
Dopo Taranto, la Valsusa: No al Forno in valle
Il problema
Negli stessi giorni in cui si procede alla chiusura dell'altoforno dell'ex Ilva a Taranto, in Valsusa, nel corridoio della Via Francigena fra San Didero e Bruzolo, alle porte di Torino, la storia rischia di ripetersi.
L'acciaieria Beltrame AFV vuole riattivare il forno ad arco elettrico per fondere rottami che contengono vernici, oli e plastiche rilasciando inquinanti tossici e cancerogeni nell'aria, nell'acqua e nel suolo di tutta la vallata 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno.
La conformazione della valle impedisce infatti la dispersione delle cosiddette "emissioni fuggitive", che l'azienda stessa prevede in più di tre tonnellate all'anno, un quantitativo enorme che determinerebbe un peggioramento insostenibile della qualità dell'aria che respiriamo. Tale peggioramento interesserebbe l'intera valle poiché gli inquinanti vengono trasportati dai movimenti dell'aria e dalle brezze, come dimostrato dagli studi che in passato hanno riscontrato ad Avigliana, ad oltre 20 km dall'acciaieria, un inquinamento da diossine e PCB pari a quello di San Didero.
Come cittadine, cittadini e associazioni ci riconosciamo nel Comitato popolare Zero Emissioni e ci opponiamo alla riattivazione del forno per difendere un territorio che si è rimesso lentamente e faticosamente in piedi dopo la chiusura della medesima attività produttiva nel 2012. In questi anni il territorio ha riconquistato una buona condizione ambientale e ottenuto riconoscimenti per le eccellenze produttive sulle quali si basano importanti eventi fiere.
I posti di lavoro promessi non sono una merce di scambio accettabile, poiché chiedere di sacrificare la propria salute e quella degli abitanti della Valle in cambio di uno stipendio non è un'opportunità, è un ricatto! Inoltre sarebbe molto più elevato il numero di posti di lavoro persi in ambito agricolo e turistico con un importante blocco dello sviluppo economico locale.
Si tratta, in sintesi, di scegliere quale modello di sviluppo e di futuro per la Val di Susa. Come Comitato vogliamo un sistema sostenibile, partecipato, dove le scelte strategiche non sono imposte, ma risultano frutto di un processo di condivisione con il territorio. In questa visione, non c'è spazio per un forno a colata continua.

336
Il problema
Negli stessi giorni in cui si procede alla chiusura dell'altoforno dell'ex Ilva a Taranto, in Valsusa, nel corridoio della Via Francigena fra San Didero e Bruzolo, alle porte di Torino, la storia rischia di ripetersi.
L'acciaieria Beltrame AFV vuole riattivare il forno ad arco elettrico per fondere rottami che contengono vernici, oli e plastiche rilasciando inquinanti tossici e cancerogeni nell'aria, nell'acqua e nel suolo di tutta la vallata 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno.
La conformazione della valle impedisce infatti la dispersione delle cosiddette "emissioni fuggitive", che l'azienda stessa prevede in più di tre tonnellate all'anno, un quantitativo enorme che determinerebbe un peggioramento insostenibile della qualità dell'aria che respiriamo. Tale peggioramento interesserebbe l'intera valle poiché gli inquinanti vengono trasportati dai movimenti dell'aria e dalle brezze, come dimostrato dagli studi che in passato hanno riscontrato ad Avigliana, ad oltre 20 km dall'acciaieria, un inquinamento da diossine e PCB pari a quello di San Didero.
Come cittadine, cittadini e associazioni ci riconosciamo nel Comitato popolare Zero Emissioni e ci opponiamo alla riattivazione del forno per difendere un territorio che si è rimesso lentamente e faticosamente in piedi dopo la chiusura della medesima attività produttiva nel 2012. In questi anni il territorio ha riconquistato una buona condizione ambientale e ottenuto riconoscimenti per le eccellenze produttive sulle quali si basano importanti eventi fiere.
I posti di lavoro promessi non sono una merce di scambio accettabile, poiché chiedere di sacrificare la propria salute e quella degli abitanti della Valle in cambio di uno stipendio non è un'opportunità, è un ricatto! Inoltre sarebbe molto più elevato il numero di posti di lavoro persi in ambito agricolo e turistico con un importante blocco dello sviluppo economico locale.
Si tratta, in sintesi, di scegliere quale modello di sviluppo e di futuro per la Val di Susa. Come Comitato vogliamo un sistema sostenibile, partecipato, dove le scelte strategiche non sono imposte, ma risultano frutto di un processo di condivisione con il territorio. In questa visione, non c'è spazio per un forno a colata continua.

Voci dei sostenitori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 28 settembre 2026