Cambiare il nome del "Lungotevere Maresciallo Cadorna" in "Lungotevere della Pace fra i Popoli"

PETIZIONE CHIUSA

Cambiare il nome del "Lungotevere Maresciallo Cadorna" in "Lungotevere della Pace fra i Popoli"

Questa petizione aveva 88 sostenitori
Francesco Troccoli ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Francesco Paolo Tronca e a

Come accade purtroppo in altre piccole e grandi città italiane, anche a Roma c'è un'importante strada intitolata al Maresciallo Luigi Cadorna (1850-1928). Leggiamo un passaggio su quest'uomo, a firma del grande storico Angelo Del Boca (“Italiani, brava gente?”, Neri Pozza 2005).

“Cadorna è stato per ventinove mesi il vero, indiscusso padrone dell’Italia. Nessuno, prima di lui e dopo di lui (Mussolini compreso), si è arrogato il diritto di vita e di morte su tutti gli abitanti della penisola. Disponeva, a suo piacimento, di uno degli eserciti più potenti del mondo, continuamente rafforzato con immani trasfusioni di sangue. Disponeva di propri tribunali di guerra, che imponevano la sua legge. Attraverso la censura militare metteva un bavaglio a combattenti e a civili. In accordo con Sidney Sonnino, poteva senza battere ciglio decretare la morte per fame di 100.000 prigionieri. Per finire, era l’uomo che non aveva il minimo imbarazzo nel diramare direttive di questo tenore: «Deve ogni soldato essere certo di trovare, all’occorrenza, nel superiore il fratello o il padre, ma anche deve essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi»". (Per informazioni più dettagliate rimandiamo, fra i tanti, al sito Cento anni di guerre, da cui abbiamo preso in prestito la citazione, e al sito Arte nella Grande Guerra).

Il primo conflitto mondiale fu un'immane carneficina attraverso monti e campagne di gran parte dell'Europa, ma la dimensione che assunse in Italia fu amplificata dalla scellerata gestione delle forze armate da parte di alti ufficiali, al vertice dei quali si è trovato, per lungo tempo, il "Maresciallo d'Italia" (titolo di cui Luigi Cadorna fu insignito alcuni anni dopo la fine della guerra e poco prima della morte), il quale fu responsabile, oltre a tutto il resto, della più grande disfatta militare della storia italiana, a Caporetto.

"I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci" esclama sulla linea del fronte l'Ottolenghi, uno dei protagonisti del memorabile romanzo "Un anno sull'altipiano" (Einaudi 2014), di Emilio Lussu, che a quel conflitto prese parte, avendo abbastanza fortuna e bravura da aver salva la vita, e decidendo poi di regalare all'Umanità alcune delle più belle e amare pagine di storia e letteratura che si siano mai lette. L'idea che i generali fossero un nemico peggiore degli austriaci era infatti largamente condivisa, non solo fra i soldati semplici.

Storici come Giancarlo Romiti (Luigi Cadorna, toglierlo da vie e piazze d'ItaliaIl Secolo XIX 31 luglio 2014) e scrittori come Ferdinando Camon (Cancellare il nome di Cadorna dalle nostre città, Corriere delle Alpi 24 ottobre 2012) si sono da tempo espressi in merito; alcuni sindaci hanno già provveduto alla rimozione del nome, come è successo già nel 2011 a Udine.

Prescindendo in modo totale da qualsiasi ideologia politica e nella convizione che sia interesse di tutti gli Italiani e di tutti gli Europei, a ormai un secolo dall'entrata in guerra dell'Italia, riteniamo che una strada importante come questa non possa restare intitolata a un simile personaggio, a maggior ragione nella sua capitale. Nemmeno un vicolo della più dimenticata frazione periferica meriterebbe questo nome. Si tratta, come e più che per altre strade maggiori e minori della nostra città (variamente dedicate ad altri personaggi del periodo), di uno sfregio alla memoria della strage di decine di migliaia di uomini in divisa gratuitamente e inutilmente mandati al macello, oltre che di un cinico affronto ai valori di una società civile faticosamente costruita sulle ceneri di due conflitti mondiali.

Per queste ragioni, proponiamo al Signor Prefetto Francesco Paolo Tronca e ai Signori Presidenti del I e del XV Municipio, Sabrina Alfonsi e Daniele Torquati, che si intraprendano le misure adatte per cui il nome della strada sia mutato in "Lungotevere della pace tra i popoli", anche in considerazione del fatto che la zona fu sede dei Giochi olimpici nel 1960.

Auspichiamo che le strade di Roma siano simbolo di pace, libertà, eguaglianza, democrazia, e non di guerra, fanatismo, prevaricazione e violenza.

 

PETIZIONE CHIUSA

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