Eliminare «codesto» dalla lista degli aggettivi e dei pronomi dimostrativi italiani

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Aggiornare i manuali di grammatica ed eliminare del tutto l'orribile aggettivo e pronome dimostrativo "codesto", secondo Treccani Online usato «soltanto in Toscana o nella lingua burocratica per indicare vicinanza a chi ascolta (o legge)». 
Si vuole con questa petizione sciogliere un vincolo trinitario ormai obsoleto, e conservare le sole due forme utilizzate, "questo" e "quello", per compiere un atto di aggiornamento 'reale' della lingua che sia basato più sull'uso che sui codici dei vecchi baffoni.

Dal sito della Crusca: «se dalle origini al Settecento si contano complessivamente 1711 occorrenze (di cui 166 per tutte le quattro forme possibili di codesto/a/e/i e 1545 per quelle della variante cotesto/a/e/i), soltanto per Ottocento e Novecento abbiamo 1428 occorrenze totali (suddivise più equamente nelle due varianti: 769 per codesto/a/e/i e 659 per cotesto/a/e/i). Significativo che, di queste occorrenze, ben 415 (+ 3 nella variante cotesto) siano negli scritti di Manzoni».

È chiaro che l'utilizzo dell'orribile "codesto" rientri dunque nella concezione artificiale di una lingua italiana unitaria e burocratica, che vide tra i promotori più influenti Alessandro Manzoni, tramite la Commissione per l'unificazione della lingua, durante i primi anni del Regno d'Italia. Ovviamente non si vuole denigrare "il" Manzoni (in tal senso si leggano gli scritti di Pasolini in Descrizioni di descrizioni). Tuttavia è la stessa Crusca a restringere l'uso al solo suolo toscano, dove nascono, non a caso, le questioni della lingua di Bembo e dove Manzoni andò a «lavare le palle in Arno».



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