FIPAV: ritirare l’accordo con l’Esercito e difendere l’autonomia educativa della pallavolo

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Il problema

Questa lettera è stata trasmessa alla Federazione Italiana Pallavolo il 26 settembre 2026 ed è sottoscritta da un primo gruppo di persone che vivono o hanno vissuto la pallavolo come genitori, atleti, allenatori, appassionati ed ex atleti della Nazionale italiana.

La raccolta delle adesioni è aperta.

 

LETTERA APERTA ALLA FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO

Per l’autonomia educativa della pallavolo
Per una cultura dello sport alternativa alla guerra e alla violenza

Alla Presidenza della Federazione Italiana Pallavolo
Al Consiglio Federale
e, per conoscenza, al mondo della pallavolo italiana

Siamo genitori, atleti ed ex atleti, allenatori, dirigenti, arbitri, tecnici, volontari e persone che, in modi diversi, hanno vissuto e vivono la pallavolo.

Ci rivolgiamo alla Federazione Italiana Pallavolo perché riteniamo che l’accordo di collaborazione sottoscritto il 23 luglio 2026 con l’Esercito Italiano meriti una discussione pubblica, trasparente e approfondita all’interno del mondo della pallavolo.

Non lo facciamo per contrapporci alle persone che appartengono alle Forze Armate, né per negare che possano esistere valori condivisi tra ambiti diversi.

Lo facciamo perché crediamo profondamente nel valore educativo dello sport e riteniamo che proprio per questo sia necessario interrogarsi su quale idea di educazione, di sport e di società vogliamo trasmettere alle nuove generazioni.

Alcuni valori comuni non significano una totale convergenza

Nel presentare l’accordo, la FIPAV ha affermato che al centro del protocollo vi sarebbe la «totale convergenza tra i valori fondanti del mondo militare e quelli della pallavolo».

La Federazione richiama, tra gli altri, il rispetto delle regole, la responsabilità, il lavoro di squadra, lo spirito di servizio, l’impegno e il sacrificio.

È evidente che alcuni di questi valori possano appartenere tanto allo sport quanto ad altri ambiti della vita sociale. Ma condividere alcuni valori non significa necessariamente condividere lo stesso modello educativo, le stesse finalità o gli stessi strumenti.

La pallavolo educa attraverso il gioco, il confronto, la relazione, la cooperazione, il rispetto dell’altro e delle regole.

La formazione di un atleta e la formazione di un soldato sono percorsi differenti, inseriti in contesti differenti e orientati a finalità differenti.

Per questo riteniamo che parlare di una «totale convergenza» rischi di cancellare proprio quelle differenze che invece dovrebbero essere riconosciute e rispettate.

La pallavolo non ha bisogno di diventare qualcos’altro per avere una funzione educativa. La sua forza educativa sta precisamente nella sua specificità.

La nostra posizione sulla guerra e sulla violenza

Non siamo contro le persone che appartengono alle Forze Armate.

Siamo contro la guerra e contro la violenza come strumenti per affrontare e risolvere i conflitti.

Pensiamo che sia possibile riconoscere il ruolo istituzionale delle Forze Armate e, contemporaneamente, sostenere che lo sport non debba essere assimilato al modello culturale e formativo militare.

Questa distinzione ci sembra particolarmente importante quando si parla di giovani.

Lo sport può insegnare a confrontarsi con un avversario senza trasformarlo in un nemico; a competere senza voler distruggere l’altro; a conoscere i propri limiti e quelli degli altri; a collaborare anche quando esistono differenze.

È una forma di educazione al conflitto diversa dalla sua risoluzione attraverso la forza.

Siamo per una pallavolo che educhi al confronto, al rispetto, alla responsabilità, alla cooperazione e alla pace.

Il momento storico rende questa scelta ancora più delicata

Viviamo in un periodo nel quale la guerra è tornata concretamente nell’orizzonte europeo e il tema del riarmo è entrato nuovamente nel dibattito pubblico.

In questo contesto riteniamo che ogni scelta capace di avvicinare simbolicamente il mondo militare agli spazi educativi e sportivi debba essere valutata con particolare attenzione.

Non perché lo sport debba estraniarsi dalla realtà. Al contrario.

Proprio perché lo sport ha una forte capacità di incidere sull’immaginario, sul linguaggio e sulla formazione delle nuove generazioni, crediamo che debba interrogarsi sui messaggi che contribuisce a rendere familiari e quotidiani.

La presenza dell’Esercito agli Europei

La questione non riguarda soltanto l’accordo sottoscritto il 23 luglio né una dichiarazione contenuta in un comunicato ufficiale.

Durante gli Europei maschili la presenza del marchio ESERCITO è diventata concretamente visibile negli spazi di gara.

Nella fase a gironi, disputata al PalaPanini di Modena, il marchio è comparso ripetutamente sulla cartellonistica a bordo campo. Ma la sua presenza non si è fermata a Modena: le immagini televisive degli ottavi di finale disputati al PalaVela di Torino mostrano nuovamente il marchio ESERCITO ripetuto lungo il perimetro del campo, in primo piano nelle inquadrature televisive e accanto agli atleti della Nazionale italiana.

Non si tratta quindi soltanto di un accordo sulla carta: l’accostamento tra il marchio dell’Esercito e la pallavolo è già diventato concretamente visibile attraverso la comunicazione dell’evento.

È dunque legittimo chiedersi quale ruolo la FIPAV intenda attribuire all’Esercito nel mondo della pallavolo italiana e quale messaggio questa presenza contribuisca a trasmettere, soprattutto quando il pubblico comprende famiglie, bambini e giovani.

Quale ruolo vuole avere l’Esercito nel mondo della pallavolo italiana? E, soprattutto, quale ruolo vuole attribuirgli la FIPAV?

Il problema della normalizzazione visiva

C’è un aspetto che ci preoccupa ancora più della presenza di un singolo logo.

È la sua progressiva normalizzazione.

Quando guardiamo una partita della Nazionale e vediamo ripetutamente il marchio ESERCITO lungo il bordo del campo, accanto agli atleti e dentro le abituali inquadrature televisive, quell’accostamento rischia di diventare semplicemente normale.

Pallavolo ed Esercito finiscono per appartenere alla stessa scena visiva.

Non affermiamo che questa presenza produca automaticamente una determinata idea o un determinato comportamento. Ci chiediamo però quale effetto culturale abbia la ripetizione di questa associazione, soprattutto quando lo sport è seguito da bambini, adolescenti e famiglie.

Le immagini costruiscono familiarità. E ciò che diventa familiare, con il tempo, smette spesso di essere interrogato.

È proprio per questo che continuiamo a porre una domanda semplice: perché l’Esercito deve diventare una presenza riconoscibile e ricorrente nell’immaginario della pallavolo italiana?

Non ci preoccupa soltanto ciò che l’Esercito comunica entrando nella pallavolo. Ci preoccupa anche ciò che la pallavolo può comunicare, semplicemente accettando che la presenza dell’Esercito diventi normale al suo interno.

Una riflessione che nasce anche dal mondo della pallavolo

Il tema è stato sollevato in questi giorni anche da Luca Vettori, ex atleta pallavolista, che il 18 settembre ha pubblicato su Altreconomia una riflessione dal titolo «La pallavolo non è un campo di battaglia. A proposito dell’accordo tra l’esercito e la Fipav».

Partendo dalla propria esperienza sportiva, Vettori si interroga anche sul linguaggio con cui siamo abituati a raccontare la competizione e sugli effetti culturali dell’accostamento tra pallavolo ed Esercito.

Non intendiamo parlare a nome di Vettori né attribuirgli posizioni ulteriori rispetto a quelle espresse nel suo articolo.

Riteniamo però significativo che una riflessione critica sull’accostamento tra pallavolo ed Esercito nasca anche dall’interno stesso della cultura pallavolistica, da chi ha vissuto questo sport ai massimi livelli e continua a sentirsi parte del suo mondo.

A sostegno di questa iniziativa si sono già espressi ex atleti e atlete che hanno rappresentato la pallavolo italiana ai massimi livelli, insieme a persone che hanno dedicato una parte significativa della propria vita a questo sport. La loro adesione testimonia che le domande poste da questa lettera non provengono da chi guarda la pallavolo dall’esterno, ma anche da chi ne ha conosciuto direttamente il significato, la cultura e la responsabilità educativa.

Una discussione nella quale devono poter convivere posizioni diverse

Nel raccogliere adesioni abbiamo incontrato anche ex atleti e persone provenienti dal mondo della pallavolo che non condividono la nostra posizione e che riconoscono il ruolo importante svolto dall’Esercito.

Lo consideriamo un elemento naturale e, anzi, importante.

Non pensiamo che chi appartiene al mondo della pallavolo debba necessariamente avere la stessa opinione su questo accordo. Proprio per questo chiediamo un confronto, e non una contrapposizione.

Riconoscere il ruolo istituzionale e sociale delle Forze Armate non impedisce di interrogarsi sull’opportunità di una loro presenza sempre più visibile negli spazi e nei percorsi educativi dello sport.

Allo stesso modo, esprimere perplessità sull’accordo non significa negare il valore delle persone che prestano servizio nell’Esercito o il ruolo che le istituzioni affidano loro.

Il punto sul quale chiediamo di discutere è un altro: se e fino a che punto sia opportuno associare stabilmente il modello educativo della pallavolo a quello militare, soprattutto quando si parla di giovani.

Un’interrogazione parlamentare rende ancora più urgente fare chiarezza

In queste ore la questione dell’accordo tra FIPAV ed Esercito è stata inoltre portata all’attenzione del Parlamento attraverso un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro per lo Sport e i Giovani e al Ministro della Difesa.

Non intendiamo attribuire all’autore dell’interrogazione una posizione coincidente con quella espressa da questa lettera, né utilizzare l’iniziativa parlamentare per alimentare una contrapposizione.

Riteniamo però significativo che la vicenda abbia suscitato domande anche in sede parlamentare, riguardo alla natura dell’accordo, alle attività rivolte alle nuove generazioni e al rapporto tra la funzione educativa dello sport e le finalità proprie dell’istituzione militare.

Per noi questo non chiude la discussione, ma aumenta lo sconcerto e rende ancora più forte la domanda di chiarezza.

Se un accordo viene presentato come uno strumento di formazione, inclusione e sviluppo sociale e riguarda anche le nuove generazioni, riteniamo ancora più necessario che la comunità pallavolistica possa conoscerne concretamente contenuti, finalità e modalità di attuazione.

Perché proprio l’Esercito come partner educativo?

Questa è, a nostro avviso, una delle domande centrali.

La FIPAV afferma che la collaborazione consentirà di sviluppare iniziative congiunte sul territorio nazionale, utilizzando la pallavolo come strumento di formazione, inclusione e sviluppo sociale.

Ma proprio per questo vorremmo sapere quali attività saranno concretamente realizzate; quali saranno i destinatari; quale ruolo avranno i militari; quali contenuti e metodologie educative verranno utilizzati; quale sarà, in particolare, il coinvolgimento di bambini e adolescenti.

Vorremmo inoltre sapere se tra le attività previste vi siano forme di orientamento o promozione delle carriere militari e quali garanzie siano previste per la tutela dei minori.

E soprattutto: quale esigenza educativa del mondo della pallavolo richiede una collaborazione con l’Esercito che non potrebbe essere affrontata attraverso le competenze proprie dello sport, della scuola, della cultura o del sociale?

Non riteniamo sufficiente richiamare l’esistenza di alcuni valori comuni. Vorremmo comprendere quale sia il progetto educativo concreto che sta alla base dell’accordo.

Trasparenza e partecipazione

Abbiamo cercato il testo integrale dell’accordo del 23 luglio nelle fonti ufficiali pubblicamente accessibili, ma non siamo riusciti a reperirlo.

La FIPAV ha comunicato che l’intesa è stata formalizzata in occasione del Consiglio Federale del 23 luglio. La Federazione pubblica inoltre le risultanze dei propri Consigli Federali nella sezione dedicata alla trasparenza.

Proprio per questo riteniamo legittimo chiedere che venga reso disponibile il testo integrale dell’accordo, insieme all’atto attraverso il quale esso è stato approvato o autorizzato.

La trasparenza non riguarda soltanto l’accessibilità di un documento. Riguarda la possibilità, per chi vive e sostiene la pallavolo, di conoscere e discutere le scelte che ne riguardano il futuro educativo e culturale.

Se l’accordo coinvolge attività di formazione, inclusione e sviluppo sociale attraverso la pallavolo, e se coinvolge anche le nuove generazioni, la comunità pallavolistica ha il diritto di conoscerne contenuti, finalità e modalità di attuazione.

Le nostre richieste

Alla luce di quanto esposto, chiediamo alla Federazione Italiana Pallavolo:

1. di rendere pubblico il testo integrale dell’accordo sottoscritto il 23 luglio 2026 con l’Esercito Italiano;

2. di indicare e rendere pubblico l’atto attraverso il quale l’accordo è stato approvato o autorizzato;

3. di chiarire in modo dettagliato quali attività concrete siano previste o siano già state realizzate, con particolare riferimento a bambini, adolescenti e giovani, specificando destinatari, modalità, soggetti coinvolti e contenuti delle attività;

4. di chiarire se e in quale forma le attività previste comprendano orientamento o promozione delle carriere militari e quali garanzie siano previste per la tutela dei minori;

5. di spiegare quale ruolo educativo e operativo sarà attribuito all’Esercito nell’ambito delle iniziative previste;

6. di aprire un confronto pubblico con società sportive, allenatori, atleti ed ex atleti, dirigenti, arbitri, tecnici, volontari e famiglie;

7. di sospendere l’attuazione delle attività previste dall’accordo fino a quando tale confronto non sarà stato avviato e adeguatamente sviluppato;

8. di riconsiderare e ritirare l’accordo, qualora dal confronto emerga che esso compromette l’autonomia educativa, culturale e valoriale della pallavolo.

Una scelta di responsabilità

Non chiediamo alla FIPAV di essere estranea alla società. Le chiediamo di essere consapevole della propria responsabilità nella società.

La pallavolo italiana possiede già una straordinaria forza educativa: attraverso il gioco insegna il rispetto delle regole, la responsabilità individuale, la cooperazione, la gestione del conflitto, il riconoscimento dell’altro e la capacità di costruire qualcosa insieme.

Non crediamo che per rafforzare questa funzione educativa sia necessario presentare una convergenza con il modello militare.

Crediamo invece che proprio la distinzione tra questi mondi debba essere preservata.

In un tempo nel quale la guerra torna a occupare spazio nell’immaginario e nel linguaggio pubblico, riteniamo ancora più importante che gli ambienti frequentati dai giovani offrano anche un’altra possibilità: quella di imparare a confrontarsi senza fare della forza la misura dei rapporti tra le persone.

Non chiediamo alla FIPAV di scegliere da che parte stare in una contrapposizione politica.

Le chiediamo di scegliere quale idea di pallavolo vuole consegnare alle nuove generazioni.

Per una pallavolo capace di educare al confronto, al rispetto, alla responsabilità, alla cooperazione e alla pace.


Sottoscrivono questa lettera:
genitori, atleti ed ex atleti, allenatori, dirigenti, arbitri, tecnici, volontari, operatori e persone che riconoscono nella pallavolo un patrimonio sportivo, educativo e culturale da preservare.

 

Primi sottoscrittori
Fabio Amadei — genitore e appassionato
Francesco Tassi — genitore
Elga Carboni — atleta
Ilaria Pizzarotti — allenatrice
Luca Migliori — appassionato
Antonio Pileggi — genitore
Mattia Amadei — atleta
Fabiola Arduini — genitore
Valentina Diouf — ex atleta della Nazionale italiana
Luca Vettori — ex atleta della Nazionale italiana
 

Se condividi questa lettera, sottoscrivila e aiutaci a far arrivare alla FIPAV una richiesta che riguarda tutta la comunità pallavolistica.

Per una pallavolo che educhi al confronto, al rispetto, alla responsabilità, alla cooperazione e alla pace.

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fabio amadeiPromotore della petizione

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