Fermiamo la costruzione della grande moschea di Torino

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Il problema

NO ALLA GRANDE MOSCHEA DI TORINO

Difendiamo la nostra identità, il nostro territorio e il diritto dei cittadini di essere ascoltati

Al Comune di Torino, alla Regione Piemonte, al Governo e alle istituzioni competenti

Chiediamo alle istituzioni di fermare l'avvio dei lavori per la grande moschea prevista nell'area delle ex Fonderie Nebiolo di Torino e di sottoporre il progetto a un confronto pubblico trasparente con la cittadinanza.

Non si tratta di negare a una persona il diritto di professare la propria fede.

Si tratta di chiedere quale direzione vogliamo dare al nostro territorio, alle nostre città e alla nostra identità culturale.

L'ITALIA HA UNA STORIA E UNA IDENTITÀ

L'Italia è una nazione la cui storia, cultura, arte, architettura e tradizioni sono profondamente legate al Cristianesimo.

Difendere questo patrimonio non significa impedire ad altre religioni di esistere o perseguitare chi pratica una fede diversa.

Significa riconoscere che la nostra identità storica e culturale merita di essere preservata e trasmessa alle generazioni future.

Negli ultimi decenni l'Europa ha attraversato profondi cambiamenti demografici e culturali. Le proiezioni demografiche disponibili mostrano una crescita della popolazione musulmana europea nei prossimi decenni, sebbene l'entità di tale crescita dipenda fortemente dalle dinamiche migratorie e demografiche.

È quindi legittimo che i cittadini discutano democraticamente di queste trasformazioni e delle loro conseguenze.

PERCHÉ CI PREOCCUPA LA MOSCHEA DI TORINO

Il progetto delle ex Fonderie Nebiolo non riguarda semplicemente una piccola sala di preghiera.

Secondo le informazioni rese pubbliche, il complesso comprenderà una sala di preghiera destinata a circa 1.000 fedeli, oltre a studentato, biblioteca, sale studio e altri spazi culturali. Il progetto ha ricevuto il permesso di costruire e l'obiettivo dichiarato è avviare i lavori entro la fine del 2026.

Tra i finanziatori viene inoltre indicato il Marocco, elemento che rende ancora più importante conoscere con assoluta trasparenza l'origine delle risorse e i soggetti coinvolti.

Di fronte a un intervento di questa portata riteniamo legittimo chiedere:

Chi finanzia?

Chi gestirà la struttura?

Quali saranno le attività svolte?

Quale sarà l'impatto sul quartiere?

E soprattutto: i cittadini sono stati realmente ascoltati?

IL TERRITORIO NON PUÒ ESSERE DECISO SENZA I CITTADINI

Una struttura capace di accogliere centinaia o migliaia di persone può avere conseguenze sulla viabilità, sui parcheggi, sui servizi pubblici e sulla vita quotidiana del quartiere.

Per questo chiediamo che la popolazione residente abbia la possibilità di conoscere nel dettaglio il progetto e di esprimere pubblicamente la propria posizione.

Se una parte significativa della comunità locale è contraria, questa opposizione non deve essere ignorata o liquidata come intolleranza.

Il confronto democratico deve valere anche quando il risultato della consultazione non coincide con quello auspicato dalle istituzioni o dai promotori del progetto.

TRASPARENZA SUI FINANZIAMENTI ESTERI

Chiediamo la massima trasparenza riguardo a tutti i finanziamenti destinati alla realizzazione e alla gestione del complesso.

Vogliamo sapere:

- chi sono tutti i finanziatori;

- quali somme vengono versate;

- da quali Paesi provengono;

- quali soggetti pubblici o privati stranieri sono coinvolti;

- chi sarà proprietario dell'immobile;

- chi amministrerà la struttura;

- quali saranno le attività svolte al suo interno.

Non riteniamo che la provenienza estera dei finanziamenti debba essere considerata automaticamente illecita o negativa.

Riteniamo però che, quando un Paese straniero contribuisce economicamente alla realizzazione di una grande struttura religiosa sul territorio italiano, la trasparenza debba essere assoluta.

NON VOGLIAMO CHE LA NOSTRA IDENTITÀ VENGA DIMENTICATA

La nostra richiesta non è rivolta contro i singoli cittadini musulmani.

È una richiesta politica e civica affinché l'Italia possa preservare la propria identità storica e culturale e possa decidere consapevolmente come affrontare i cambiamenti religiosi e demografici che stanno interessando l'Europa.

Essere favorevoli alla libertà religiosa non significa essere obbligati ad accettare qualsiasi trasformazione del territorio senza discuterne.

E difendere la tradizione cristiana italiana non significa negare i diritti individuali di chi professa un'altra religione.

Significa poter dire chiaramente:

la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni hanno un valore e vogliamo preservarle.

CHIEDIAMO

1. La sospensione dell'avvio dei lavori della grande moschea delle ex Fonderie Nebiolo, in attesa di un confronto pubblico.

2. Una consultazione pubblica reale e trasparente con i cittadini e i residenti del quartiere.

3. La pubblicazione completa dei finanziamenti, compresi quelli provenienti dall'estero.

4. La completa identificazione dei soggetti proprietari, finanziatori e gestori della struttura.

5. Una valutazione approfondita dell'impatto urbanistico, viabilistico, sociale e sulla sicurezza del progetto.

6. L'introduzione di regole nazionali chiare e uniformi per la realizzazione e la gestione dei grandi luoghi di culto, con particolare attenzione alle confessioni, organizzazioni o correnti religiose per le quali siano documentati fenomeni di radicalizzazione, estremismo violento o collegamenti con organizzazioni coinvolte nel terrorismo internazionale, prevedendo rigorosi controlli sui soggetti promotori, finanziatori e gestori e sulla provenienza delle risorse economiche.

7. Maggiore trasparenza sui finanziamenti provenienti da governi e organizzazioni straniere destinati a strutture religiose presenti sul territorio italiano.

8. Il riconoscimento del diritto delle comunità locali a essere ascoltate quando vengono progettate strutture religiose di dimensioni e rilevanza tali da incidere profondamente sul territorio.

FIRMA E FAI SENTIRE LA TUA VOCE

Questa petizione nasce dalla convinzione che il futuro delle nostre città non debba essere deciso senza il coinvolgimento dei cittadini.

Difendere la propria identità culturale non significa odiare chi è diverso.

Significa avere il diritto di dire quale futuro vogliamo per il luogo in cui viviamo.

Torino deve ascoltare i suoi cittadini.

L'Italia deve tutelare la propria storia e la propria identità.

La trasparenza deve venire prima delle decisioni irreversibili.

Se sei d'accordo, firma e condividi questa petizione.

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Templarius BrundisiumPromotore della petizione

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