Petition updateFERMIAMO la costruzione del nuovo Ospedale nella città di CremonaIL SOGNO DI POCHI "ELETTI" E L'INCUBO DELLA MAGGIORANZA DEGLI ABITANTI DELLA PROVINCIA DI CREMONA
movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di CremonaItaly
Dec 14, 2023

La stampa locale ha dato ampio spazio a coloro che esprimono pareri favorevoli al progetto di massima del nuovo ospedale.

Non altrettanto alle risposte motivate del nostro movimento, per fortuna ci sono eccezioni.

Vi proponiamo "il sogno" del Dr Paolo Bodini già sindaco di Cremona per due mandati e per lunghi decenni lavoratore nell'Ospedale Maggiore del quale certo ora non è prodigo di elogi , dimenticando forse che nella sua veste di primario ha avuto responsabilità per molti anni anche nella gestione delle scelte di ammodernamento strutturale e funzionale del nosocomio.

Alle sue considerazioni aggiungiamo le nostre critiche e le nostre proposte nel documento a seguire.

da L’INTERVENTO, La Provincia 11 dicembre 2023

LASCIATEMI SOGNARE UN OSPEDALE AVVENIRISTICO

di PAOLO BODINI

Due recenti lettere sul nuovo ospedale pubblicate 1’8 dicembre, mi inducono ad una riflessione che spero utile al dibattito che si è aperto (un po’ tardivamente) sulla opportunità della costruzione di un nuovo manufatto versus una sostanziale riqualificazione di quello attuale. Bisogna subito sgombrare il campo dalle considerazioni del signor Sivalli, che peraltro ho sentito anche da altri evocare: non vi è alcuna correlazione tra il mal funzionamento della sanità e un ospedale vecchio o nuovo, e ci mancherebbe altro che dovessimo aspettare il nuovo ospedale ( 6 o 8 anni ad andar bene) per veder migliorare le cose. I problemi del (dei) Pronto Soccorso e delle liste di attesa si risolvono con una diversa organizzazione dei servizi, con il potenziamento degli organici ed una migliore allocazione delle risorse. Non posso qui per ragioni di brevità entrare nelle cause del malfunzionamento che sono molteplici, prima della quali il non sufficiente finanziamento della sanità pubblica, nonostante l’esperienza del Covid, che purtroppo poco o nulla ci ha insegnato.

Anche il DEA di II livello spetta a Cremona ‘da ieri’ ad ospedale esistente e con pochi aggiustamenti funzionali. Chiarito questo equivoco resta il dilemma:‘ investo nel nuovo o ristrutturo il vecchio ’ ? Prima di dire come la penso avanzo una critica sul metodo, ricordando come il vecchio ospedale fu costruito con risorse tutte cremonesi e fu una sorta di identificazione della città intera in un’opera fortemente necessaria e voluta da tutti. Prima di ‘buttarla via’ era quindi necessario passare da un forte coinvolgimento della città nelle sue varie componenti istituzionali, sociali ed economiche in modo che tutti si sentissero coinvolti nel processo.

l processo è stato invece calato dall’alto e non sufficientemente spiegato nelle sue ragioni, né supportato, per quanto si è potuto leggere, da un approfondito studio comparativo sui costi globali dell’una o dell’altra soluzione

A mio avviso un diverso approccio avrebbe agevolato l’iter e forse ridotte le critiche. Forse c’è ancora tempo per approfondire questo tema dirimente, perché non pochi dubbi restano sulle stime dei costi del nuovo che paiono ottimistiche. 

Aggiungo che ho cominciato a frequentare l’attuale ospedale appena fu aperto nel settembre 1970, ancora da studente in Medicina, e vi ho lavorato da appena laureato (1973) fino alla pensione, pochi anni fa. Non posso non esserci affezionato! E tuttavia ho visto soprattutto negli ultimi decenni, molte ristrutturazioni, creazioni di nuovi reparti e servizi, rimodulazione di spazi esistenti etc. tutte sempre problematiche e mai del tutto soddisfacenti, e questo dovuto prevalentemente alla rigidità strutturale dell’edificio, con questi bracci lunghi e stretti, con i passaggi in verticale sempre difficoltosi, presenza ancora di stanze multi letto, e l’impossibilità di creare aree ampie che dessero maggiori possibilità innovative e migliore vivibilità. Non entro nel tema efficienza energetica ed impiantistica perché forse troppo tecniche per me, ma certamente non è facile in edifici progettati negli anni ’60 raggiungere l’efficienza che nuovi materiali e nuove progettazioni possono fare nel terzo decennio degli anni 2000. Il mondo è davvero cambiato! Si potrebbe andare avanti ancora con il vecchio? certamente sì, ma vale la pena, vista l’offerta che viene fatta a Cremona di un ospedale d’avanguardia, opporre un rifiuto? Io credo di no, anche perché sappiamo che il treno dei finanziamenti pubblici per queste opere non passa ogni anno e raramente ferma nella nostra città

Da cittadino ed (ex) operatore sanitario lasciatemi sognare un ospedale avveniristico (e il progetto vincitore va in quel senso), funzionalmente adeguato ai nuovi standard della medicina moderna, con collegamenti diretti tra l’area dell’urgenza-emergenza, quella diagnostica per immagini e laboratoristica, e l’area delle degenze organizzate per intensità di cura, con stanze singole, spazi integrati con l’esterno, servizi per il paziente e visitatori, come ho visto nei molti ospedali moderni che ho avuto modo di vedere girando per l’Europa e il Nord America. Io credo che come comunità cremonese dovremmo cercare di controllare i processi (la creazione di un Comitato Civico da parte del Comune può essere un’idea) perché tutto sia fatto nel migliore dei modi e vi sia così una vera partecipazione da parte della città, ma non chiuderci al futuro.

la nostra replica del 14 dicembre che speriamo possiate leggere su tutti i quotidiani locali nei prossimi giorni (?).

Sig. Direttore Cremona 13 dicembre 2023

Ci sono alcuni spunti nell'uscita pubblica del dr. Paolo Bodini che sono pietre miliari sulla strada del “ no “ al progetto di demolire l'ospedale attuale per costruirne uno nuovo a Cremona. 

Prima pietra miliare. ”Non c'è correlazione alcuna tra il malfunzionamento di un ospedale e il fatto che sia vecchio o nuovo“ scrive e ciò toglie di colpo argomenti a chi sostiene che occorrano muri nuovi per avere una Sanità che funzioni, un Pronto Soccorso che risponda ai bisogni e liste di attesa a misura di richiesta. 

Seconda pietra miliare. Riguarda l'assegnazione a Cremona del DEA di secondo livello. Il dr. Bodini attesta che il ”DEA spetta a Cremona da “ieri “, ad ospedale esistente e con pochi aggiustamenti funzionali “e questo contro quello che si sbandiera e cioè che il DEA sarebbe il bollino blu su un ospedale di nuova concezione nella struttura, bollino blu per cui la politica a livello regionale si appresta a bypassare i criteri dettati dal DM 70. 

Terza pietra miliare. Paolo Bodini rileva che è “mancato un approfondito studio comparativo sui costi globali delle due soluzioni” (ristrutturazione e nuova costruzione) aspetto che lui definisce “tema dirimente che forse c'è tempo per approfondire perchè restano non pochi dubbi sulle stime dei costi del nuovo ospedale che appaiono ottimistiche”. Prudente valutazione molto condivisibile. E restano 2 domande : 1 - dov'è il progetto di riqualificazione del Maggiore che l'Asst aveva prodotto quantificando in 195 milioni i relativi lavori ? 2 - dov'è l'analisi dei bisogni a sostegno dell'una o dell'altra soluzione

Quarta pietra miliare. Riguarda la modalità dei processi decisionali. Dice Bodini “era necessario un forte coinvolgimento della città nelle sue varie componenti istituzionali, sociali e economiche e in-vece il processo è stato calato dall'alto e non sufficientemente spiegato nelle sue ragioni.” E' così che qualcuno, pochi, nel chiuso di qualche stanza ha scelto per tutti qualcosa che impatterà sul de-stino sanitario di un intero territorio per decenni. Si segnala che altrove (Oristano ma pure in Ca-labria, nel Mugello ecc.) anche per soluzioni meno impattanti si è proceduto con assemblee in cui sindaci, sindacati, associazioni varie sul territorio, medici, dirigenti ospedalieri e cittadini hanno concertato soluzioni condivise. Qui il “Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona” portavoce di migliaia di Cremonesi e dei loro dubbi è stato lasciato fuori dal Museo del Violino il giorno della presentazione del progetto e la stampa locale storica è off limits per il Movimento (fatta salva l'eccezione del 7/12). L'agorà diventa così lo spazio del pensiero unico dove l'osservazione critica non ha cittadinanza. E c'è chi può dire "non c'è dibattito o arriva tardivamente” ma ci voleva un Paolo Bodini per avere spazio sul nostro storico quotidiano. 

Anche il dr.Bodini, però, poi cambia registro e accampa le ragioni del suo “sì” al nuovo ospedale.

Prima ragione. Scrive che non sono mancati i tentativi di ristrutturazione che non hanno convinto, l’edificio è rigido, i bracci sono lunghi e stretti, i passaggi in verticale sono difficoltosi, le stanze sono multi letto, mancano aree ampie. Noi ricordiamo solo l'esempio del Maggiore di Bologna,per tipologia e struttura simile al nostro,risalente al '55, alto 15 piani (quindi più datato e piu'alto del no-stro), con una quarantina di UO tra cui il Trauma Center noto per la maggiore casistica di pazienti gravi ricoverati e con il Laboratorio Analisi più grande d'Italia e uno dei primi in Europa con oltre 18 milioni di accessi l'anno, per il quale non si è scelto l'abbattimento ma la riqualificazione con l'aggiunta di un blocco mentre l'intera ala C viene ristrutturata per adeguarla a nuovi standard in ma-teria di antisismica e risparmio energetico. Ma ci sono tanti altri esempi. A Padova tramonta il pro-getto del nuovo Polo e (12/12/23) si sceglie di ristrutturare l'Ospedale Civile. 

 Seconda ragione. Il “regalo” della Regione. Si chiede Bodini ”Perché rinunciare al treno dei finanziamenti pubblici e spegnere i sogni?” Noi rispondiamo che il finanziamento pubblico va chiamato col suo nome: è denaro dei contribuenti e merce rara di questi tempi .Vale la pena di usarlo con ocu-latezza e in risposta ai bisogni reali della collettività. Il “sogno” applicato al concreto diritto a una sanita' onesta perche' economicamente sostenibile oltre che tagliata sugli effettivi bisogni dell'uten-za cui deve rispondere è un lusso che diventa abuso quando è pagato con i soldi dei contribuenti, milioni preziosi per non far morire la Sanità pubblica che il Governo ha stabilito (L. Finanziaria '22) di sottofinanziare per il triennio '23-'25.

Suona poi strana la proposta del Dr Bodini di un Comitato civico emanazione del Comune a garanzia di "una vera partecipazione della città " perché i comitati nascono dalla base e i Comuni, le Amministrazioni e le Istituzioni in genere hanno semmai il compito di "garantire ai cittadini le condizioni che ne facilitino la partecipazione " (legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale) e non quello di lasciarli fuori dalla porta. Il problema poi non è solo strettamente “cittadino“ perché oltre la città, fuori le mura c'è un territo-rio intero (anche loro cittadini di serie A come tutti) che chiede risorse per la sanità e risposte al diritto all'assistenza di fatto oggi negato. Anche a questo “deserto” sanitario si è imputato il tragico scotto che il Cremonese in particolare ha pagato al Covid col corollario dell'impegno rilanciato in mille modi dal 2020 in poi da politica e Istituzioni di rivedere con urgenza l'assistenza sanitaria a partire dal territorio e di investire prioritariamente in questa direzione. Alla domanda con la pistola fumante " Si potrebbe andare avanti ancora col vecchio?" che il dr. Bodini onestamente si pone la risposta lapidaria "Certamente sì" apre praterie di possibilità per il confronto ragionato fatto di dati, cifre, argomenti. Il suo "Lasciatemi sognare" è, si coglie, un gettare il cuore oltre l'ostacolo del finanziamento negato al Sistema Sanitario Nazionale che nel triennio '23/'25 passa dal 7,1% del PIL al 6,1%. 

Ma si sa che un finanziamento al 6%, decreta la morte della Sanità pubblica. Non è vietato sognare, aiuta a vivere. Ma poi c'è la sveglia che ci riporta alla realtà. Per i Cremonesi si è chiamata Covid che ci ha regalato il primato mondiale di morti in percentuale. Il nostro appello nasce dalla tragedia vissuta. Spendiamo bene e presto i soldi. Non facciamoci trovare ancora impreparati. Allestiamo un riparo che ci salvi dalla tempesta che può tornare e che serva a curare le ferite che ancora ci portiamo addosso. Un ospedale " onesto " e adeguato, fornito di personale, digitalmente attrezzato, con aree “ampie” e percorsi ”separati”. Si può fare, a Bologna e altrove lo si è fatto. E provvediamo a che il territorio sia sanitariamente “presidiato”. E' il “sogno” di chi scrive e il diritto di una collettività costretta solo ieri a combattere la guerra alla pandemia (drammaticamente persa) “con le scarpe di cartone”

Movimento per la riqualificazione dell'ospedale di Cremona 

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