
Il 21 ottobre c'è stata la prima udienza per il rimpatrio di mia figlia Isabella.
Sono tornato in Ecuador dopo circa 5 anni, questa volta non per vacanza ma per riportare mia figlia a casa.
Il 14 ottobre sera ricevo una telefonata dal mio avvocato, quello che aveva seguito tutta la pratica, mi dice che l'indomani non sarebbe venuto in aula in quanto si tirava indietro e rigettava l'incarico professionale.
Potete immaginare il mio stupore, e adesso??
Insieme alle persone che mi hanno aiutato (e mi stanno aiutando) ci siamo messi immediatamente in moto e grazie al presidente della Fondazione Padres por la Justicia sono riuscito a trovare due avvocatesse esperte in diritto internazionale, che però non sapevano assolutamente niente del mio caso.
L'indomani siamo andati in aula, e abbiamo chiesto il rinvio visto quello che era successo. Rinvio concesso al 21 ottobre. Bene, abbiamo tempo per studiare il caso con gli avvocati e di conseguenza ci mettiamo subito al lavoro.
Arrivo in aula e come si dice... il buongiorno si vede dal mattino. Il Giudice entra in aula senza mascherina, dicendo che le stava creando una irritazione alla pelle e subito dopo ha dato il permesso all'avvocato della contro parte di toglierla permettendogli di urlare meglio, sì perchè così è stato, sono stati due giorni di udienza dove sembrava di essere al mercato.
Il giudice non ha rispettato nessuna legge internazionale, la Convenzione dell'Aja del 1980, la legge madre sulla sottrazione internazionale di minore è stata violentata, abbiamo parlato di qualsiasi cosa compreso dove mia figlia sia stata battezzata, ma quasi mai del rientro di mia figlia in Italia e della sua residenza abituale. Alla fine delle due giornate di udienza mi sembrava di vivere un incubo, un incubo in cui sono stato spettatore passivo di un circo, due giorni in cui il giudice non mi ha fatto neppure mezza domanda e non mi ha degnato di uno sguardo.
Per il momento mia figlia resta in Ecuador (ovviamente ho fatto appello quindi spero che ben presto ci sia la prossima udienza per la quale ad essere interpellata sarà la corte provinciale e li i giudici sono tre), mi verrebbe da dire di sperare nella giustizia ma mi viene più comodo incrociare le dita.
Vi prometto che però continuerò a battermi, lo farò per mia figlia, per la mia famiglia, per suo fratello ma anche per voi che avete firmato la petizione e mi avete supportato.
Vi terrò aggiornati.
Il papotto di Isabella.