

Ciao,
ritengo importante aggiornarvi su questa petizione (#iononsparo) perché, nelle ultime settimane, sono emersi fatti concreti documentati da fonti ufficiali e giornalistiche, che confermano quanto il tema dei botti di Capodanno non riguardi solo gli animali, ma la salute pubblica, la sicurezza e la qualità della vita di tutti. Inoltre la mia lettera aperta al sindaco, la mia attività sui social e l'intervista a Primocanale hanno prodotto un eco importante sul tema. condizionando in positivo l'ordinanza comunale, evidenziando alla politica il problema del fenomeno e cercando non solo di "urlare allo scandalo" come ogni anno ma proponendo nel concreto misure e azioni per capire e arginare il fenomeno.
Sapevamo fin dall’inizio che non sarebbe stato facile e che vietare i botti è un argomento che tocca molti interessi economici.
Ma l’obiettivo era chiaro: dare un segnale e aprire una discussione seria e strutturata. Questo segnale oggi esiste.
Ordinanze e contraddizioni: il quadro attuale
Sul fronte normativo, la situazione a Genova è stata più complessa di quanto possa apparire a prima vista.
Il Comune di Genova aveva inizialmente emanato un’ordinanza che vietava l’utilizzo di artifici pirotecnici in un determinato periodo tra fine dicembre e inizio gennaio, motivando il provvedimento con ragioni di sicurezza pubblica.
Successivamente, tre società operanti nel settore dei fuochi d’artificio hanno presentato ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) contro l’ordinanza, contestandone la legittimità.
Il TAR ha accolto il ricorso in via cautelare, determinando la sospensione dell’ordinanza, con la conseguenza che l’utilizzo dei fuochi d’artificio è tornato di fatto consentito.
Questa decisione non ha però chiuso la questione. L’amministrazione comunale ha dichiarato di stare valutando una nuova ordinanza e nuove modalità di intervento per il futuro, tenendo conto dei rilievi giuridici emersi e della necessità di individuare strumenti più solidi e strutturati.
Questo passaggio è centrale: la sospensione da parte del TAR non rappresenta un “via libera definitivo”, ma evidenzia piuttosto la necessità di un lavoro più approfondito, che tenga insieme sicurezza, salute pubblica, tutela delle persone e correttezza giuridica.
Ed è proprio in questo spazio che si inserisce anche la petizione: non come reazione emotiva, ma come richiesta di un percorso serio, condiviso e giuridicamente solido, capace di affrontare il problema alla radice e non solo attraverso misure temporanee. In ogni caso tutto ciò dimostra che manca ancora una strategia strutturata e stabile, ed è proprio su questo che la petizione intende intervenire.
Salute pubblica: l’impatto dei botti sull’aria
Dopo la sospensione dell'ordinanza emanata dal Comune di Genova, l’EcoIstituto di Genova ha ricordato e lanciato un’allerta sui livelli di inquinamento atmosferico, evidenziando come polveri sottili (PM10) e biossido di azoto (NO₂) abbiano raggiunto livelli critici per diverse ore a seguito dell’utilizzo massiccio di botti e fuochi artificiali.
Questo dato conferma che il problema non riguarda solo il disagio o la paura degli animali, ma un’esposizione nociva per bambini, anziani, persone fragili e per l’intera popolazione urbana.
Un primo ascolto istituzionale
Come molti di voi sanno l’8 dicembre ho scritto una lettera aperta rivolta all’amministrazione comunale: https://www.instagram.com/p/DR_5PhCgiyV/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
L’appello è stato accolto: la sindaca Silvia Salis ha dimostrato attenzione verso la problematica, un primo segnale importante di ascolto istituzionale.
Inoltre sono attualmente in contatto con Francesca Ghio, consigliera comunale del Comune di Genova con deleghe su proposte progettuali di interesse per la Civica amministrazione in tema di tutela degli Animali e Politiche per i Giovani” e allo “Sviluppo di azioni atte a migliorare la sostenibilità e la giustizia delle economie legate alle politiche del cibo” nell’ambito delle funzioni relative alle materie “Animali” e “Politiche per i giovani", alla quale ho formalmente richiesto un incontro e l’apertura di un tavolo di lavoro per affrontare la questione in modo serio e approfondito.
La proposta: prevenzione ed educazione
La richiesta non è limitata al divieto, ma punta a un cambiamento culturale duraturo, fondato su:
- Sensibilizzazione sui rischi reali dei botti, in termini di salute, sicurezza e convivenza civile;
- Attività educative nelle scuole, per:
- Aiutare i più piccoli a sviluppare competenze e rispetto verso i cani
- Accompagnare i genitori a riacquisire empatia, responsabilità e buon senso nella relazione con gli animali e con la comunità.
Una battaglia di civiltà
Sempre più realtà, associazioni e cittadini stanno mostrando attenzione verso questo tema, consapevoli che si tratta di una battaglia di civiltà, che coinvolge benessere delle persone, salute pubblica e sicurezza urbana, non solo la tutela degli animali.
Grazie a tutte e tutti voi per aver firmato e per continuare a sostenere questa iniziativa.
Il percorso è lungo, ma il confronto è finalmente aperto, e questo è anche merito vostro.
Condividere la petizione è ancora necessario per sensibilizzare molte più persone sul tema e aprire un dibattito costruttivo e funzionale dal 2026
Un caro saluto,
Giuseppe Loiacono