Stalking sul lavoro, il diritto di lavorare senza paura

Care sostenitrici, cari sostenitori,
nessuno dovrebbe andare al lavoro con la paura di subire minacce, molestie o comportamenti persecutori. E nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria sicurezza e la possibilità di continuare a lavorare.
Nel nuovo approfondimento di Fede e Ragione, “Stalking sul lavoro, il diritto di lavorare senza paura”, affrontiamo il riconoscimento degli atti persecutori, gli strumenti di tutela e la responsabilità delle aziende nel prendere sul serio le segnalazioni.
Mobbing e stalking sono fenomeni distinti, ma possono sovrapporsi quando le condotte vessatorie presentano anche gli elementi del reato di atti persecutori. La persecuzione può svilupparsi nell’ambiente professionale e, in alcuni casi, proseguire nella vita privata. Le conseguenze possono incidere sulla salute, sulle relazioni e sulla libertà quotidiana della persona.
Chi segnala deve trovare ascolto e protezione, senza essere isolato o penalizzato. Servono procedure accessibili, valutazioni tempestive e interventi adeguati. La tutela non può ridursi a chiedere alla vittima di cambiare sede, rinunciare al proprio ruolo o adattarsi alla paura.
Per questo continuiamo a chiedere, attraverso la petizione “Una legge contro il mobbing”, una normativa specifica che rafforzi la prevenzione delle vessazioni sul lavoro e garantisca sostegno concreto alle vittime.
Un precedente approfondimento di Fede e Ragione, dedicato a un caso di presunto stalking ai danni di un’ex collega, richiama l’importanza di riconoscere tempestivamente queste situazioni:
Stalking sul lavoro, arrestato un ex collega a Roma: quali tutele spettano ai dipendenti
Grazie a chi ha già firmato. Condividete la petizione e invitate altre persone ad aderire: aiutiamoci a dare voce a chi subisce persecuzioni e violenze psicologiche sul lavoro.
Lavorare senza paura deve essere una possibilità concreta per tutti.
Leggi l'articolo su Fede e Ragione