed esperienze, figure e documenti.

Il visitatore della mostra-museo Bruxelles si chiede perché in quella mostra ci siano tanti fili spinati e divise naziste, una parete di vocabolari e di frigoriferi degli anni Cinquanta, una serie di documentari con bombardamenti e case distrutte. Mancano quasi del tutto le opere e i luoghi dove è passata e si è formata la nostra storia: dalle fortezze ai porti, dalle vie sacre ai mercati, dai libri ai dipinti. Sono le opere e i luoghi che continuiamo a cercare.

L’immagine dell’Europa è un’altra: non per queste ragioni l’Europa, e in particolare l’Italia, è tra i paesi che gli stati emergenti si preparano a visitare come viaggiatori e turisti.

L’Europa è una regione del desiderio.

Ora la cultura digitale permette qualcosa di più dei documentari postbellici. Consente di individuare e rappresentare le identità regionali e la loro convivenza, di conoscere le realtà locali, di decifrarle e di ricostruire le loro secolari connessioni. 

I settanta e più centri di ricerca universitari e privati che lavorano sul patrimonio digitale nella #DiCultHer School possono contribuire in misura sostanziale a rendere questo abbozzo di museo più frequentabile e portatore di maggiore verità storica e a prepararne uno anche per Roma.

Questo è un compito di Roma al pari delle altre capitali. Ci sono gli spazi, gli operatori, gli storici, gli architetti, gli artisti e i cittadini che vogliono vedere, sapere e capire, anche attraverso una mostra storica, dove sta andando l’Europa unita.

Carmine Marinucci - Michele Rak

DiCultHer School

www.diculther.it



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