Petition updateFERMIAMO LA PESCA A STRASCICO CON LE RETI GEMELLE!Primi segnali dalla politica sulla pesca con le reti gemelle
MEDREACT Mediterranean Recovery ActionItaly
Mar 3, 2026

La  questione della pesca con le reti gemelle in Adriatico, approda in Parlamento con un' interrogazione dell'On. Curti al Ministro Francesco Lollobrigida, in cui si ricorda come "autorevoli studi scientifici, tra cui quelli dell'Ismar-Cnr nell'ambito del progetto Sisca, che evidenziano come l'intensificazione della pesca a strascico, soprattutto in bacini chiusi come l'Adriatico, comporti gravi danni alla struttura dei fondali, alla biodiversità bentonica e alla capacità di rigenerazione degli stock ittici".

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Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04885
presentato da CURTI Augusto

 CURTI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

la pesca marittima rappresenta un comparto strategico dell'economia nazionale e un presidio fondamentale per la coesione sociale ed economica di ampie fasce del territorio costiero, in particolare nel versante adriatico della regione Marche, dove il comparto artigianale costiero costituisce un modello produttivo radicato, sostenibile e ad alto valore aggiunto per le comunità locali;

questa attività non solo genera occupazione diretta e indotto lungo la filiera ittica, ma assolve anche a una funzione ambientale e culturale, contribuendo al presidio delle aree costiere, alla valorizzazione del patrimonio marino e al mantenimento di tecniche tradizionali a basso impatto;

da oltre un anno, operatori professionali del settore, cooperative e associazioni di categoria denunciano con preoccupazione l'impiego crescente, da parte di alcune imbarcazioni operanti nel Mare Adriatico, delle cosiddette reti gemelle (twin trawls), evidenziandone l'impatto fortemente negativo sui fondali marini e sulle condizioni operative della flotta artigianale. Tale pratica, consistente nel traino simultaneo di due reti a strascico, estende in modo significativo l'area di dragaggio e lo sforzo di pesca, con effetti che vengono quotidianamente documentati da chi opera sul campo: le imbarcazioni che pescano nelle scie di queste unità riferiscono di reti piene di fango, detriti e sedimenti, con conseguente perdita di pescato e impossibilità di svolgere un'attività selettiva e sostenibile;

la dinamica in questione compromette l'equilibrio tra i diversi segmenti di flotta, anche in relazione agli obiettivi europei di progressiva riduzione dello sforzo di pesca, che impongono sacrifici crescenti all'intero comparto e rischiano, in assenza di una regolazione uniforme, di produrre effetti distorsivi e penalizzanti per le forme di pesca più selettive e sostenibili, nonché di minare la sostenibilità ambientale e sociale della pesca adriatica, già messa a dura prova da aumenti dei costi, vincoli normativi crescenti e riduzione delle giornate di lavoro in mare. Tali evidenze empiriche sono confermate da autorevoli studi scientifici, tra cui quelli dell'Ismar-Cnr nell'ambito del progetto Sisca, che evidenziano come l'intensificazione della pesca a strascico, soprattutto in bacini chiusi come l'Adriatico, comporti gravi danni alla struttura dei fondali, alla biodiversità bentonica e alla capacità di rigenerazione degli stock ittici;

in numerosi Paesi europei – pur con differenze normative – l'utilizzo delle twin trawls è già vietato o soggetto a limitazioni rigorose proprio per gli effetti nocivi sull'ambiente marino, mentre nell'ordinamento nazionale si registra una disciplina ancora frammentaria e non pienamente armonizzata, con il rischio di squilibri applicativi e competitivi;

in tale quadro, va inoltre evidenziato che, anche nei bacini del Tirreno e del Mar Ligure, le attività riconducibili alla pesca a strascico risultano assoggettate a misure di gestione dello sforzo e a limitazioni operative, incluse sospensioni temporanee obbligatorie, a conferma della crescente attenzione verso il contenimento degli impatti sugli ecosistemi e sulla risorsa;

l'assenza di una regolazione uniforme genera una disparità di trattamento tra modelli di pesca profondamente diversi: da un lato quella intensiva a strascico, dall'altro il comparto artigianale, che opera nel rispetto della risorsa e del territorio ma risulta sempre più penalizzato. Appare dunque quanto mai urgente promuovere un'azione istituzionale ispirata al principio di precauzione, capace di garantire un equilibrio tra competitività e sostenibilità e di difendere il futuro di intere comunità costiere a rischio esclusione da un comparto che esse stesse hanno contribuito a costruire –:

se si intenda attivare iniziative di competenza volte a monitorare in modo sistematico l'utilizzo delle twin trawls nel Mare Adriatico, a valutarne gli effetti ambientali e socio-economici e a promuovere, anche in sede europea, eventuali misure di regolazione o limitazione del loro impiego nelle aree maggiormente sensibili e a più alta concentrazione di pesca tradizionale. 
(5-04885)

Fonte: https://aic.camera.it/aic/scheda.htmlnumero=5/04885&ramo=CAMERA&leg=19

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