Petition updateINQUINAMENTO VALLE DEL SACCOLE RISPOSTE TANTO ATTESE
Giuseppina AureliCeccano, Italy
Dec 27, 2018

Ringrazio tutti i firmatari della petizione per aver sostenuto questo tema diventato ormai uno stato di emergenza ambientale e di salute.
Continuiamo a diffondere e far crescere questa petizione per dare più forza alla voce del popolo.
Ho voluto cambiare la foto della Valle del Sacco, perché spero insieme a voi che torni ad essere un territorio con un ambiente vivibile, dove possa essere ammirata per la sua bellezza, gli oltre 200 comuni hanno una storia di tradizioni, culture e caratteristiche paesaggistiche che meritano di essere apprezzate DA TUTTO IL MONDO.


Il problema dell'inquinamento della Valle del Sacco è diventato ormai d'interesse nazionale sia mediatico, che istituzionale.
Dagli ultimi aggiornamenti sappiamo la Procura di Frosinone ha aperto un inchiesta per "disastro plurimo" coordinata dal Procuratore Giuseppe De Falco insieme ai tecnici dell'Arpa Lazio.
Abbiamo bisogno solo di risposte che da tempo non ci vengono fornite dalle istituzioni, non ci accontentiamo più di solo indagini senza trovare i responsabili di queste azioni criminali.
La nostra pressione verterà anche sul "registro tumori", in quanto anche se è stata varata la Legge Regionale 12 giugno 2015 n. 7; istiutita unità funzionale nella Asl/Fr, con personale designato dal  Direttore Generale Dr. Luigi Macchitella di circa 3 unità, ma non sufficiente perché il lavoro è assai complesso.

Pertanto chiediamo che venga impiegato più personale, in quanto per la registrazione dei dati, si può accedere solo previa formazione di corsi specifici che il personale dovrà sostenere per poter accedere sulla piattaforma AIRTUM e trasferire tutti i dati per la compilazione del "registro tumori".
Auspichiamo che le nostre richieste vengano evase nel più breve tempo possibile, e che non rimangano ancora "IN CORSO D'OPERA"

Cito alcuni articoli recenti:

INDICE PUNTATO CONTRO LE FABBRICHE
Ci sono delle aziende criminali che sversano nel fiume Sacco e nel depuratore dell’Asi. E siccome il depuratore non può trattare queste sostanze, esse passano al fiume creando la schiuma bianca.
In questa fase, gli inquirenti hanno scandagliato notte e giorno la posizione di almeno 20 aziende della zona e passato al setaccio i numerosi scarichi, alcuni dei quali abusivi presenti lungo le rive del Sacco e dell’Alabro, a quanto pare tutte appartenenti all’Asi. I magistrati che per il momento mantengono il massimo riserbo sulle indagini avrebbero già alcuni elementi per capire chi ha sversato almeno una parte dei solventi, ammesso che la fonte inquinante sia soltanto una.
LA RELAZIONE DELL’ARPA
Allarmante la prima relazione che l’Arpa Lazio ha fornito ai magistrati. “I risultati preliminari – si legge nel documento firmato dal dirigente del Servizio di Frosinone, Sergio Ceradini – hanno evidenziato la presenza di elevate concentrazioni di tensioattivi, che si ritiene possano aver determinato la formazione della enorme quantità di schiuma”. Per tensioattivi, si intendono “composti chimici di origini antropica utilizzati come detergenti ed emulsionanti, sia per usi domestici che industriali, ad esempio preparazione di cosmetici, inchiostri, pesticidi e adesivi, nel decapaggio dei metalli e nell’industria tessile”. In particolare, “i primi esiti analitici hanno fatto emergere elevate concentrazioni pari a 16 mg/l e a 10 mg/l”, quando “i limiti per il parametro è pari a 2 mg/l per lo scarico in acque superficiali e 4 mg/l per lo scarico in fognatura”. Dalle quattro alle otto volte il consentito, quindi.

IN ATTESA DELLE ISTITUZIONI
Il rischio di un grave inquinamento di tutto il sud del Lazio è fortissimo. “Il fiume Sacco – come ricorda il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi – oltre a ricevere affluenti come l’Alabro, si immette nel corso del fiume Liri che poi arriva nel Garigliano, fiume che solca il confine tra Lazio e Campania e sfocia nel mar Tirreno a Minturno. Un bacino idrografico che è il secondo del Lazio”. Nel 2006, all’indomani del ritrovamento di decine di carcasse di mucche lungo le rive del fiume, il governo Prodi decise di nominare l’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, commissario dell’emergenza, riversando da allora nelle casse regionali almeno 20 milioni di euro di fondi per la bonifica, mai davvero partita, nonostante le promesse delle amministrazioni di turno. “Dopo un declassamento negli anni passati, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di Sin (Sito di interesse nazionale) – ha detto l’attuale governatore, Nicola Zingaretti – La giunta regionale convocherà un tavolo con tutti gli attori istituzionali competenti per coordinare al meglio le iniziative da intraprendere”. Un richiamo anche al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, da cui si apprende che “stiamo monitorando la situazione e procederemo presto con le bonifiche”.


LA VALLE GIÀ CITATA DA SCHIAVONE
Non solo sversamenti industriali nella storia della Valle del Sacco. Soltanto nel 2013, quando gli atti vennero desecretati, si è venuti a conoscenza sul fronte giudiziario dei traffici che anche la Camorra casalese perpetrava nell’area e in tutto il Frusinate. In particolare, i verbali del 1996 legati all’ex boss e pentito Carmine Schiavone, scomparso di recente, protagonista delle rivelazioni legate alla Terra dei Fuochi del Casertano. “I camion (di rifiuti, ndr) partivano anche dalla Ciociaria, diretti in Toscana, in Germania e nel nord Italia dove caricavano rifiuti tossici e nocivi che poi venivamo smaltiti al sud”, confidò il collaboratore di giustizia. E “quando parlo di sud – sottolineò – per noi Frosinone e Cassino sono il sud e quindi anche lì”, citando sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di ogni tipo di lavorazione sversati nel Sacco e “con la compiacenza di pubblici ufficiali corrotti”.

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