
Perché non va bene dare il Reddito di Base solo ai poveri?
È controintuitivo, ma dare a tutti è meglio, anche per i poveri. Intanto se un povero riceve un sussidio tradizionale e si sforza di uscire dalla sua condizione di indigenza facendo lavoretti, la ricompensa della società è togliergli i soldi (la cosiddetta trappola della povertà, o della disoccupazione, o della dipendenza). Accettare un lavoro ha anche altri costi nascosti, come doversi comprare vestiti migliori. E se durerà solo un mese, poi bisognerà richiedere un altro sussidio, con tutti i ritardi amministrativi che questo comporta. Se il reddito è universale, invece, tutte queste complicazioni spariscono.
E poi c’è un’altra ragione… e ha a che fare con il tasso di partecipazione. In Francia, per dire, solo la metà di chi avrebbe diritto al Revenu de solidarité active lo prende. O perché non sa di averne diritto o per lo stigma associato al chiederlo, che equivale a dire sono povero, ho fallito e così via.
[Nota: è quello che sta succedendo con il Reddito di Cittadinanza]
Ma così non rischia invece di trasformarsi in un incentivo alla disoccupazione volontaria?
Siamo tutti d’accordo, almeno in linea teorica, che la retribuzione sia la ricompensa per un lavoro utile. E diamo per scontato che il mercato sia in grado di quantificarla. Però non va sempre così, dal momento che vendere armi o droga è molto ben retribuito sebbene sia socialmente nocivo, mentre attività preziose come assistere i propri genitori non danno diritto a nessuna paga. In questa prospettiva il reddito incondizionato sarebbe un grosso passo avanti perché, in qualche modo, retribuirebbe il contributo di ognuno alla società.
Tendenzialmente, forte del reddito di base, dirò sì ai lavori che mi piacciono, rifiutando gli altri. Questi ultimi, più noiosi e ripetitivi, verosimilmente saranno rimpiazzati dalle macchine. Ma anche quelli che sopravviveranno, proprio per una riduzione dell’offerta, dovranno essere pagati meglio per convincere un umano ad accettarli
(da un intervista a Philippe van Parijs a Repubblica: "Il vero Reddito di Base? È senza se e senza ma", sotto l'articolo completo)