LA LEGGE 54 DEL 2006 VA ABOLITA!

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A cura della Rete <Giù le mani dai bambini e dalle donne>

 

La legge 54 del 2006 va abolita. La sua applicazione, in questi 13 anni, è stata ed è basata su criteri infondati e di fatto è una pratica permanente di tortura verso le madri, le figlie e i figli.

Questa legge usa il termine fumoso di <<bigenitorialità>> in cui i figli sono considerati un pacco da trasporto, mortificando le loro esigenze di crescita e di sviluppo nonché di autonomia emotiva e di giudizio.

Impone una implicita equivalenza dei ruoli di madre e padre, spazzando in un sol colpo la centralità della relazione materna come primaria (la “base sicura”) e dalla quale discendono tutte le altre relazioni, a partire da quella del padre.

Assume una irreale parità delle condizioni socio-economiche tra gli uomini e le donne, soprattutto quando queste ultime sono madri. In Italia ciò è una fantasia per i noti motivi di difficoltà all’accesso al lavoro da parte delle donne, in particolar modo se madri, e per l’assenza di una vera rete integrata di servizi e di sostegno alla maternità e ai figli.

 

La legge 54 del 2006 limita la libertà della vita di madri e bambini, perché li supervisiona in tutti gli aspetti della vita quotidiana, perfino nei più elementari diritti di cittadinanza e di libertà personale. Rende la cosiddetta “separazione” consensuale” un calvario che si dipana tra omissioni di atti dovuti da parte dei padri (firme per iscrizioni a scuola e per i documenti di identità, autorizzazioni a visite mediche, per esempio) e vere e proprie vessazioni gratuite che implicano aggravi di tempo e perdite economiche. E a chi paventa la ripresentazione del Ddl Pillon, chiariamo che già di fatto viene applicato ampiamente, attraverso tempi di visita che:

-  non rispettano le esigenze dei bambini, soprattutto i più piccoli;

- aggravano le condizioni materiali di vita delle madri nel loro quotidiano prendersi cura dei figli.

Paradossalmente in nome dell’ipotetica parità ed equivalenza si sta di fatto ripristinando la Patria potestà.

Questo quadro si appesantisce ancora di più nelle separazioni in seguito a violenza domestica o abusi sui minori. Le madri e i figli non sono creduti e quindi sono costretti a dimostrare, dopo le denunce, le violenze patite ad opera di padri, o di altri rappresentanti maschili.

Con una enorme operazione di medicalizzazione, la violenza viene dunque ridefinita come “patologia della relazione, conflittualità di coppia”. E se la madre protegge i figli, viene definita alienante o conflittuale. I figli che non vogliono vedere il padre e si “aggrappano” al genitore protettivo, vengono considerati affetti da una cosiddetta “alienazione parentale”: una sindrome causata dalla madre malevola, negando così l’evidente e sana reazione di attaccamento sicuro alla figura di riferimento, dovuta ad una situazione percepita come minacciosa.

Ciò che è davvero grave è che il potere giudiziario deleghi ai professionisti della salute mentale la soluzione di questi casi, autorizzando di fatto dei Trattamenti Sanitari Obbligatori che possono durare molti anni (anche molto costosi!). Utilizzano infatti i bambini come un’arma di minaccia e in seguito come accessori di pena, per ottenere l’adesione delle madri a percorsi “terapeutici”, finalizzati a ripristinare l’obiettivo irrealistico e eterodiretto della “pacificazione” obbligatoria previsti dalla legge.

Lo strumento dell’ascolto del minore diventa, in concreto, insignificante se si è già deciso a priori quale sarebbe il suo maggior interesse e nella misura in cui le madri e i bambini si devono “convincere” a subire il maltrattante.

Il destino dei figli è quello di essere affidati esclusivamente al “comunque padre” che temono o disprezzano o di essere buttati in una casa famiglia o in una comunità per il “resettaggio”.

Per i motivi sopraesposti CHIEDIAMO al Parlamento di questo Paese:

L’abolizione della legge 54 del 2006.