Cittadinanza per Danielle Madam e per chi cresce italiano

Cittadinanza per Danielle Madam e per chi cresce italiano

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Massimo Barreca ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Luciana Lamorgese (Ministro dell'Interno) e a


“Sono cresciuta in Italia. Sono stata istruita in Italia. Sto studiando e lavorando, mi alleno e vinco in Italia. Sono italiana, ma ancora non posso ottenere la cittadinanza. È un'occasione persa per me e per tutto quello che voglio e posso dare all'Italia.”

Il nostro paese accoglie, educa e istruisce tanti "nuovi italiani" (e cresce anche grazie a loro) che nascono in Italia da genitori non italiani, o che arrivano con la speranza di trovare qui la società che sognano: civile, aperta, moderna e ricca di opportunità.

Sognano di fare la loro parte, di studiare, lavorare e costruire — con gli italiani — un'Italia migliore.

Si scontrano però con la legge 91 del 1992: una legge inattuale, e già messa in discussione da diversi anni. Una legge molto discussa, ma mai aggiustata. Una legge che impedisce a tanti che non solo si sentono già italiani, ma che soprattutto agiscono da bravi italiani e danno il loro contributo al nostro paese, di ottenere la cittadinanza.

Come Danielle Frederique Madam: la giovane campionessa di getto del peso che, per colpa di questa legge, non può indossare la maglia azzurra nelle competizioni internazionali.

Ha vissuto 16 dei suoi 23 anni in Italia, vincendo 3 titoli di campionessa italiana e 2 titoli di campionessa italiana universitaria, 5 titoli di vice campionessa italiana, 2 bronzi ai campionati italiani, 1 bronzo ai campionati italiani assoluti e 14 titoli di campionessa regionale lombarda.

Si è diplomata e sta per laurearsi presso l’Università degli Studi di Pavia. È economicamente indipendente: studia, lavora, e si allena.

Dov’è il problema? Dopo 16 anni in Italia Danielle non ha la cittadinanza italiana perché ha passato 10 anni in casa-famiglia e lì ha potuto avere solo il domicilio, ma non la residenza. Per questo non può richiedere la cittadinanza.

Danielle nasce in Camerun nel 1997 ed arriva in Italia a 7 anni, dopo la morte per omicidio del padre e del fratello. Visto il pericolo per la sua incolumità, la madre decide di portarla in Italia con un visto turistico di tre mesi e di affidarla ad uno zio che vive a Miradolo Terme.
Danielle resta in Italia, mentre sua madre deve ripartire. Lo zio non è però riconosciuto come suo tutore legale — è possibile richiedere il permesso di soggiorno per i propri figli, al fine del ricongiungimento familiare, ma non per i nipoti — e per questo non può richiedere per lei il permesso di soggiorno. Nel 2009 purtroppo viene a mancare anche lo zio, e Danielle si ritrova in una casa-famiglia. Ottiene il primo permesso di soggiorno (per affidamento) e lo rinnova ogni due anni.

Nel frattempo va a scuola, scopre per caso il getto del peso e si innamora di questo sport. Studia, cresce, si allena e inizia a ottenere risultati importanti. Il Camerun la cerca, ma lei sceglie l’Italia: il paese che l’ha accolta, protetta e al quale sente di appartenere. Il suo nome però non compare tra i convocati, perché Danielle, nonostante tutto, non è ancora italiana.

Ancora oggi Danielle non può partecipare a competizioni internazionali, e sono tanti i nuovi italiani che, come lei, non possono esercitare i propri diritti e non possono dare il loro contributo al nostro paese.

Sono tantissime occasioni perse per l'Italia e per tutti noi italiani.

Con questa petizione, viste le possibilità di cui all’art.9.2 della legge 91 del 1992, chiediamo la concessione a Danielle Frederique Madam della cittadinanza italiana per gli eminenti servizi resi e per l'eccezionale interesse dello Stato che ne discende: un atto di riparazione necessario e di alto valore simbolico.

Ma chiediamo anche, e soprattutto, che il Parlamento affronti e risolva tempestivamente i limiti della stessa legge 91 del 1992 e il nodo del cosiddetto Ius Culturae: un atto urgente e troppo a lungo atteso dai tanti "nuovi italiani" cresciuti in Italia, istruiti in Italia, affezionati all'Italia come e spesso più dei "vecchi italiani".

Italiani di fatto, per merito e ambizione, ma non sulla carta. Una risorsa preziosa per il futuro del nostro Paese che però, a causa di una legge e di una burocrazia inattuali e miopi, rischia di andare sprecata.

“La mia cultura e i miei valori sono inevitabilmente italiani e in tali valori mi identifico naturalmente.
La mia speranza è quella di diventare italiana anche per lo Stato, potrebbero volerci anche 15 anni ma so che ce la farò.

Il mio sogno, sostenuto dai miei risultati, è quello di diventare italiana in tempo per poter rappresentare il mio paese in una competizione internazionale e difendere i colori nazionali nell’atletica leggera.”

Sosteniamo Danielle, il suo sogno e il sogno di tanti italiani come lei.
Sosteniamo l'Italia del futuro.

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