

5G, bocciato l’elettrosmog a 61 V/m. Ma non è finita: adesso tentano a 30 o 43 V/m?
Una grande vittoria contro lo tsunami del 5G, almeno per ora: dopo essere stati accantonati, bocciati i 61 V/m nell’emendamento dei deputati di Italia Viva per l’abrogazione dei limiti soglia d’irradiazione elettromagnetica fissati a 6 V/m. Ma le compagnie telefoniche non ci stanno e adesso sono in pressing sul Governo, spingendo per un nuovo colpo di mano: per la più classica operazione all’italiana, si punterebbe ad innalzare i limiti a 30 V/m, forse a 43 V/m, con la rilevazione spalmata nelle 24 ore che – di fatto – significherebbe una sorta di 61 V/m mascherati. Questo è quanto trapela tra Palazzo Chigi e Montecitorio.
Movimento Consumatori, dal CESE: chiesto all’Europa una strategia di monitoraggio sull’elettrosmog