IO STO CON IL PRESIDENTE ! Ascoltare i giovani e investire nell'educazione!

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Raggiungiamo 200 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

IO STO CON IL PRESIDENTE
Ascoltare i giovani, investire nell’educazione, dare futuro alla Costituzione
Appello pubblico e raccolta firme promossi da APEI – Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Al Governo, al Parlamento, alle Regioni e agli Enti locali

Noi cittadine e cittadini, educatrici ed educatori, pedagogiste e pedagogisti, insegnanti, genitori, studenti e rappresentanti della società civile, aderiamo a questo appello per esprimere riconoscenza al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il richiamo all’attenzione verso le nuove generazioni e per chiedere che quella responsabilità si traduca in scelte pubbliche concrete.

Nelle lettere indirizzate al Presidente della Repubblica, APEI ha espresso gratitudine per parole che restituiscono valore all’ascolto, alla fiducia e alla responsabilità delle istituzioni. Con questa raccolta firme vogliamo dare a quel riconoscimento una voce collettiva.

«Io sto con il Presidente» significa assumersi una responsabilità verso i giovani e verso la Costituzione.

Il richiamo del Capo dello Stato a superare l’indifferenza e la sottovalutazione delle nuove generazioni ci impegna a guardare alle loro condizioni di vita, alle aspettative e alle possibilità di realizzazione. Da questo richiamo facciamo discendere una precisa richiesta: affrontare il disagio e le proteste giovanili attraverso ascolto, partecipazione e politiche educative, superando una risposta affidata prevalentemente agli strumenti securitari.

Condanniamo la violenza e chiediamo che il dissenso pacifico trovi ascolto e interlocutori. La tutela delle persone e la responsabilità per le proprie azioni devono accompagnarsi alla capacità di comprendere ciò che accade. Ridurre un’intera generazione ai comportamenti violenti di alcuni impedisce di riconoscere domande, bisogni e proposte che meritano un confronto democratico.

Una protesta può porre questioni che riguardano tutti: il diritto allo studio, la precarietà, le disuguaglianze, la pace, l’ambiente, la possibilità di costruire una vita autonoma. Le istituzioni hanno il compito di ascoltare queste domande e dare risposte comprensibili, rendendo effettivi gli spazi di partecipazione.

Intervenire prima che il disagio diventi esclusione
Nella lettera APEI del 22 ottobre abbiamo rappresentato il disagio giovanile come un fiume in piena: se si trascurano gli argini delle relazioni educative, della scuola, delle famiglie e dei servizi di prossimità, continueremo a rincorrere le conseguenze senza affrontarne le cause.

Chi lavora nelle comunità educative e nei servizi territoriali conosce il valore dell’accoglienza e della protezione. Conosce anche la fatica di intervenire quando solitudine, abbandono e povertà educativa hanno già segnato profondamente una vita.

Chiediamo investimenti nella prevenzione pedagogica primaria: presenza educativa continuativa, sostegno alle famiglie, opportunità di incontro e accompagnamento nei percorsi di crescita. Educare richiede tempo, competenze, relazioni affidabili e continuità.

Le nostre richieste
Con la nostra firma chiediamo al Governo, al Parlamento, alle Regioni e agli Enti locali di:

1) Aprire spazi stabili di ascolto e confronto con i giovani, coinvolgendoli nelle decisioni che riguardano scuola, formazione, lavoro, servizi e vita dei territori.
2) Rafforzare i presidi pedagogici nelle scuole e nelle comunità, attraverso équipe competenti, servizi educativi di prossimità, educatori di strada e luoghi accessibili di aggregazione e partecipazione.
3) Sostenere le famiglie e contrastare la povertà educativa, garantendo continuità agli interventi e opportunità concrete anche nei territori più fragili.
4) Affiancare alla tutela della sicurezza percorsi educativi di responsabilizzazione, mediazione dei conflitti e riparazione, capaci di prevenire il ripetersi della violenza.
5) Riconoscere la dignità del lavoro educativo e pedagogico, assicurando condizioni contrattuali adeguate, stabilità, formazione, supervisione e piena valorizzazione delle competenze professionali.
6) Dare piena attuazione al riconoscimento delle professioni pedagogiche ed educative, salvaguardandone autonomia, responsabilità e pari dignità, nell’interesse delle persone che si affidano ai servizi.
7) Rendere verificabili gli impegni, indicando risorse, tempi e risultati delle politiche rivolte alle nuove generazioni.
Educare significa costruire la Repubblica
La Costituzione prende vita anche nelle possibilità che una comunità offre ai propri giovani: imparare, esprimersi, partecipare, lavorare, costruire relazioni e immaginare il futuro.

Educatori e pedagogisti contribuiscono ogni giorno a rendere concrete queste possibilità. Per svolgere tale compito hanno bisogno di istituzioni presenti, servizi adeguati e politiche lungimiranti. La responsabilità educativa riguarda l’intera società e chiede la collaborazione di scuole, famiglie, università, associazioni, servizi e amministrazioni pubbliche.

Signor Presidente, La ringraziamo per aver richiamato il Paese alla responsabilità verso le nuove generazioni. Con la nostra firma ci impegniamo a dare seguito a quel richiamo e chiediamo alle istituzioni di fare altrettanto.

Invitiamo tutte le persone che condividono questo appello a sottoscriverlo e a diffonderlo, contribuendo a una mobilitazione civile aperta, democratica e nonviolenta.

Io sto con il Presidente.
Scelgo l’ascolto, sostengo l’educazione, chiedo futuro per i giovani.

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ALESSANDRO PRISCIANDAROPromotore della petizionePedagogista e presidente nazionale APEI

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